La vicenda di Bagnoli, l’ex grande polo industriale di Napoli e uno dei più controversi casi italiani di bonifica ambientale e rigenerazione urbana, torna al centro del dibattito pubblico grazie all’ultima puntata di Report trasmessa su Rai3. Il programma di inchiesta, noto per smuovere questioni complesse e spesso trascurate dall’informazione mainstream, ha analizzato la gestione delle bonifiche, i ritardi e le scelte politiche degli ultimi anni, mettendo in luce aspetti politici e istituzionali che hanno suscitato forti reazioni.
Nel servizio, Report ha raccontato come la bonifica dell’area di Bagnoli che doveva restituire alla città di Napoli un territorio liberato dall’inquinamento industriale accumulato per decenni, rimanga ancora largamente incompiuta, nonostante gli annunci trionfali e gli ingenti stanziamenti previsti dai piani nazionali e regionali. Secondo l’inchiesta, la trasformazione dell’ex Italsider risente di una gestione che, pur presentando risultati ufficiali, non ha ancora realizzato una piena rigenerazione né ha ricucito la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Nel raccontare la complessità del processo di bonifica e rigenerazione urbana, Report ha puntato l’attenzione su come la visione e le scelte del commissario straordinario di Governo per Bagnoli, Gaetano Manfredi, siano state criticate da più parti. Dopo anni di annunci, infatti, la parte di colmata, l’area riempita con materiali di risulta della siderurgia, non sarà rimossa completamente ma solo in parte, una decisione che per alcuni esperti e osservatori non garantisce piena tutela ambientale.
In diverse fasi dei lavori, Manfredi ha rivendicato progressi significativi come l’avvio dei lavori a mare o l’accordo con società coinvolte nella rigenerazione urbana, sottolineando come si stiano accelerando i tempi anche in vista della Coppa America 2027: per lui, la riqualificazione procede e restituirà finalmente il mare ai cittadini napoletani. Tuttavia, Report ha sottolineato che la narrazione delle istituzioni non sempre coincide con la percezione diffusa tra la popolazione locale e alcuni esperti, secondo i quali la bonifica effettiva dei terreni e dei fondali resta incompleta e gli obiettivi di tutela ambientale e salute pubblica non sono stati ancora pienamente raggiunti.
Un altro elemento che ha attirato l’attenzione del programma riguarda il ruolo della famiglia Caltagirone attraverso la società Basi 15 s.r.l., legata agli interessi del gruppo Caltagirone, proprietaria dell’area ex Cementir di via Coroglio fino alla recente cessione a Invitalia. L’operazione, voluta dallo stesso commissario Manfredi, ha portato alla acquisizione gratuita dell’area da parte dello Stato dopo anni di contenziosi legali con la società stessa, chiudendo una lunga disputa sulla proprietà di uno degli ultimi grandi lembi non bonificati dell’area. Il passaggio di quell’area al controllo pubblico è stato presentato ufficialmente come «una tappa fondamentale nel percorso di rigenerazione», ma critici e osservatori hanno evocato come la transazione e il modo in cui alcune proprietà private legate a potentati economici siano state trattate sollevino dubbi sulla trasparenza e sugli equilibri di potere nella gestione del Sin di Bagnoli.
Emblematico il passaggio da un modello di “chi inquina paga”, richiamato dal precedente ordinamento dell’era de Magistris, a un apparente modello in cui alcuni interlocutori economici di grande peso sembrano essere trattati come “benefattori” piuttosto che come parte di una responsabilità storica da affrontare con rigore e trasparenza.
La messa in onda del servizio di Report ha dunque riacceso il dibattito su Bagnoli, affiancando aspetti tecnici della bonifica con questioni di natura politica, economica e sociale. Si tratta di un tema che coinvolge non solo gli addetti ai lavori ma intere comunità locali, che da decenni aspettano risposte concrete su salute, ambiente e riqualificazione urbana, e ora guardano con attenzione a come le istituzioni, pubbliche e private, interpreteranno il ruolo di Bagnoli nei prossimi anni — fino alla grande vetrina dell’America’s Cup e oltre.











