Il 12 ottobre 1983, intorno alle 18, Giuseppe Bertolami, florovivaista di 58 anni, originario di Sicilia ma residente da anni in Calabria per lavoro, fu rapito. Uscito dalla sua azienda nella Piana di Lamezia Terme e salito sulla sua Fiat 132, imboccava la Statale 18 in direzione Nicastro, quando, al bivio verso la località Palazzo, fu fermato e portato via con la forza. Poco dopo, l’auto fu ritrovata abbandonata in contrada Palazzo.
Bertolami era un imprenditore stimato: insieme ai suoi fratelli aveva costruito una florida azienda florovivaistica che dava lavoro a molti nella zona.
Subito dopo il rapimento, la famiglia avviò negoziati con i sequestratori. Le richieste di riscatto erano altissime – miliardi di lire – cifre che la famiglia non poteva sostenere facilmente.
Ci furono lettere, telefonate, contatti attraverso intermediari. Verso la fine del 1983 le trattative sembrarono prendere corpo: la famiglia dichiarò essere disposta a pagare una somma ridotta.
Si arrivò ad aprile 1984: la famiglia fece pubblicare un annuncio che indicava che parte del riscatto era pronta. Ma quello che sembrava il momento decisivo non portò a nulla. Dopo l’aprile 1984, i contatti con i presunti rapitori si interruppero. Da allora nessuna certezza su ciò che sia successo a Giuseppe. Né vivo, né morto, sepolto in qualche luogo o dimenticato.
Una delle ferite più profonde è che il corpo di Giuseppe Bertolami non è mai stato ritrovato, e la famiglia non ha mai ricevuto notizia definitiva.
I familiari hanno lanciato appelli nel corso degli anni chiedendo anche solo di sapere dove possa essere sepolto, per avere un luogo di memoria, per poter piangere, per dare un volto alla perdita.
Il rapimento di Bertolami non fu un caso isolato. Era la fase di maggiore intensità dei sequestri di persona compiuti dalla criminalità organizzata in Calabria, specialmente nell’area lametina. Persone benestanti, imprenditori, commercianti venivano rapiti per chiedere riscatti elevati, spesso con esiti tragici o senza mai più ricomparire.
Anche oggi Lamezia Terme commemora Giuseppe Bertolami. Sono organizzati incontri, deposizioni di fiori nel luogo del rapimento, riflessioni pubbliche per ricordare quella stagione di terrore e di silenzio.
La famiglia, in particolare il figlio Carmelo, continua a chiedere verità, non vendetta. Vuole solo sapere, avere risposte su cosa sia successo davvero.
Il caso di Giuseppe Bertolami è uno dei tanti sequestri delle decadi passate che ancora non ha una fine definita. È una storia di promesse non mantenute, di speranze tradite, di assenza di croce e di tomba. Ma è anche una storia che continua a vivere nella memoria delle persone che lo amavano, e che chiedono che la giustizia faccia il suo corso, che la verità venga a galla, che il dolore possa avere almeno una forma riconoscibile. Perché ricordare non è abbastanza: serve che qualcuno risponda, che qualcuno spieghi.










