La Striscia di Gaza sta attraversando una delle fasi più drammatiche dalla ripresa del conflitto. Dopo mesi di tensione, bombardamenti e trattative diplomatiche, la popolazione civile è sempre più schiacciata da una emergenza umanitaria gravissima, con un numero crescente di vittime, sfollati e privazioni estreme.
Ripresa della guerra e cessate il fuoco instabile
Nonostante un cessate il fuoco che era entrato in vigore nella primavera del 2025, la tregua è saltata: Israele ha ripreso i raid aerei su Gaza, con decine di attacchi che hanno causato centinaia di morti in un solo giorno. Il primo ministro israeliano ha parlato di questa escalation come dell’inizio di una nuova fase, con l’obiettivo dichiarato di distruggere l’infrastruttura di Hamas e liberare i propri ostaggi.
Parallelamente, l’offensiva di terra israeliana è tornata ad intensificarsi, in particolare su alcuni corridoi strategici della Striscia: alcune aree sono state nuovamente occupate dalle truppe israeliane, con la creazione di zone di controllo che limitano fortemente i movimenti civili.
Crisi umanitaria: fame, sfollati, condizioni disperate
La situazione sul fronte umanitario è ormai al collasso. Secondo stime delle organizzazioni umanitarie, oltre 2 milioni di palestinesi sono confinati in meno del 20% del territorio di Gaza, in zone sovraffollate e prive di infrastrutture adeguate. Questa compressione territoriale, unita al blocco dei valichi di frontiera, ha trasformato la fame in una minaccia quotidiana.
Molti panifici – supportati precedentemente da organismi internazionali – hanno chiuso per mancanza di farina e carburante. Il pane, alimento base per migliaia di persone, è diventato introvabile o estremamente scarso. Bambini deperiti e famiglie che estenuate attendono un aiuto diventato ormai sempre più raro.
Allo stesso tempo, le distruzioni causate dai bombardamenti sono enormi: migliaia di edifici sono stati danneggiati o distrutti, e molte famiglie vivono ancora tra le macerie, senza un tetto vero e proprio.
Cambiamenti politici e sicurezza interna a Gaza
La nuova fase del conflitto ha portato anche a tensioni all’interno di Gaza stessa. Dopo la recente tregua, Hamas sembra aver riaffermato il proprio controllo su parte della Striscia, ma sono emersi nuovi gruppi armati che sfidano la sua autorità. Clan locali, milizie emergenti e rivalità interne aggravano un quadro già fragile, rendendo la sicurezza interna molto instabile.
Inoltre, è emersa una nuova linea demarcata nella Striscia, la cosiddetta “Yellow Line”: una divisione tra aree sotto piena sorveglianza israeliana e aree ancora gestite da Hamas, con impatti significativi sulla libertà di movimento dei civili.
Esecuzioni interne: la repressione dei presunti collaboratori
Un’aggravante drammatica: secondo diversi rapporti, Hamas ha portato avanti una serie di esecuzioni extragiudiziarie tra settembre e ottobre 2025. Decine di persone sarebbero state uccise pubblicamente, accusate di collaborare con Israele. Tali atti hanno aumentato il clima di terrore all’interno della comunità palestinese, mentre molti civili si sentono intrappolati non solo dalla guerra esterna, ma anche da una repressione interna spietata.
Diplomazia e reazioni internazionali
Le chiamate internazionali per un nuovo cessate il fuoco si fanno sempre più pressanti. Il segretario generale dell’ONU ha definito l’offensiva israeliana “politicamente e moralmente intollerabile”, sottolineando la gravità delle perdite civili e la mancanza di scelte alternative per la popolazione di Gaza.
D’altra parte, Israele ribadisce che il suo obiettivo rimane la sconfitta di Hamas e la liberazione degli ostaggi. Nonostante le trattative con mediatori internazionali – come Qatar ed Egitto – le condizioni di una tregua duratura appaiono difficili da concretizzare.
Gaza tra guerra e fame
Oggi Gaza vive una realtà di guerra che non è solo militare: è anche una guerra contro la fame, l’esilio interno, la distruzione delle città e il deterioramento dei diritti umani. Le vittime non sono solo soldati o miliziani: sono civili, bambini, famiglie costrette a sopravvivere in condizioni inaccettabili.
Se il conflitto si risolve solo con le armi, la ricostruzione non potrà che essere parziale. Se invece il dialogo e gli aiuti restano deboli, Gaza rischia di diventare un simbolo permanente di una tragedia umanitaria senza fine.











