La mafia colpisce ancora una volta in Sicilia, prendendo di mira chi difende lo Stato con coraggio e integrità. Pasquale Di Lorenzo, sovrintendente di Polizia Penitenziaria presso il carcere di Agrigento, viene assassinato a colpi di arma da fuoco nella sua proprietà in contrada Durruelli, a Porto Empedocle. Aveva 45 anni, era sposato e padre di due figlie, e dedicava la sua vita al servizio penitenziario e alla tutela della legalità.
Quella sera Pasquale, noto per il suo rigore e il forte senso del dovere, era rientrato nella sua proprietà dopo aver trascorso la giornata addestrando i cani. Due sicari lo attendevano nascosti: un primo colpo di fucile lo ferì gravemente, poi un secondo sicario gli sparò con una pistola, completando l’agguato mortale. Il corpo fu rinvenuto all’indomani, vicino alla sua auto, con il cane fedele accanto.
L’omicidio avvenne in un periodo di forte tensione in Sicilia, con Cosa Nostra impegnata a colpire esponenti dello Stato come ritorsione per l’applicazione del carcere duro ai mafiosi. Pasquale Di Lorenzo fu scelto perché simbolo di integrità e fermezza nella sua attività, un bersaglio che doveva lanciare un chiaro messaggio intimidatorio.
Anni dopo, collaboratori di giustizia e indagini approfondite identificarono i responsabili materiali e i mandanti dell’omicidio. Di Lorenzo ricevette la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Memoria per il sacrificio nella difesa dello Stato. La Casa Circondariale di Agrigento è stata intitolata al suo nome, e ogni anno vengono organizzate commemorazioni per ricordare il suo esempio.
La storia di Pasquale Di Lorenzo rappresenta l’esempio di un uomo che ha dato la vita per il dovere e per la legalità. La sua memoria ricorda che la lotta contro la mafia non riguarda solo le stragi famose: colpisce anche chi lavora silenziosamente per mantenere l’ordine e proteggere i cittadini. Il suo sacrificio è un monito per continuare a difendere lo Stato, la giustizia e i valori civili.










