Il caso di Donato Monopoli, giovane di 26 anni morto nel maggio 2019 dopo una violenta aggressione, torna al centro dell’attenzione giudiziaria. L’udienza di appello bis, originariamente prevista, è stata rinviata: la nuova data fissata è il 23 marzo 2026.
Donato era originario di Cerignola (Foggia). L’aggressione risale alla notte del 6 ottobre 2018, quando fu coinvolto in una rissa davanti a una discoteca nella periferia di Foggia. Le lesioni riportate in quell’episodio lo portarono ad un ricovero in ospedale, dove rimase per sette mesi prima di morire nel maggio 2019.
Francesco Stallone e Michele Verderosa, sono imputati per quel pestaggio. In primo grado erano stati condannati, con pene significative: in appello, nel maggio 2024, la Corte d’Assise di Bari ha ridotto le accuse: da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, con pene di 10 anni per Stallone e 7 per Verderosa.
Nel febbraio 2025, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’appello. I giudici suprema hanno rimandato il processo a una diversa sezione della Corte d’Appello di Bari per un nuovo giudizio, motivando la decisione con l’esigenza di un nuovo accertamento dell’“elemento psicologico” del reato. In particolare, la Cassazione ha sollevato dubbi sul nesso causale tra l’aggressione e la morte di Donato, alla luce di una perizia medico-legale che ha evidenziato la possibile presenza di un aneurisma preesistente nella vittima che potrebbe aver giocato un ruolo decisivo nel decorso fatale.
Secondo la Cassazione, questa elementare incertezza sull’eziologia della morte compromette la precedente ricostruzione processuale.
L’appuntamento iniziale per l’appello bis era fissato dopo l’annullamento, ma l’udienza di novembre 2025 è slittata: a quanto si apprende, il rinvio è dovuto alla nomina di un nuovo avvocato difensore per uno degli imputati.
Per la famiglia Monopoli, è un ulteriore colpo: “Sette anni di dolore, attese e processi che si allungano”, ha dichiarato il padre Giuseppe, parlando di un’“offesa non solo a noi, ma soprattutto a nostro figlio”.
Questa vicenda è diventata simbolo di giustizia lenta e fragile: la morte di Donato ha suscitato grande attenzione, non solo per la gravità dell’episodio, ma anche per la discrepanza tra il primo verdetto e la revisione della Cassazione. Il rinvio dell’appello bis riaccende la speranza della famiglia che la verità venga riconosciuta pienamente, ma al tempo stesso richiama l’attenzione sulle difficoltà del sistema giudiziario quando si tratta di fare piena luce su casi complessi.











