Un episodio che rischia di sancire un temutissimo punto di non ritorno, quello andato in scena nella notte tra giovedì 28 e venerdì 29 agosto nel rione De Gasperi di Ponticelli, dove ormai da tempo impazza “la guerra dai balconi”: una faida atipica e senza precedenti che vede le parti coinvolte affrontarsi in maniera tutt’altro che convenzionale.
Per scongiurare il pericolo di trovarsi coinvolti in un agguato, i reduci del clan dei “pazzignani”, rimaneggiati da arresti e pentimenti, arroccati nell’isolato 10, minacciano il ras della droga del confinante isolato tre indirizzando colpi d’arma da fuoco verso balconi e finestre delle abitazioni limitrofe dove vivono soggetti legati al soggetto da decenni a capo del business illecito.
Come accaduto qualche sera fa, per l’appunto.
Spari indirizzati al balcone dell’abitazione ubicata nell’isolato 11 in cui vive una famiglia imparentata con la “Ceccia”, questo il soprannome di Pasquale Tarallo, autorevole broker della droga della periferia orientale di Napoli. Almeno 7 o 8 gli spari chiaramente uditi nel cuore della notte dai residenti in zona ed indirizzati verso la camera da letto della famiglia finita nel mirino dei rivali, sprezzanti della presenza di bambini.
Non solo per questo l’ultimo raid andato in scena nel rione De Gasperi ha fatto saltare gli equilibri, legittimando i civili a vincere la paura e rompere il muro d’omertà per contattare la direttrice di Napolitan.it e raccontargli quanto accaduto.
Poco dopo gli spari ha preso fuoco l’automobile di un soggetto residente nello stesso appartamento oggetto del raid. Una sequenza e un’associazione di fatti e persone che delinea uno scenario tanto nitido quanto allarmante e che soprattutto legittima la paura della gente comune che adesso teme un’escalation di sangue e vive nella lancinante attesa della replica del ras dell’isolato tre.
Un affronto clamoroso ed eclatante, l’ennesimo di una lunga serie di tensioni e di botta e risposta, rigorosamente a colpi di pistola, fortemente voluta dai reduci di un clan ormai decapitato e tenuto in vita solo da una manciata di familiari, per lo più giovanissimi, consapevoli di essere nella lista nera dei De Micco, ancor più da quando “la pazzignana” Luisa De Stefano, figura storica e apicale del clan, ha deciso di seguire le orme del suo primogenito Tommaso Schisa, iniziando un clamoroso percorso di collaborazione con la giustizia. Proprio lei che nel 2016 diede il via a un vortice di efferati delitti per punire le condanne scaturite dal pentimento dei fratelli Sarno, ex boss di Ponticelli, una sequenza di vendette trasversali che travolsero le vite dei parenti innocenti: il cognato degli ex boss, Mario Volpicelli, estraneo alle dinamiche camorristiche, poi Giovanni Sarno, fratello degli ex boss, disabile e con problemi di alcolismo. Nel giro di meno di 10 anni, però, lo scenario è mutato drasticamente e nella stessa posizione dei parenti degli ex boss di Ponticelli adesso ci sono i familiari della De Stefano, tutt’altro che intenzionati a lasciare il quartiere per trasferirsi in una località protetta. Anzi. I fatti recenti evidenziano la ferma volontà di non uscire di scena da parte dei reduci del clan capeggiato da Luisa De Stefano e che inevitabilmente verrà decapitato dalle sue stesse rivelazioni.
Consapevoli di non poter sconfinare oltre il rione De Gasperi, o meglio, oltre l’edificio in cui vivono, i “pazzignani” cercano di preservare onore e potere imponendo la propria supremazia al bersaglio più vicino e abbordabile, ma anche quello più appetibile: il ras della droga del vicino isolato tre. La casualità vuole che alcuni parenti del ras vivano nell’isolato 11, l’edificio-gemello del 10, quartier generale dei “pazzignani”. Una circostanza che in passato i reduci del clan avevano già sfruttato a proprio vantaggio per cercare di intimorire il ras della tre, senza riuscire a sortire l’effetto sperato. Una pretesa oggettivamente velleitaria quella dei “pazzignani”, alla luce del consolidato rapporto d’affari che intercorre tra i vertici dell’egemone clan De Micco e Tarallo.
Perché mai una figura di spicco del business della droga, in ottimi affari con il clan egemone, dovrebbe cedere al ricatto estorsivo di un gruppo di giovani arroccati sui relitti di un’organizzazione camorristica?
Una pretesa schernita e sbeffeggiata in più occasioni dalla controparte, ma ciononostante, quello che resta dei “pazzignani” seguita a impugnare le armi per continuare ad alimentare le logiche della “guerra dai balconi”. Sprezzanti della presenza di bambini e di vite estranee alle logiche malavitose, continuano a sparare per intimare al ras di versare una percentuale di proventi illeciti nelle casse di un clan sul quale scorrono già i titoli di coda, ma che proprio non vuole saperne di sventolare bandiera bianca.
Una premessa che legittima le paure dei residenti in zona. Paure inasprite dal clima di silente tensione che spira sul rione da quella notte squarciata dagli spari e arroventata dalle fiamme. Per chi vive incastrato nelle logiche della “guerra dai balconi” appare impossibile che i signori della droga del rione De Gasperi non replicheranno al plateale affronto subito. I civili non credono affatto che questo silenzio sia destinato a durare a lungo, soprattutto perché rischierebbe di legittimare la controparte ad alzare il tiro, interpretandolo come un segnale di resa o di timore da parte del broker della droga e dei suoi fiancheggiatori.
Uno scenario che sembra destinato ad introdurre l’ennesima stagione di tensione in un rione che dal secondo dopoguerra ad oggi, ha visto scorrere già fin troppo sangue.











