Alla vigilia dell’edizione 2025 di Più Libri Più Liberi, in programma a Roma, si è accesa una forte protesta da parte di decine di autori, intellettuali e operatori culturali. Più di ottanta scrittori, storici, fumettisti e studiosi, hanno sottoscritto un appello per chiedere che vengano esclusi dalla fiera editori e case editrici la cui produzione promuove “testi apologetici” del nazifascismo. Al centro della contestazione c’è la partecipazione dell’editore Passaggio al Bosco, la cui proposta editoriale è considerata da molti come celebrazione di figure e ideologie estremiste, in netto contrasto con i valori antifascisti sanciti dalla Costituzione.
Tra i firmatari si leggono nomi importanti del panorama culturale italiano: dallo storico Alessandro Barbero, al fumettista Zerocalcare, dallo scrittore Antonio Scurati alla storica Anna Foa, solo per citarne alcuni.
Gli autori firmatari spiegano che non si tratta di censura preventiva, bensì di una presa di posizione contro la legittimazione di testi che non hanno carattere storiografico critico, ma che sembrano piuttosto voler glorificare il fascismo. In un momento storico in cui le ideologie di destra radicale e ultranazionaliste stanno vivendo una riemersione, l’accesso a questi contenuti viene visto come un pericoloso “rischio di normalizzazione”.
Per molti firmatari, ospitare tali editori significa contraddire lo spirito di memoria antifascista presente nella cultura italiana: la fiera, pensata come luogo di pluralismo e apertura, rischierebbe di diventare invece un palco per ideologie che negano diritti, memoria storica e valori democratici.
La protesta ha già prodotto effetti concreti. Tra i più significativi: la decisione di Zerocalcare di non partecipare alla fiera. Il noto fumettista ha dichiarato che “non condivide spazi con nazisti”, motivando la sua defezione come gesto coerente con i suoi principi.
Anche l’editrice Orecchio Acerbo, acquisita da molti addetti ai lavori come simbolo di editoria indipendente e sensibile a temi sociali, ha annunciato l’uscita dall’associazione di categoria (AIE), criticando la decisione di ammettere nella fiera un editore accusato di diffondere contenuti fascisti.
Nel frattempo, studenti e giovani, sotto forma di collettivi, si sono mobilitati davanti allo stand contestato con slogan e richieste di spiegazioni, rivendicando il diritto a una cultura libera da revisionismi e nostalgie autoritarie.
La vicenda mette in luce un conflitto profondo nella scena culturale italiana: pluralismo vs memoria; libertà di stampa vs responsabilità civile e storica; mercato editoriale vs etica culturale.
Molti vedono questo appello come un momento di svolta, la possibilità di ridefinire i limiti del dibattito pubblico quando in ballo c’è la dignità della memoria e la difesa dei valori democratici. Altri, invece, temono che l’esclusione di editori diventi una forma di censura, con il rischio di restringere la libertà di espressione.
Quel che appare chiaro è che la cultura non può essere neutrale: la memoria storica, la tutela dei diritti e l’antifascismo sono valori da difendere anche nelle fiere, tra gli scaffali dei libri, nei confronti delle nuove generazioni.










