L’ex Motel Agip, situato nel quartiere di Secondigliano a Napoli, ospita da anni circa 28 famiglie, molte delle quali vivono nella struttura da oltre vent’anni. Le condizioni dell’edificio sono ritenute fatiscenti dal Comune, che ha pianificato uno sgombero esecutivo per l’8 ottobre 2025.
I residenti, spesso con redditi bassissimi e con difficoltà a inserirsi nel mercato immobiliare, denunciano che le soluzioni abitative alternative promesse dall’amministrazione non sono state finora attuate in modo concreto.
Negli ultimi giorni le famiglie coinvolte hanno intensificato le proteste con azioni simboliche e presidi permanenti: alcuni manifestanti hanno stabilito un presidio davanti a Palazzo San Giacomo, per ottenere un incontro con l’amministrazione comunale e visibilità sulla loro vertenza. Le occupazioni del Duomo di Napoli, con mamme sedute davanti all’altare, sono state messe in atto nei giorni scorsi, come gesto di protesta contro lo sgombero imminente. In un’azione ad alto valore simbolico, un gruppo di residenti ha occupato la platea del Teatro San Carlo, incatenandosi alle poltrone e interrompendo le prove dell’opera “Un ballo in maschera”. I manifestanti hanno esposto uno striscione con la scritta: “Il Comune non ci deve trattare come abitanti di una discarica sociale”. Nei giorni precedenti, erano già state segnalate azioni contro l’amministrazione: gli occupanti, in catene, hanno manifestato negli uffici del consiglio comunale e in via Verdi.
Le famiglie chiedono che le promesse fatte dall’amministrazione (soluzioni abitative alternative) siano tradotte in atti concreti e non restino parole vuote; lo sgombero non avvenga senza una soluzione dignitosa per ciascuna famiglia interessata; l’amministrazione dimostri un impegno reale e una roadmap chiara per evitare che decine di persone finiscano per strada e che il Comune non tratti queste famiglie come “invisibili” o come chi può essere facilmente rimosso, ma come cittadini meritevoli di diritti.
Finora l’amministrazione comunale di Napoli non ha reso pubbliche contromosse concrete all’altezza delle richieste, lasciando i residenti in attesa di risposte. Le promesse fatte nei mesi scorsi, secondo i manifestanti, non sono state seguite da atti reali. Il Comune, proprietario dell’immobile, è chiamato a gestire la fase dello sgombero con misure che evitino un aggravio sociale. Il problema è che l’offerta economica proposta (tra i 3.000 e i 4.000 euro) non è giudicata sufficiente per le famiglie “incollocabili” nel mercato degli affitti privati. Se l’amministrazione non interverrà con un piano abitativo concreto, lo scontro tra diritti sociali e pratiche urbanistiche rischia di acuirsi nelle prossime settimane.










