Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Tommaso Schisa hanno riportato l’attenzione sugli assetti del clan Sarno e sulla capacità della famiglia di mantenere una certa influenza a Ponticelli, anche negli anni successivi alla dissoluzione del clan, scaturita dal pentimento dei boss e delle figure apicali.
Secondo quanto riferito da Schisa, a guidare il clan Sarno erano Ciro e i fratelli Pasquale, Luciano e Vincenzo, quest’ultimo indicato come il più “carismatico” dell’intero gruppo. Una leadership che, anche dopo i colpi subiti dalle inchieste giudiziarie, ha continuato a far sentire la propria forza. In sostanza, secondo quanto riferito agli inquirenti da Schisa, il clan Sarno non avrebbe mai smesso di esercitare la sua influenza sulla zona orientale della città di Napoli.
Figura centrale nelle ricostruzioni è Antonio Sarno, figlio di Ciro, soprannominato Tonino “’o Tartaro”. Pur dimorando a Prato, e persino durante il periodo in cui era inserito nel programma di protezione, avrebbe continuato a recarsi a Ponticelli per gestire gli affari familiari.
Schisa ha inoltre raccontato che lo stesso Antonio Sarno avrebbe cercato i collaboratori dei Sarno con l’intenzione di eliminarli, accusandoli di aver riferito menzogne sul conto del padre, Roberto Schisa, già condannato per gravi reati.
Un episodio emblematico risale ai 180 giorni iniziali del programma di protezione, quando le misure non erano ancora pienamente operative. Tonino “’o Tartaro” si sarebbe presentato dai genitori di Schisa per chiedere 50.000 euro in cambio di un presunto impegno a “tenere fuori” proprio Tommaso Schisa dalle dichiarazioni accusatorie. La richiesta venne però respinta dai “pazzignani” che negli anni successivi alla fase di declino, scaturita proprio dagli arresti consequenziali al pentimento dei Sarno, sono poi riusciti ad imporre la propria egemonia, forte del supporto dei vecchi clan dell’ala orientale di Napoli. E proprio in quel periodo storico hanno ucciso alcuni parenti dei Sarno, seppure estranei alle logiche camorristiche, per inscenare la loro vendetta.
Dalle dichiarazioni di Schisa emerge che Antonio Sarno avrebbe operato nella zona di Prato, gestendo anche un’attività commerciale. Si tratterebbe – secondo le informazioni raccolte da Schisa – di una pizzeria, forse proprio la nota “Rossopomodoro”, all’interno del centro commerciale OMNIA di Prato.
Che il clan Sarno mantenga ancora legami e riconoscimento a Napoli lo dimostrerebbe un episodio legato al matrimonio di Giovanna, figlia di Ciro Sarno nata dal primo matrimonio, celebrato il 5 maggio 2022. In quell’occasione, Antonio Sarno discusse con il figlio Ciro Junior delle misure di sicurezza predisposte: il giovane aveva notato la presenza di individui sospetti e di un furgone nei pressi della chiesa.
Antonio reagì con fermezza, sostenendo che erano “coperti” e che non lo avrebbe mai lasciato “in balia di qualcuno”. Frasi che, secondo gli investigatori, indicano chiaramente come i Sarno possano ancora contare, nel loro territorio d’origine, su una rete di fedeltà e protezione nonostante il trascorso nei programmi di protezione.
Del resto, nel corso delle lunghe e frequenti conversazioni telefoniche che l’ex boss di Ponticelli ha intrattenuto dall’inverno del 2021 fino a pochi mesi prima dell’arresto con la giornalista Luciana Esposito, ha più volte sottolineato che i suoi figli erano “cresciuti insieme ai de Micco” e che i fratelli Marco, Luigi e Salvatore avrebbero osservato e studiato il sistema camorristico beneficiando di una postazione privilegiata che gli derivava proprio da quel rapporto d’amicizia con i rampolli del clan Sarno e che – secondo l’ex boss di Ponticelli – sarebbe stato fonte d’ispirazione ed insegnamento per i cosiddetti “Bodo”, come dimostrerebbe la politica molto simile a quella improntata dal clan Sarno, avviata dai De Micco quando sono riusciti ad imporre la propria egemonia, colmando proprio il vuoto di potere scaturito dal pentimento dei fratelli Sarno.
Le rivelazioni di Schisa delineano dunque l’immagine di un clan formalmente ridimensionato dalle condanne e dai pentimenti, ma ancora in grado di muoversi tra Campania e Toscana, con punti di riferimento radicati in entrambi i territori. E mostrano come la figura di Antonio Sarno, Tonino “’o Tartaro”, resti al centro di questo equilibrio tra vecchie logiche camorristiche e nuove attività imprenditoriali di facciata.










