Il 6 gennaio 1991 a Sant’Onofrio, piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, una sparatoria in piena piazza Umberto I segnò una delle pagine più drammatiche delle faide di ‘ndrangheta che insanguinarono la Calabria negli anni ’90. In quello che sarà ricordato come il “massacro della Befana”, persero la vita due persone incolpevoli e altre dieci rimasero ferite tra la folla innocente, travolta da una violenza spropositata e spietata.
Le due vittime furono Francesco Augurusa, 44 anni e Onofrio Addesi, 38 anni. Entrambi erano operai e amici, estranei alle dinamiche criminali che stavano animando la lotta tra cosche rivali. Quella mattina, domenica di Epifania, si trovavano tra la gente nella piazza principale del paese, in attesa di trascorrere la giornata festiva, quando l’orrore si abbatté su di loro e sui presenti.
L’agguato si inserisce in una faida tra gruppi di ‘ndrangheta, in particolare tra le consorterie Petrolo-Bartolotta e Bonavota, contrapposte per il controllo del territorio e delle attività criminali locali. La tensione tra le fazioni, iniziata negli anni ’80 anche per motivi banali come furti di bestiame e rivalità personali, era esplosa in veri e propri scontri armati già nei mesi precedenti al 1991.
Quel 6 gennaio, un commando armato a bordo di un’Alfa 33 piombò nella piazza di Sant’Onofrio e iniziò a sparare all’impazzata con pistole e kalashnikov, nonostante fosse presente una folla di cittadini in attesa. L’obiettivo dei killer erano esponenti di un clan rivale presenti in piazza, ma il fuoco incrociato colpì persone innocenti, tra cui Augurusa e Addesi, che morirono sul colpo; altre dieci persone rimasero ferite, alcuni gravemente, cadendo vittime della violenza criminale indiscriminata.
Subito dopo la strage, i carabinieri intervennero e si diede il via a un inseguimento lungo la statale 18 che portò alla cattura di uno degli autori dell’agguato nei pressi di Pizzo Calabro. L’uomo, arrestato con l’auto usata per il massacro, collaborò con gli investigatori e permise di ricostruire parte dell’operazione e identificare mandanti ed esecutori.
Successivamente le indagini e i processi portarono a condanne all’ergastolo per alcuni dei mandanti, tra cui esponenti delle cosche coinvolte nello scontro armato, dando alla strage una dimensione giudiziaria che confermò la matrice mafiosa dell’azione.
La “Strage della Befana” non fu un episodio isolato, ma l’apice di una stagione di violenza che segnò profondamente Sant’Onofrio e la provincia di Vibo Valentia, mettendo in luce la pericolosità delle guerre tra clan che non risparmiavano nemmeno chi non aveva alcun coinvolgimento nelle logiche criminali.
Ancora oggi, ogni 6 gennaio, la comunità si raccoglie per ricordare Francesco Augurusa e Onofrio Addesi, vittime innocenti della ‘ndrangheta, con cerimonie civili e l’impegno di associazioni come Libera per mantenere viva la memoria e costruire una cultura di legalità e contrasto alla criminalità organizzata.










