Lo scorso 25 agosto, due attacchi a distanza ravvicinata – una cosiddetta “double-tap strike” – hanno colpito l’ospedale Nasser a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Il primo colpo ha centrato i piani alti della struttura; il secondo ha raggiunto il vano scala utilizzato da giornalisti e soccorritori, causando ulteriori vittime.
Le vittime giornaliste identificate sono cinque, tutte impegnate a documentare la crisi umanitaria:
Hussam al-Masri, 49 anni, cameraman della Reuters, ucciso sul posto mentre era in diretta.
Mariam Abu Dagga, 33 anni, foto giornalista freelance per l’Associated Press e Independent Arabic, morta durante il secondo attacco.
Mohammed Salama, 24 anni, fotoreporter di Al Jazeera, anch’egli colpito durante il secondo attacco.
Moaz Abu Taha, 27 anni, freelance e collaboratore di Reuters, vittima anch’egli della seconda detonazione.
Ahmed Abu Aziz, 29 anni, giornalista per Middle East Eye e Quds Feed (oltre a collaborare con Independent Arabic e Associated Press), morto anch’egli nel secondo attacco.
Hussam al-Masri
Veterano di Reuters, conosciuto per la sua resilienza e impegno. Stava trasmettendo una diretta dall’ospedale quando è stato colpito. Era il punto di riferimento per molti colleghi dato che operava dai pressi della struttura in un contesto di forte pericolo personale.
Mariam Abu Dagga
Foto-giornalista madre di un bambino di 13 anni. Le sue immagini – in particolare sui bambini malnutriti – sono state ampiamente diffuse. Lavorava per AP e Independent Arabia.
Mohammed Salama
Giovane fotoreporter della sede di Khan Younis per Al Jazeera. Conosciuto per la professionalità e il sorriso sempre presente, era fidanzato e sognava di sposarsi non appena sarebbe tornata la pace.
Moaz Abu Taha
Freelance talentuoso che lavorava anche per Reuters. Utilizzava spesso il telefono per filmare. Ricordato come il più giovane della famiglia, molto socievole e dedito al suo lavoro.
Ahmed Abu Aziz
Collaboratore di Middle East Eye, Quds Feed, Independent Arabic e Associated Press. Considerato infaticabile e coraggioso, attraversava Gaza a piedi per raccontare la guerra. Marito da luglio 2024, stava preparando il dottorato in media.
L’attacco ha scatenato dure critiche globali: l’ONU, Reporters Without Borders, il Committee to Protect Journalists e altri hanno definito l’episodio inammissibile, denunciando violazioni del diritto internazionale umanitario, soprattutto per quanto riguarda la protezione di ospedali e giornalisti.
In risposta, le autorità israeliane hanno dichiarato che l’obiettivo era una telecamera ritenuta essere utilizzata da Hamas per sorvegliare i movimenti delle loro truppe, ma non hanno fornito prove concrete . Le circostanze – attacchi consecutivi in aree affollate di soccorritori e media – sollevano dubbi sul rispetto delle norme internazionali.











