Altroconsumo ha pubblicato i risultati del suo test su 15 varietà di riso Carnaroli e 8 di riso Basmati, analizzando parametri come la qualità del chicco, la purezza dichiarata, la presenza di metalli pesanti, micotossine e residui di pesticidi. Il risultato? Una classifica che premia alcuni marchi tradizionali ma lancia anche segnali d’allarme su contaminanti chimici.
I risultati sul Carnaroli
Tra i Carnaroli analizzati, Altroconsumo evidenzia differenze notevoli. Non tutte le confezioni dichiarate “Carnaroli” lo sono davvero: in alcuni casi sono stati trovati chicchi di grano medio, non conformi alla varietà originale. Questo mette in guardia i consumatori attenti: il marchio da solo non basta per garantire la qualità.
Sul fronte sicurezza, il test ha rivelato che tre marche di Carnaroli presentano livelli di cadmio superiori ai limiti di precauzione previsti. Si tratta di un metallo pesante che può accumularsi nella pianta di riso e potenzialmente rappresentare un rischio se consumato con regolarità. Questo ha portato Altroconsumo a segnalare i marchi coinvolti alle autorità competenti.
Nonostante questi casi critici, molti Carnaroli ottengono giudizi positivi. Le analisi su micotossine (come il DON) e pesticidi hanno dato esito favorevole per la maggior parte dei campioni: le tracce riscontrate si collocano generalmente ben sotto i limiti di legge, e non emergono contaminazioni massicce. Anche la resa in cottura è apprezzata: alcuni risi mantengono una consistenza perfetta, risultando cremosi ma con chicchi intatti.
Il Basmati sotto pressione
Diversa la situazione per il riso Basmati. Su otto marche testate, nessuna ha superato pienamente il banco dell’accettabilità, secondo Altroconsumo. In più casi sono emerse tracce di pesticidi sospetti, alcune delle quali classificate come interferenti endocrini o con potenziale tossicità riproduttiva. Altroconsumo ha ricercato oltre 700 sostanze, e la presenza anche minima di alcuni residui è preoccupante.
Peggio ancora è andata con le micotossine: in alcuni campioni di Basmati sono risultate aflatossine – tossine prodotte da muffe – mentre un marchio ha superato il limite consentito per una variante particolarmente pericolosa (aflatossina B1). Questo genere di contaminazione è legato alle condizioni climatiche di coltivazione nei paesi d’origine, dove caldo e umidità favoriscono lo sviluppo delle muffe.
Cosa significa per i consumatori
I risultati di Altroconsumo suggeriscono alcune precauzioni pratiche per chi acquista riso:
Non fidarsi solo della marca o della varietà dichiarata: alcune confezioni di “Carnaroli” non sono autentiche.
Varie le scelte: se il Basmati è tra i più usati per il suo profilo aromatico, è importante alternarlo con altri risi per ridurre potenziali esposizioni a contaminanti.
Per chi cucina spesso risotti, vale la pena investire in un Carnaroli di qualità elevata, preferibilmente uno ben valutato nei test indipendenti.
In definitiva, il test di Altroconsumo conferma che il riso non è tutto uguale. Dietro le etichette e i prezzi si celano differenze sostanziali, anche sui piani della sicurezza sanitaria. Per chi tiene alla qualità e alla salute, leggere le analisi comparative e scegliere con consapevolezza può fare la differenza.










