l 18 ottobre 1994 ad Acate, piccolo centro agricolo in provincia di Ragusa, la violenza mafiosa colpì un uomo onesto e coraggioso: Saverio Liardo, conosciuto da tutti come Elio, venne assassinato per essersi rifiutato di pagare il pizzo.
La sua morte rappresenta una delle pagine più drammatiche ma anche più significative della storia recente della provincia ragusana, una terra spesso descritta come “isola felice”, ma che in quegli anni conobbe la pressione e le intimidazioni del racket.
Elio Liardo era un imprenditore agricolo stimato, uomo laborioso, dedito alla famiglia e al lavoro nei campi.
Negli anni Novanta, mentre in varie zone della Sicilia il fenomeno del pizzo si faceva sempre più capillare, anche il Ragusano non fu immune alle infiltrazioni criminali. Le cosche cercavano di imporre la “tassa” del pizzo anche a chi gestiva serre, aziende di esportazione agricola, officine e attività commerciali.
Liardo ricevette richieste di denaro da parte di esponenti della criminalità locale. Ma decise di dire no. Non volle piegarsi, non volle contribuire a un sistema di paura e sopruso. Un gesto di dignità che, purtroppo, gli costò la vita.
Il 18 ottobre 1994, Saverio Liardo fu freddato a colpi di arma da fuoco mentre si trovava nei pressi della sua azienda.
Un omicidio eseguito con modalità tipicamente mafiose: una punizione esemplare per chi aveva osato ribellarsi.
L’obiettivo era chiaro — intimidire gli altri imprenditori del territorio, trasmettere il messaggio che chi non accetta il ricatto paga con la vita.
L’inchiesta sull’omicidio Liardo mise in luce i collegamenti tra ambienti mafiosi del Ragusano e del Catanese, confermando che la provincia di Ragusa non era estranea ai circuiti criminali che, in quegli anni, cercavano di infiltrarsi nell’economia locale.
Gli investigatori e la magistratura riuscirono a individuare i responsabili, ricostruendo il contesto del delitto come un omicidio di stampo mafioso legato al racket delle estorsioni.
Negli anni successivi, la figura di Saverio “Elio” Liardo è stata ricordata come simbolo del coraggio civile e della resistenza al potere mafioso.
La sua storia, insieme a quella di tanti imprenditori, commercianti e cittadini che si sono ribellati al pizzo, testimonia che la lotta alla mafia non si combatte solo nei tribunali, ma anche nelle scelte quotidiane di chi decide di non cedere alla paura.
Oggi, ad Acate e nel resto della provincia di Ragusa, diverse iniziative di scuole, associazioni e amministrazioni locali ricordano il sacrificio di Liardo, affinché il suo nome non venga dimenticato.
Il 18 ottobre resta una data simbolica per la comunità: il giorno in cui un uomo semplice ma coraggioso scelse la libertà e la dignità al posto del silenzio e della sottomissione.
La vicenda di Saverio Liardo continua a parlare alle nuove generazioni.
Ricorda che il racket non è solo una piaga economica, ma una forma di schiavitù morale.
E che ogni gesto di ribellione, anche individuale, può essere un seme di giustizia.
Elio Liardo non volle piegarsi, e per questo la sua storia appartiene oggi alla memoria civile dell’Italia onesta.










