Nella puntata trasmessa su Rai 3 domenica 11 gennaio e disponibile su RaiPlay, il celebre programma di giornalismo d’inchiesta Report ha dedicato un ampio servizio alla situazione delle bonifiche in Italia, con un focus particolare sulla complessa vicenda di Bagnoli, l’area dell’ex polo industriale nell’ area occidentale di Napoli. Dall’inchiesta, curata da Luca Chianca insieme ad Alessia Marzi è emerso che a quasi quarant’anni dalla prima legge sulle aree ad alto rischio ambientale e decine di progetti e annunci politici, la bonifica effettiva del sito industriale rimane largamente incompiuta. Dall’entrata in vigore della legge nel 1986 sono stati individuati 42 Siti di Interesse Nazionale (SIN) da risanare, da Bagnoli al Sulcis Iglesiente, ma soltanto circa il 6% dei suoli contaminati è stato bonificato realmente.
L’inchiesta ha evidenziato come la gestione della bonifica sia stata caratterizzata da ritardi, cambi di strategia e mancanza di piani sanitari sistematici. Per anni è mancato infatti uno studio organico sugli effetti sanitari dell’inquinamento nei SIN; la necessità di colmare questa lacuna ha portato alla nascita dell’osservatorio Sentieri, una iniziativa di ricercatori dell’ISS e del CNR che ha documentato tassi più elevati di mortalità e ricoveri nelle aree più compromesse prima della sua interruzione nel 2023, suscitando proteste nella comunità scientifica.
L’ex area industriale di Bagnoli è uno dei casi più emblematici. Dopo la chiusura dello stabilimento siderurgico e altri impianti pesanti che hanno inquinato per decenni il territorio, la bonifica, promessa da tempo, ha faticato a decollare in modo efficace e organico. Progetti e risorse stanziate nel corso degli anni non hanno ancora restituito ai cittadini un’area realmente risanata, con conseguenti criticità ambientali e sociali. Oggi la bonifica di Bagnoli è al centro di tensioni tra istituzioni e comitati locali che denunciano promesse non mantenutee scelte di progetto ritenute insufficienti o controverse. Ad esempio, sono in corso discussioni sulla rimozione parziale della colmata o sulla destinazione di aree per grandi eventi come le competizioni nautiche legate alla Coppa America, che per alcuni osservatori comportano rischi di spostamento e movimentazione di inquinanti senza adeguate misure di sicurezza.
Parallelamente, la vertenza giudiziaria legata alla gestione della bonifica con inchieste passate su Bagnoli Futura che hanno visto assoluzioni e successive contestazioni, continua a tenere vivo il dibattito pubblico sul piano legale e di responsabilità per i presunti disastri ambientali dell’area.
La puntata di Report ha inserito la vicenda di Bagnoli in un quadro più ampio, mostrando come molte aree SIN in Italia soffrano di problemi analoghi: ritardi nei piani di bonifica, carenze negli studi epidemiologici e difficoltà di intervento strutturale. La trasmissione ha inoltre evidenziato criticità emergenti come la contaminazione da Pfas in Veneto, in un’area abitata da centinaia di migliaia di persone che non è nemmeno riconosciuta come SIN e quindi non ha un vero piano di risanamento. La copertura mediatica dell’inchiesta ha riacceso il dibattito pubblico sulla gestione delle bonifiche e sulla tutela della salute nelle aree più compromesse del Paese. Report ha ricostruito non solo il ritardo, ma anche la mancanza di trasparenza e di efficaci controlli sanitari, invitando istituzioni e cittadini a riflettere sulle responsabilità politiche e tecniche che hanno portato a decenni di stallo. L
’ampio riscontro sui social e nelle piattaforme di informazione conferma come la questione dei SIN e, in particolare, di Bagnoli resti un tema centrale per le comunità locali e per il Paese, con importanti implicazioni ambientali, sanitarie e di rigenerazione urbana.










