L’International Association of Genocide Scholars (IAGS), il principale organismo a livello globale nel campo degli studi sul genocidio, ha approvato una risoluzione, con l’86 % dei membri votanti – su circa 500 totali –, che conclude esplicitamente che le politiche e le azioni di Israele a Gaza soddisfano la definizione legale di genocidio secondo l’Articolo II della Convenzione ONU contro il genocidio del 1948.
Il documento evidenzia una serie di azioni israeliane che rientrerebbero nei criteri del genocidio:
Attacchi indiscriminati e deliberati contro civili e infrastrutture vitali, inclusi ospedali e abitazioni.
Fame e carestia imposte tramite distruzione di campi, depositi di cibo e panifici, accompagnata dalla restrizione dell’assistenza umanitaria .
Violenza sessuale e riproduttiva.
Spostamenti forzati massicci della popolazione.
Pratiche che creano condizioni di vita intenzionalmente letali .
Riconoscimento della dimensione legale e contesto
La risoluzione dà rilievo anche ai seguenti aspetti:
Riconosce che l’attacco compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 costituisce anch’esso crimini internazionali, distinguendo però la risposta militare israeliana, che considera genocida .
Invita Israele a sospendere immediatamente tutte le azioni considerate genocidarie, oltre a sollecitare il rispetto delle misure provvisorie emanate dalla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) e la cooperazione con la Corte Penale Internazionale (CPI) .
Israele ha respinto duramente la risoluzione, definendola “un imbarazzo per la professione legale” e “senza fondamento”, affermando che è basata su menzogne propagandate da Hamas.
L’IAGS, fondata nel 1994, ha già riconosciuto altri genocidi – storici e contemporanei – e per la prima volta accusa una democrazia riconosciuta di compiere un genocidio vero e proprio.
Questo provvedimento alimenta un dibattito internazionale già acceso, con accuse simili già espresse da organizzazioni come Human Rights Watch, Amnesty International, e ONG israeliane quali B’Tselem e Physicians for Human Rights-Israel, oltre alla stessa South Africa in sede ICJ.
Una risoluzione che arriva nel mezzo di un conflitto che dura da quasi due anni e ha causato oltre 63.000 morti a Gaza – secondo il Ministero della Salute di Gaza – per lo più donne e bambini, con sfollamenti di massa e distruzione devastante delle infrastrutture. Parallelamente, il caso sudafricano all’ICJ resta aperto, con le richieste di misure provvisorie con termine delle difese israeliane indicato per gennaio 2026.
La risoluzione ha un forte valore simbolico e fa pressione sulla comunità globale, incoraggiando reazioni politiche e legali. Israele ha respinto l’accusa con fermezza, il conflitto legale, già in corso, intensifica l’urgenza di una risposta da parte degli organismi internazionali.











