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3 gennaio 1998: un 13enne e un 17enne uccisi da loro coetanei

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
2 Gennaio, 2026
in Cronaca
0
Ancora spari, ancora sangue, ancora a Napoli
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Il 3 gennaio 1998 resta una delle pagine più drammatiche della cronaca giovanile italiana di fine secolo: nella piccola cittadina di Cinquefrondi, nella Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, due adolescenti – Saverio Ieraci, di 13 anni, e Davide Ladini, di 17 – furono uccisi a colpi d’arma da fuoco da due coetanei, mentre un terzo ragazzo, Orazio Ieraci, di 12 anni, rimase gravemente ferito. 

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Era la serata del 3 gennaio: i ragazzi si trovavano all’uscita di una sala giochi in corso Garibaldi, pochi minuti prima delle ore 20, quando un’auto si avvicinò e da essa vennero esplosi svariati colpi di pistola calibro 7,65. Secondo le testimonianze dell’epoca, Davide e Saverio caddero subito sotto i proiettili; Saverio spirò poco dopo durante il trasporto verso l’ospedale di Polistena, mentre Orazio venne gravemente ferito e operato d’urgenza, ma sopravvisse. 

L’assassinio di due giovanissimi in pieno giorno sconvolse il paese e l’intera provincia, tanto che polizia e carabinieri misero in atto un massiccio rastrellamento nella zona del quartiere Santa Maria per cercare i responsabili, ritenuti altri minorenni legati agli ambienti giovanili locali. I killer, infatti, secondo gli investigatori erano coetanei delle vittime, forse coinvolti in una lite degenerata nel sangue. 

Le indagini riportate dalle cronache dell’epoca attribuirono l’origine del fatto a un conflitto tra ragazzi dentro la sala giochi, probabilmente per motivi banali, come una discussione o un diverbio legato a un videogioco o a dinamiche interne al gruppo. Tuttavia le autorità non esclusero che la tragedia potesse avere contorni più ampi, legati anche alla presenza di contesti di violenza minorile e alla permeabilità delle comunità giovanili calabresi agli ambienti criminali che caratterizzano storicamente la Piana di Gioia Tauro. 

Nonostante l’ipotesi iniziale di una rissa degenerata tra coetanei, l’episodio fu vissuto con grande apprensione dagli investigatori, che temevano fosse l’inizio di un’escalation di violenza o di una faida giovanile; in particolare, dopo la sparatoria furono esplosi colpi contro una abitazione riconducibile a una famiglia locale, gesto interpretato da alcuni come segnale intimidatorio o messaggio mafioso. 

Orazio Ieraci, il fratello più giovane di Saverio, rimase l’unico sopravvissuto a quel massacro. Ricoverato in ospedale, il dodicenne si rifiutò di parlare con il magistrato, rimanendo in un silenzio che impressionò gli inquirenti e che fu interpretato come un atteggiamento di omertà o di trauma psicologico profondo. 

La strage di Cinquefrondi è oggi ricordata anche nei calendari della memoria delle vittime di violenza giovanile e mafiosa, inserita tra quegli episodi che dimostrano come anche ragazzi innocenti possano rimanere travolti dalla cultura della pistola e della violenza, presente in alcune aree caratterizzate da forte permeabilità criminale. 

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