Il 17 novembre 1986, a Palermo, si consumò un tragico agguato mafioso: Rosario Pietro Giaccone, carabiniere ausiliario in congedo, fu assassinato mentre guidava la sua auto in via Giovanni Verga, nel quartiere dell’Albergheria. Aveva soli 26 anni.
Giaccone aveva prestato servizio come carabiniere ausiliario tra il 1979 e il 1980 nella stazione di Palermo Falde. Durante quel periodo, il 17 giugno 1980, partecipò a un intervento al mercato ortofrutticolo per fermare una rapina: in quell’occasione sparò, ferendo e uccidendo uno dei malviventi. Quel bandito risultò essere il nipote di un boss mafioso, un legame che più tardi si rivelò fatale per lui.
Sei anni dopo quell’episodio, tre killer mafiosi lo fermarono in un punto isolato della città e lo crivellarono di colpi: fu un’azione mirata, considerata una vendetta mafiosa per la morte del rapinatore. Le indagini confermarono che l’agguato era collegato proprio a quella vecchia sparatoria, e la Corte d’Assise di Palermo, nel 1993, riconobbe ufficialmente la matrice mafiosa dell’omicidio.
Molti anni dopo, in segno di gratitudine e memoria, Giaccone fu insignito il 13 aprile 2006 della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria, per “elette virtù civiche e elevato spirito di servizio”. Il suo nome è rimasto come esempio di dedizione e coraggio.
Ogni anno, nella cittadina di Monreale, vicina a Palermo, si tiene una cerimonia in suo ricordo. Autorità civili e militari, familiari e cittadini si riuniscono al cimitero per ricordare il suo sacrificio e mantenere vivo il messaggio di legalità che il suo gesto ha lasciato nel tempo.
L’uccisione di Giaccone rappresenta uno dei tanti atti con cui la mafia ha cercato di colpire non solo lo Stato, ma chi in nome della legge rischia la vita quotidianamente. Il suo sacrificio è anche una testimonianza dell’impegno di molti servitori dello Stato che, pur non essendo in servizio attivo al momento dell’omicidio, non hanno mai rinunciato alla loro vocazione di protezione e giustizia.











