Al largo dell’isola di Lampedusa sono stati soccorsi due migranti senza vita e altri quattordici in condizioni gravissime. Il soccorso è scattato dopo che un barcone con a bordo circa 85 persone è stato individuato a 16 miglia dall’isola.
L’imbarcazione è stata segnalata grazie all’elicottero HeloLux, che ha intercettato il natante in difficoltà. Sul posto sono intervenute motovedette della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera, che hanno effettuato le operazioni di trasbordo e assistenza. I migranti sono stati fatti sbarcare al molo Favarolo, a Lampedusa, con i due corpi trasferiti in camera mortuaria.
Dei 14 migranti salvati, tre sono stati intubati a causa delle loro condizioni critiche. È emersa come possibile causa principale di decesso e del grave stato di salute degli altri l’inalazione di idrocarburi all’interno dello spazio sottocoperta dell’imbarcazione, dove probabilmente erano stipati in condizioni estreme.
Queste forme di intossicazione possono causare insufficienza respiratoria, avvelenamento da gas tossici e mancanza di ossigeno, soprattutto in spazi chiusi e affollati.
Il barcone trasportava circa 85 migranti, in gran parte provenienti da Pakistan, Eritrea e Somalia. Tra i soccorsi vi sono una donna e cinque minori, oltre a numerosi uomini adulti. Per trasferire i feriti in strutture più adeguate è previsto l’invio di due elicotteri, uno da Palermo e uno da Pantelleria, che si aggiungeranno a quello già operativo sull’isola.
Le autorità sanitarie locali e regionali stanno preparando i protocolli per accogliere i pazienti in ospedali con reparti di terapia intensiva e rianimazione.
Questa tragedia riaccende interrogativi urgenti sulla sicurezza dei viaggi migratori, sulle condizioni disumane in cui vengono trasportate le persone e sui limiti delle operazioni di salvataggio. Ogni volta che emerge un caso simile, si riafferma la drammaticità del fenomeno migratorio nel Mediterraneo: non solo attraversamenti pericolosi, ma vere e proprie prove di resistenza alla morte.
Le morti in mare pongono l’attenzione sulla responsabilità internazionale: i governi, le organizzazioni umanitarie e le agenzie europee sono chiamati a garantire che le traversate non siano ferme al confine dell’emergenza, ma affrontate con politiche di prevenzione, soccorso e accoglienza che salvaguardino la dignità umana.











