«Ricordarlo oggi, a distanza di oltre trent’anni dal suo omicidio, è un dovere civile». Sono parole del sindaco Leoluca Orlando nel 2021, pronunciate in occasione dell’anniversario della morte di Serafino Ogliastro, ex agente della Polizia di Stato e venditore di automobili, scomparso a Palermo il 12 ottobre 1991.
Il 12 ottobre 1991 Ogliastro sparì nel nulla. Ergaticamente, la mafia di Brancaccio, secondo le ricostruzioni emerse più tardi, lo avrebbe ucciso con il metodo della lupara bianca — ovvero omicidio con occultamento del corpo, che non venne mai ritrovato.
Secondo la confessione di Salvatore Grigoli, mafioso poi pentito, Ogliastro sarebbe stato catturato in un autosalone dove si sarebbero trovati Grigoli, Pietro Spatuzza e altri. Fu torturato, strangolato da un gruppo di sei persone, caricato su una Fiat 127 e occultato in un luogo rimasto sconosciuto.
Non c’è certezza assoluta sul movente, ma le ipotesi principali emerse sono che i mafiosi sospettavano che Ogliastro, nell’ambito del suo lavoro (o tramite conoscenze), sapesse chi fossero gli autori dell’omicidio del boss Filippo Quartararo. Secondo un’altra versione, invece, Serafino sarebbe stato in possesso di informazioni su uno degli estorsori legati al “mago dei soldi” di Villabate, Giovanni Sucato.
Nel 2002 Salvatore Grigoli fu condannato in via definitiva per l’omicidio di Ogliastro, insieme ad altri (complice Ismail Kammoun, e altri associati).
La sua auto fu recuperata dopo più di un anno dalla scomparsa, grazie anche alla trasmissione televisiva Chi l’ha visto? Il corpo però non è mai stato rinvenuto.
La sorella di Serafino, Angela Ogliastro, ha più volte chiesto che venga restituito il corpo, affinché i genitori possano almeno piangere il figlio e dargli una tomba.
Serafino Ogliastro non è solo una vittima: è un simbolo di quanti cadono per avere scelto da che parte stare, di quanti cercano la verità e si battono per la memoria, anche quando il dolore sembra persistere nell’omertà. Ricordarlo oggi significa non lasciare che la sua storia scompaia nell’oblio, ma resti monito per lo Stato, per la cittadinanza, per i giovani: la mafia può nascondere i corpi, ma non può cancellare le storie di onestà.










