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Ponticelli: arrestato il latitante Matteo Nocerino

Luciana Esposito di Luciana Esposito
25 Luglio, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli: arrestato il latitante Matteo Nocerino
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E’ terminata dopo circa due mesi la latitanza di Matteo Nocerino, 21 anni, genero del boss Antonio D’Amico e figlio di Massimo Nocerino soprannominato Patacchella, sanguinario killer all’epoca dei Sarno.

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Nocerino junior era detenuto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ma si era reso irreperibile in seguito alla cattura di Giuseppe Perrella, a sua volta arrestato dopo diversi mesi vissuti da latitante proprio nell’abitazione di Nocerino e di sua moglie, la 23enne figlia del boss Antonio D’Amico, in via Concezione Immacolata, nel cuore del rione San Rocco, quartier generale dei De Micco.

Uno scenario che intreccia famiglie e clan di camorra, azioni e strategie, latitanze e arresti. Proprio all’indomani della cattura di Perrella, parente dei D’Amico, poi passato dalla parte dei De Micco, Matteo Nocerino si era reso irreperibile, dando il via a sua volta alla latitanza terminata con l’arresto eseguito poche ore fa dalla Polizia di Stato, come documentano i frame che rimbalzano sui social divulgati da amici, parenti e affiliati e che immortalano il momento della cattura. Le immagini dell’arresto, accompagnate da emoticon e frasi ad effetto concorrono a galvanizzare le gesta criminali, sminuendo la gravità dell’evento, minimizzando i disagi e le brutture della detenzione carceraria. Un trend sempre più in voga e ormai entrato ufficialmente a far parte del linguaggio comunicativo della camorra 2.0 e che punta a mitizzare la malavita e i suoi interpreti narrando l’arresto come il momento della celebrazione e della consacrazione. Un evento che non decreta più la fine della libertà, ma che diventa la nascita di un’era che introduce una nuova prova da superare, descritto come un momento transitorio, “di passaggio”, un incidente di percorso, uno step necessario per ostentare omertà e tempra criminale, scontando la pena senza consegnare grattacapi all’organizzazione. Ed è soprattutto per evitare che questo accada che la camorra impugna gli smartphone per celebrare la cattura, per effetto di quella logica distorta e sempre più in voga che vede gli influencer del crimine sovvertire valori, concetti e regole affinché il male si trasformi in bene e ciò che è percepito come sbagliato diventi non solo giusto, ma anche popolare, in modo da entrare di diritto in quel genere di comportamenti e principi che la società civile percepisce come “normale”.

Tutto in uno scatto che riassume la parabola complessa e controversa di uno dei tanti giovani interpreti della camorra ponticellese. Uno dei tanti predestinati, nati con il destino segnato da un cognome pesante e che fin da adolescente ha dimostrato con i fatti la ferma volontà di ripercorrere le orme paterne.

Cresciuto nel rione San Rocco di Ponticelli, storica roccaforte del clan “Bodo”, Matteo Nocerino appartiene alla terza generazione di una nota famiglia camorristica: suo nonno Ciro Nocerino detto “Patacchella”, ex cutoliano, ha marcato la scena camorristica napoletana, prima ancora del padre di Matteo. E soprattutto, Matteo è il cugino di Antonio Nocerino detto brodino, figura apicale del clan De Micco.

Dal suo canto, Nocerino junior si è distinto soprattutto per il matrimonio con la figlia del boss Antonio D’Amico. Un legame sentimentale che ha stravolto gli equilibri camorristici, alla luce dell’odio atavico, alimentato da una lunga scia di sangue che intercorre tra i cosiddetti “fraulella” del rione Conocal e i De Micco. Un legame sentimentale che ha creato una situazione ibrida, caotica, che a tratti rende impossibile stabilire alleanze e contrasti e che ha riservato non pochi colpi di scena, uno su tutti: l’omicidio di Vincenzo Costanzo detto ciculill’, nipote acquisito del boss Antonio D’Amico.

Un agguato ancora avvolto nel mistero e che ha macchiato di sangue uno dei momenti più attesi e partecipati della storia napoletana: i festeggiamenti per la vittoria del terzo tricolore azzurro. I sicari che uccisero Costanzo entrarono in azione in piazza Volturno, mentre il giovane era seduto su una panchina con la fidanzata e due guardaspalle. Matteo Nocerino si era allontanato pochi istanti prima, insieme agli altri fedelissimi della cosca.

Secondo il collaboratore di giustizia Giovanni Braccia, ex affiliato ai De Micco-De Martino e cugino del boss Antonio D’Amico, l’omicidio di Costanzo fu la prova di fedeltà richiesta da Antonio Nocerino a suo cugino: consapevole che si era imparentato con i D’Amico e che era dirottato nel Conocal per curare gli affari della famiglia acquisita, “brodino” voleva che dimostrasse con i fatti che era un “bodo” e non un “fraulella”. Un omicidio che ha appagato una serie di logiche e che doveva sembrare la solita lite per futili motivi sfociata nel sangue. Tutt’altro che casuale anche la scelta del luogo: pochi giorni prima, Costanzo aveva avuto dei contrasti proprio con il boss del “buvero”, la zona dove è stato lasciato su quella panchina per andare incontro alla morte.

Secondo Braccia, anche le circostanze che il giorno seguente all’omicidio portarono all’arresto di Nocerino e di Gaetano Maranzino, giovane promessa del calcio italiano e cugino di Costanzo, furono frutto di un piano ben studiato e finalizzato a depistare le indagini ed allontanare l’ombra dei sospetti. I due furono intercettati mentre, insieme ad altri soggetti che riuscirono a dileguarsi, si recarono in piazza Volturno per compiere una “stesa”. Un’azione dimostrativa a scopo intimidatorio voluta per rendere credibile che su quell’omicidio ci fosse la firma del boss della zona, perchè agli occhi di tutti doveva apparire come la replica del clan al colpo subito la sera precedente.

Durante la fuga in scooter i due hanno ignorato l’alt della polizia, dando vita a un inseguimento: uno dei passeggeri ha estratto una pistola calibro 7,65 rubata nel 2022 e l’ha puntata verso gli agenti, anche se non ha sparato. Scooter e arma sono stati recuperati, i due furono arrestati e accusati di resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di arma e spari in luogo pubblico.

In primo grado entrambi erano stati condannati a circa quattro anni. In appello la pena è stata ridotta a 3 anni e 6 mesi, consentendo a Matteo di uscire con gli arresti domiciliari, prima fuori regione, successivamente con braccialetto elettronico.

Lo scorso 10 maggio Matteo Noccerino è stato denunciato per favoreggiamento, proprio perché Perrella è stato stanato nella sua abitazione.

Matteo ha scalato posizioni nei ranghi delle nuove alleanze camorristiche, oscillando tra il clan di famiglia e quello ereditato mediante quella parentela acquisita. Nelle fasi successive all’omicidio Costanzo ha favorito una vera e propria migrazione di parenti e affiliati ai D’Amico, tra i quali anche Perrella, cugino diretto di Costanzo, passato dalla parte dei De Micco, arrestato da affiliato a quest’ultimo clan per aver partecipato l’estate scorsa al sequestro del fratello del ras dei De Luca Bossa.

Tutt’altro che casuale la scelta di rendersi irreperibile contestualmente alla cattura di Perrella. Forse temeva che la sua posizione potesse aggravarsi se avesse optato per il pentimento o forse quella decisione è scaturita da altre logiche. Fatto sta che la sua latitanza non è durata a lungo.

L’arresto recente ha chiuso l’ennesimo capitolo di una concitatissima saga, dagli esiti sempre più imprevedibili.

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