È ufficiale: l’ex generale dei Carabinieri Mario Mori ha presentato querela per diffamazione aggravata contro Salvatore Borsellino, il fratello del magistrato antimafia Paolo Borsellino.
Cosa ha detto Salvatore Borsellino
Le dichiarazioni che hanno scatenato il provvedimento risalgono al 18 luglio di quest’anno, durante un convegno a Villa Trabia, Palermo. In quell’occasione, Salvatore Borsellino aveva affermato che l’agenda rossa del fratello — documento considerato chiave nelle indagini sulla mafia e le stragi — «era stata sicuramente sottratta dai servizi segreti» e che Mario Mori, per il ruolo ricoperto, «ne conosceva il contenuto e ne aveva forse fatto uso per influenzare la Commissione parlamentare antimafia».
Il provvedimento
Il pubblico ministero ha concluso le indagini preliminari e ha deciso che non si procederà all’archiviazione, aprendo di fatto il procedimento penale con l’accusa di diffamazione aggravata (art. 595 comma 2 c.p.) nei confronti di Salvatore Borsellino.
Secondo il capo d’imputazione, Borsellino avrebbe pronunciato in luogo pubblico “affermazioni offensive e gravemente accusatorie” nei confronti di Mori. Il fratello del magistrato ha commentato di essere «contento della querela», perché — ha dichiarato — «finalmente si potrà parlare davanti a un giudice della sparizione dell’agenda rossa».
Questo scontro pubblico fra due figure molto legate alla storia della lotta alla mafia mette in luce alcuni nodi centrali: la verità sull’agenda rossa, la memoria delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, e il ruolo dei servizi e delle istituzioni nella catena delle responsabilità.
La querela ha anche una valenza simbolica: da un lato un uomo che chiede chiarezza su fatti storici gravissimi, come la morte del fratello; dall’altro un ex ufficiale di alto grado che rivendica la propria onorabilità e contesta accuse che reputa infondate.
Il procedimento potrà aprire un’udienza preliminare, nel corso della quale verranno valutate le prove presentate dalle parti. Al centro ci sarà la verifica della veridicità delle affermazioni di Salvatore Borsellino e se queste costituiscono diffamazione nei confronti di Mori oppure espressione legittima del diritto alla critica e alla ricerca della verità.
Una volta assodata la giustizia penale, potrebbe aprirsi un dibattito parallelo sulla responsabilità storica e la trasparenza istituzionale, temi che questa vicenda riporta con forza all’ordine del giorno.











