È diventata virale online la petizione lanciata su Change.org per chiedere che Paolo Sarullo, un giovane tetraplegico, possa salire sul palco del Festival di Sanremo 2026 per condividere con il pubblico la sua storia di resilienza e impegno contro la violenza giovanile.
La petizione, intitolata “Portare Paolo al palco di Sanremo”, è stata pubblicata il 2 gennaio scorso e ha raccolto in pochi giorni oltre 7.000 firme verificate, con centinaia di sostenitori che continuano ad aderire ogni giorno.
Una storia drammatica che si trasforma in messaggio di speranza
Paolo, oggi 25 anni, è rimasto tetraplegico dopo una grave aggressione avvenuta nel maggio 2024: secondo quanto raccontato dai promotori della petizione, il ragazzo è stato colpito per la privazione di un monopattino elettrico, cadendo e riportando una emorragia celebrale e danni permanenti. Dopo quasi un anno in coma e un lungo percorso di riabilitazione, Paolo ha mostrato una forza interiore straordinaria: non solo ha perdonato i suoi aggressori, ma ha trasformato la sua esperienza in un progetto di sensibilizzazione contro la violenza giovanile, dando vita assieme alla sua famiglia alla Fondazione Uniti per Paolo ETS.
Il sogno di Sanremo come piattaforma di cambiamento
La petizione chiede agli organizzatori del Festival di Sanremo – evento simbolico della cultura italiana seguito da milioni di spettatori – di dare a Paolo l’opportunità di parlare al pubblico dell’Ariston. Secondo chi ha promosso l’iniziativa, Sanremo può diventare un “palco del cambiamento”, dove la storia di Paolo possa trasmettere un messaggio forte di perdono, speranza e contrasto alla violenza.“Portare la sua storia sul palco non è solo un sogno personale, ma un’occasione per sensibilizzare milioni di persone su un tema che riguarda troppe comunità: la spirale di violenza tra i giovani e la necessità di affrontarla con strumenti culturali, educativi e di partecipazione sociale,” si legge nella descrizione della petizione.
Reazioni e diffusione della petizione
La campagna ha trovato ampia eco sui social network, dove gruppi di cittadini invitano a firmare e condividere l’iniziativa, sottolineando come la musica e la visibilità mediatica possano aiutare a dare voce a chi ha vissuto un’esperienza traumatica e ne ha fatto un progetto di vita.
Tra i commenti dei firmatari si leggono messaggi di solidarietà e sostegno: molti si dicono toccati dalla storia di Paolo e convinti che un momento così importante come il Festival possa diventare uno spazio per promuovere valori di pace, dialogo e rispetto reciproco.
Un messaggio oltre lo spettacolo
La richiesta non riguarda quindi solo un’apparizione televisiva, ma l’opportunità di trasformare un evento di grande visibilità in una piattaforma di educazione sociale: l’obiettivo è attirare l’attenzione del pubblico e dei media su iniziative concrete contro la violenza, grazie alla testimonianza di chi ne è stato vittima e ha scelto di reagire con un messaggio positivo.
La petizione rimane aperta e continua a raccogliere adesioni, in attesa di una possibile risposta da parte degli organizzatori del Festival di Sanremo 2026.
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