La sera del 5 dicembre 2009, Francesco Maria Inzitari, appena diciottenne, figlio di un imprenditore ed ex politico locale, si trovava a Taurianova per partecipare a una festa, come tanti ragazzi della sua età. Poco dopo le 22, arrivò alla pizzeria “El Peyotè” in auto: erano attesi amici, musica, risate. Ma al posto di una serata di festa, lo attendeva qualcosa di terribile.
Non appena scese dall’auto, due persone si avvicinarono e spararono contro di lui con una pistola calibro 9×21: dieci colpi esplosi con ferocia. Il giovane cadde sul colpo: non ci fu scampo. Una vendetta firmata mafia, secondo gli investigatori.
Una vita spezzata all’uscita di una pizzeria. Un ragazzo con sogni e progetti, non un bersaglio politico, non un affiliato, non un criminale. Una vittima innocente, travolta da un disegno di morte che andava probabilmente oltre lui.
La famiglia di Francesco era già nota alle forze dell’ordine: il padre, Pasquale Inzitari, era un imprenditore e politico locale, ex esponente dell’Udc. Nel 2008 era stato arrestato e poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo le ipotesi investigative, l’omicidio di Francesco non fu un atto casuale o un regolamento di conti fra giovanissimi: fu probabilmente una vendetta trasversale, un messaggio diretto al padre, magari per punirlo o intimidirlo.
Cresciuto in un contesto segnato da denunce, arresti e conflitti con la criminalità organizzata, Francesco rappresentava un bersaglio simbolico: innocente, sì, ma legato a qualcuno che “non doveva essere toccato”.
Nel tempo, è nata una fondazione che porta il suo nome, che non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia, affinché un fatto così atroce non cada nell’oblio.











