Nella corso della mattina di giovedì 24 luglio, nell’ambito dei servizi straordinari predisposti dalla Questura di Napoli per contrastare i fenomeni di detenzione abusiva di armi, la Polizia di Stato ha tratto in arresto il 22enne Matteo Nocerino con precedenti di polizia, anche specifici, per detenzione illegale di arma clandestina con relativo munizionamento e ricettazione.
In particolare, gli agenti della Squadra Mobile hanno controllato un’abitazione nel quartiere Ponticelli, dove hanno sorpreso il 22enne che era latitante dallo scorso maggio e hanno rinvenuto una pistola semiautomatica priva di matricola con 3 cartucce calibro 6,35.
Nocerino era destinatario di un ordine di carcerazione emesso lo scorso 11 luglio dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Ufficio Esecuzioni Penali – secondo il quale dovrà espiare la pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione per detenzione illegale di armi.
Cresciuto nel rione San Rocco di Ponticelli, storica roccaforte del clan “Bodo”, Matteo Nocerino appartiene alla terza generazione di una nota famiglia camorristica: suo nonno Ciro Nocerino detto “Patacchella”, ex cutoliano, ha marcato la scena camorristica napoletana, prima ancora del padre di Matteo. E soprattutto, Matteo è il cugino di Antonio Nocerino detto brodino, figura apicale del clan De Micco.
Dal suo canto, Nocerino junior si è distinto soprattutto per il matrimonio con la figlia del boss Antonio D’Amico. Un legame sentimentale che ha stravolto gli equilibri camorristici, alla luce dell’odio atavico, alimentato da una lunga scia di sangue che intercorre tra i cosiddetti “fraulella” del rione Conocal e i De Micco. Un legame sentimentale che ha creato una situazione ibrida, caotica, che a tratti rende impossibile stabilire alleanze e contrasti e che ha riservato non pochi colpi di scena, uno su tutti: l’omicidio di Vincenzo Costanzo detto ciculill’, nipote acquisito del boss Antonio D’Amico.
Un agguato ancora avvolto nel mistero e che ha macchiato di sangue uno dei momenti più attesi e partecipati della storia napoletana: i festeggiamenti per la vittoria del terzo tricolore azzurro. I sicari che uccisero Costanzo entrarono in azione in piazza Volturno, mentre il giovane era seduto su una panchina con la fidanzata e due guardaspalle. Matteo Nocerino si era allontanato pochi istanti prima, insieme agli altri fedelissimi della cosca.
Secondo il collaboratore di giustizia Giovanni Braccia, ex affiliato ai De Micco-De Martino e cugino del boss Antonio D’Amico, l’omicidio di Costanzo fu la prova di fedeltà richiesta da Antonio Nocerino a suo cugino: consapevole che si era imparentato con i D’Amico e che era dirottato nel Conocal per curare gli affari della famiglia acquisita, “brodino” voleva che dimostrasse con i fatti che era un “bodo” e non un “fraulella”. Un omicidio che ha appagato una serie di logiche e che doveva sembrare la solita lite per futili motivi sfociata nel sangue. Tutt’altro che casuale anche la scelta del luogo: pochi giorni prima, Costanzo aveva avuto dei contrasti proprio con il boss del “buvero”, la zona dove è stato lasciato su quella panchina per andare incontro alla morte.
Secondo Braccia, anche le circostanze che il giorno seguente all’omicidio portarono all’arresto di Nocerino e di Gaetano Maranzino, giovane promessa del calcio italiano e cugino di Costanzo, furono frutto di un piano ben studiato e finalizzato a depistare le indagini ed allontanare l’ombra dei sospetti. I due furono intercettati mentre, insieme ad altri soggetti che riuscirono a dileguarsi, si recarono in piazza Volturno per compiere una “stesa”. Un’azione dimostrativa a scopo intimidatorio voluta per rendere credibile che su quell’omicidio ci fosse la firma del boss della zona, perchè agli occhi di tutti doveva apparire come la replica del clan al colpo subito la sera precedente.
Durante la fuga in scooter i due hanno ignorato l’alt della polizia, dando vita a un inseguimento: uno dei passeggeri ha estratto una pistola calibro 7,65 rubata nel 2022 e l’ha puntata verso gli agenti, anche se non ha sparato. Scooter e arma sono stati recuperati, i due furono arrestati e accusati di resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di arma e spari in luogo pubblico.
In primo grado entrambi erano stati condannati a circa quattro anni. In appello la pena è stata ridotta a 3 anni e 6 mesi, consentendo a Matteo di uscire con gli arresti domiciliari, prima fuori regione, successivamente con braccialetto elettronico.
Lo scorso 10 maggio Matteo Noccerino è stato denunciato per favoreggiamento, proprio perché Perrella è stato stanato nella sua abitazione.
Matteo ha scalato posizioni nei ranghi delle nuove alleanze camorristiche, oscillando tra il clan di famiglia e quello ereditato mediante quella parentela acquisita. Nelle fasi successive all’omicidio Costanzo ha favorito una vera e propria migrazione di parenti e affiliati ai D’Amico, tra i quali anche Perrella, cugino diretto di Costanzo, passato dalla parte dei De Micco, arrestato da affiliato a quest’ultimo clan per aver partecipato l’estate scorsa al sequestro del fratello del ras dei De Luca Bossa.











