L’UNICEF ha lanciato un nuovo allarme: negli ultimi due anni, più di 64.000 bambini nella Striscia di Gaza sono stati uccisi o mutilati. Tra questi, almeno 1.000 sono appena nati.
Si tratta di cifre drammatiche che rivelano la gravità della crisi umanitaria in corso, e che includono solo alcune delle vittime dirette: non è chiaro quanti altri bambini siano morti a causa di malattie che si sarebbero potute prevenire, della malnutrizione o fossero sepolti sotto le macerie.
L’UNICEF denuncia che da oltre 700 giorni i bambini a Gaza non solo muoiono o sono mutilati, ma sono anche sfollati, vivono in condizioni di estrema difficoltà.
La carestia è un’emergenza che persiste, specialmente a Gaza City, e si sta diffondendo verso il sud della Striscia.
La malnutrizione, soprattutto nei neonati e nei bambini più piccoli, sta causando danni permanenti allo sviluppo fisico e mentale. Mesi senza cibo adeguato aggravano la crisi.
La direttrice generale dell’UNICEF, Catherine Russell, ha dichiarato: “Il mondo non può e non deve permettere che questo continui.”
L’agenzia chiede con urgenza un cessate il fuoco robusto e duraturo; il rilascio degli ostaggi; passaggi sicuri, rapidi e senza ostacoli per gli aiuti umanitari, attraverso tutti i valichi e le rotte disponibili e che le azioni militari rispettino i principi del diritto internazionale umanitario: distinzione, proporzionalità e precauzione.
Oltre alla tragedia umana, le conseguenze per i bambini sopravvissuti sono profonde: danni fisici permanenti per chi è stato mutilato; traumi psicologici a lungo termine; rischio di sviluppo compromesso per i neonati e i bambini piccoli a causa di mancanza di nutrimento, esposizione ai bombardamenti, assenza di cure sanitarie adeguate; perdita di infrastrutture sanitarie, ospedali, scuole, che rende ancora più difficile l’accesso alle cure.
La denuncia dell’UNICEF rappresenta uno dei più gravi appelli umanitari recenti: l’enormità del numero — 64.000 bambini — non dovrebbe essere solo un dato da riportare, ma un richiamo all’azione per la comunità internazionale. Protezione, guarigione e responsabilità non sono concetti astratti, ma imperativi urgenti. Questi bambini non sono statistiche: sono vite spezzate, opportunità rubate, famiglie devastate.










