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Bambini tolti alla famiglia che vive nel bosco: cos’è accaduto in provincia di Chieti

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
21 Novembre, 2025
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Bambini tolti alla famiglia che vive nel bosco: cos’è accaduto in provincia di Chieti
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Una famiglia anglo-australiana che vive in una casetta isolata nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, si trova al centro di una controversia delicata e molto mediatizzata: tre dei loro figli sono stati allontanati dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, in una decisione che ha riacceso il dibattito su libertà educativa, tutela dei minori e stile di vita alternativo.

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Cosa è successo

Il 20 novembre 2025 il Tribunale ha emesso un ordine con cui ha sospeso la potestà genitoriale dei due adulti — il padre Nathan Trevallion, 51 anni, e la madre Catherine Birmingham, 45 — e ha disposto il trasferimento dei tre bambini (una bambina di 8 anni e due gemelli di 6) in una comunità educativa. La madre potrà restare con loro nella struttura.

L’ordinanza motivata fa riferimento al “rischio per la vita di relazione” dei minori, ritenuto potenzialmente compromesso dal loro isolamento sociale. Secondo il Tribunale, l’abitazione nei boschi — priva di acqua corrente, gas e utenze standard, dotata invece di pannelli solari e un pozzo — non garantirebbe un adeguato sviluppo relazionale. Inoltre, il giudice ha definito “inadeguate” alcune scelte educative e abitative dei genitori.

Le ragioni della famiglia

I genitori difendono con forza il loro stile di vita. Vivono da diversi anni nella casa immersa nella natura, scegliendo di crescere i figli lontano dalle logiche urbane: acqua da pozzo, riscaldamento con stufe a legna, toilette a compost e una forte integrazione con l’ambiente naturale.
Per quanto riguarda l’istruzione, praticano l’unschooling, avvalendosi di un’insegnante privata che si reca sporadicamente nella loro abitazione. I genitori sostengono che i bambini sono sereni, curiosi, consapevoli e profondamente legati al loro contesto di vita. Secondo loro, non si tratta di trascuratezza, ma di una scelta educativa consapevole.

Le ragioni delle autorità

Il Tribunale ha espresso preoccupazione non solo per l’isolamento geografico della famiglia, ma anche per il possibile impatto psicologico sui minori. Il provvedimento richiama il diritto costituzionale alla “vita di relazione” dei figli, che secondo i giudici rischierebbe di essere compromesso.
Nel corso degli anni, la vicenda era già finita all’attenzione della Procura minorile. Un episodio chiave è stato il ricovero dei bambini a seguito di un’intossicazione da funghi raccolti nei boschi, che aveva portato a un’indagine sui rischi legati alle loro condizioni di vita.

La reazione politica e pubblica

La decisione ha suscitato un’ondata di reazioni politiche e sociali. Il vicepremier Matteo Salvini ha definito “vergognosa” l’azione del Tribunale, accusando lo Stato di invadere la libertà educativa dei genitori e di “rubare i bambini”. Ha annunciato che si recherà personalmente a Palmoli per “vedere la situazione sul posto”.

Anche i social si sono mobilitati: è stata lanciata una petizione online che ha raccolto decine di migliaia di firme a sostegno della famiglia. Molti sostenitori parlano di una “famiglia modello” che crea un legame autentico con i figli e con la natura, mentre i critici sottolineano la mancanza di standard abitativi e sociali minimi.

Cosa succede ora

Il collocamento dei bambini in comunità non è pensato come definitivo, ma come un periodo di osservazione: il Tribunale e i servizi sociali potranno valutare le dinamiche affettive, educative e personali del nucleo familiare. I genitori, intanto, hanno annunciato ricorso contro l’ordinanza, dichiarando di voler continuare a difendere il loro stile di vita.

Un caso simbolico

La vicenda della “famiglia del bosco” di Palmoli è ormai diventata simbolo di un dilemma più ampio: fino a che punto lo Stato può intervenire nella vita di famiglie che scelgono uno stile alternativo? E quanto la libertà genitoriale può scontrarsi con la responsabilità di garantire ai minori diritti sociali, istruzione e relazioni?

Questo caso mette in luce questioni complesse legate alla tutela dei diritti dei bambini, ma anche al rispetto della diversità di scelte di vita. Le decisioni che verranno prese in questa fase potrebbero segnare un precedente importante su come il sistema giudiziario italiano gestisce le famiglie “non convenzionali”.

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