Con un voto di maggioranza, la Camera ha approvato una modifica al DDL Valditara secondo cui le attività di educazione sessuo‑affettiva potranno svolgersi anche nelle scuole secondarie di primo grado (medie), a patto che sia garantito il consenso informato e scritto dei genitori.
Il testo, invece, esclude esplicitamente tali attività per scuole dell’infanzia ed elementari.
Secondo il nuovo impianto normativo, i genitori dovranno essere preventivamente informati sui contenuti, i relatori e il materiale didattico. In assenza del consenso, alla classe verranno offerte attività alternative.
Da divieto assoluto a “sì con condizioni”: il dietrofront
In origine, l’emendamento presentato durante l’esame in Commissione prevedeva il divieto totale di educazione sessuale per medie e superiori. Ma dopo polemiche e mobilitazioni da parte di associazioni, docenti e parte dell’opinione pubblica, la maggioranza ha cambiato rotta: le medie restano coinvolte, ma solo con il consenso dei genitori.
Per i sostenitori della modifica, in particolare membri della maggioranza, si tratta di una garanzia del “primato educativo delle famiglie” e di un freno a quanto viene definito “indottrinamento ideologico” nelle scuole.
Le critiche: un passo indietro su prevenzione e diritti
Le opposizioni politiche e numerosi esperti, dal mondo della scuola, della psicologia e della pedagogia, giudicano l’emendamento come un pericoloso arretramento. Denunciano che la nuova norma indebolisce la capacità delle scuole di promuovere una educazione al rispetto, al consenso e alla prevenzione della violenza di genere.
In particolare, la segretaria del Partito Democratico (PD) ha definito la misura “una marcia indietro clamorosa” rispetto alla necessità di fornire strumenti concreti ai giovani per comprendere relazioni sane, rispetto e consapevolezza.
Le critiche si concentrano anche sul fatto che rendere l’educazione sessuale condizionata al consenso rischia di limitarne l’efficacia come strumento di prevenzione. Alcune associazioni di pediatri hanno evidenziato che insegnare consapevolezza, rispetto del corpo e relazioni sane già nelle prime fasi dell’adolescenza è fondamentale per promuovere benessere e contrastare violenza e disinformazione.
Cosa cambia per le famiglie e le scuole
Le attività di educazione sessuale nelle medie e superiori non sono più un obbligo automatico: servono il consenso scritto dei genitori.
Scuole dell’infanzia ed elementari restano escluse da ogni intervento formativo extra rispetto ai programmi nazionali tradizionali.
Le famiglie dovranno essere informate preventivamente su contenuti, modalità e relatori coinvolti.
Se un genitore non acconsente, la scuola dovrà proporre un percorso alternativo previsto dal piano didattico.
Il voto in Aula segna una svolta per la policy sull’educazione sessuale nelle scuole italiane, ma non chiude il dibattito: anzi lo rilancia. Da un lato, chi vuole difendere l’autorità educativa dei genitori e tutelare una certa idea di “neutralità culturale” nelle scuole. Dall’altro, chi ritiene che rinviare l’informazione su sessualità, relazioni e consenso significhi negare ai giovani strumenti fondamentali per il rispetto, la prevenzione della violenza, la consapevolezza dei diritti.
Il percorso del DDL proseguirà ora al Senato: sarà lì che si deciderà se la legge prenderà forma definitiva e con che bilanciamento tra libertà educativa, diritti delle nuove generazioni e ruolo della scuola.










