Al Liceo Giulio Cesare di Roma è comparsa una scritta agghiacciante sui muri di un bagno maschile dell’istituto: “Lista degli stupri”, accompagnata da un elenco con i nomi e cognomi di nove studentesse (e in un caso anche di un ragazzo). Un gesto che ha scosso l’intero tranquillo ambiente scolastico e lanciato un segnale d’allarme sul tema della violenza di genere tra i giovanissimi.
Il primo a denunciare pubblicamente l’accaduto è stato un collettivo studentesco antigender-violence, che ha condiviso l’immagine del muro offensivo sui social. Lo striscione informativo lanciato dagli studenti recita con determinazione: “Il muro può essere cancellato, ma la cultura alla radice va smantellata”.
Pe le ragazze menzionate nell’elenco è stato un colpo di dolore e sconcerto. Alcune di loro, intervistate, hanno raccontato il turbamento, la paura, la sensazione di essere viste come “bersagli”. Una studentessa ha definito la cosa «un atto di violenza brutale, che ci mette a nudo come soggetti vulnerabili».
La dirigenza del liceo ha reagito subito con una nota ufficiale: la scritta è stata definita “inaccettabile e incompatibile con i valori costituzionali” che la scuola si impegna a trasmettere quotidianamente. Si è aperto un procedimento interno per individuare gli autori e sono stati convocati incontri con studenti e famiglie.
Anche a livello istituzionale è arrivata una presa di posizione forte: il ministro dell’Istruzione ha parlato di “fatto gravissimo da sanzionare”, sottolineando che la scuola deve essere luogo di rispetto, non di violenza e minacce.
Questo episodio non è un fatto isolato né marginale: riflette un problema molto più ampio e radicato. La violenza di genere, la cultura del silenzio, la banalizzazione del corpo femminile, la paura e l’intimidazione — spesso veicolate da atti simbolici come graffiti — rappresentano un terreno insidioso, soprattutto tra le nuove generazioni.
Come dichiarano le ragazze coinvolte e varie associazioni impegnate sul tema, non basta cancellare le scritte: serve un lavoro di educazione al rispetto, alla parità, alla consapevolezza. Serve che le scuole diventino anche luoghi di formazione etica, non solo di nozioni.
Il “Liceo Giulio Cesare” ha aperto l’indagine interna per risalire agli autori della lista. Alcuni studenti dicono di ricordare chi abbia fotografato e poi cancellato la scritta, ma al momento non c’è ancora un’identità certa.
In parallelo, il dibattito sulla prevenzione della violenza di genere nelle scuole italiane torna al centro: molti chiedono che i piani di studi includano, in modo stabile e non episodico, percorsi di educazione sessuo-affettiva, relazioni sane, rispetto del consenso, pari dignità.











