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Feste Patronali 2025, a Ponticelli il Comune di Napoli promuove lo show che strizza l’occhio alla camorra

Luciana Esposito di Luciana Esposito
24 Giugno, 2025
in Cronaca, In evidenza
0
Feste Patronali 2025, a Ponticelli il Comune di Napoli promuove lo show che strizza l’occhio alla camorra
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In un clima dove legalità e cultura dovrebbero camminare di pari passo, il Comune di Napoli torna a far parlare di sé per una scelta controversa. Mercoledì 25 giugno, in occasione della Festa dei Santi Pietro e Paolo, il cantante neomelodico Marco Calone si esibirà in concerto a Ponticelli, quartiere della periferia orientale della città, sul campo adiacente alla chiesa di via Maria Malibran.

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L’evento, inserito nel programma ufficiale delle celebrazioni patronali, promosso dall’Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli, solleva più di una perplessità: non solo per la natura dello spettacolo, ma soprattutto per il profilo dell’artista scelto. Marco Calone è infatti una figura che da tempo alimenta polemiche e ombre, spesso per i legami — più o meno diretti — con ambienti vicini alla criminalità organizzata.

Il nome di Marco Calone è balzato agli onori delle cronache già a gennaio 2024, quando fu protagonista di una serenata nel rione Fiat, fortino del clan De Martino. Non fu un semplice concerto, ma un vero e proprio tributo voluto per celebrare il potere acquisito da Vincenzo Valentino, detto ‘o veloce, figura apicale del clan De Micco-De Martino.

Il cantante, tra cori, dediche e una cornice simbolica fin troppo eloquente, si sarebbe esibito in onore del nuovo ras, portando in scena quella forma di celebrazione pubblica della criminalità che normalizza e legittima dinamiche di potere fondate sull’intimidazione.

A distanza di più di un anno, lo stesso neomelodico si accinge ad esibirsi nuovamente nel quartiere con il beneplacito dell’amministrazione, nell’ambito di un evento che si svolgerà a due passi dal “parco di Topolino”, quartier generale dei De Micco, nonché rione di residenza di ‘o veloce, scarcerato di recente.

A rafforzare le perplessità sulla partecipazione di Marco Calone a eventi pubblici patrocinati dalle istituzioni sono i testi di alcune sue canzoni, che rappresentano un inno esplicito alla malavita. Tra i brani più controversi spiccano “Chest’ è camorra” in duetto con Marco De Luca che inneggia senza filtri alla camorra come identità di forza e rispetto.

Mentre nel brano “Malavita & Criminale” l’autore rivendica un legame personale e affettivo con l’universo criminale: “Chi tocca a te se po’ fa male” è uno dei passaggi simbolici.

Questi brani, diffusi e ascoltati soprattutto tra i giovanissimi, rischiano di veicolare una narrazione tossica, in cui il crimine viene descritto come stile di vita desiderabile e rispettabile.

Inoltre, lo scorso dicembre, il nome di Marco Calone è finito nuovamente sulle pagine di cronaca per un’altra vicenda. Il 29 novembre avrebbe dovuto tenersi un suo concerto al Teatro Impero di Brindisi, ma lo spettacolo fu annullato tra accuse incrociate e l’apertura di un fascicolo in Procura. L’artista denunciò pubblicamente l’organizzatore Angelo Fontò per una presunta truffa: secondo Calone, il bonifico dell’anticipo pattuito fu revocato all’ultimo momento e l’intero incasso fu trattenuto ingiustamente.

Dall’altro lato, Fontò raccontò una versione opposta: il cantante si sarebbe rifiutato di esibirsi alla vista della sala semivuota, pretendendo comunque 5.000 euro in contanti. Secondo l’organizzatore, lo staff di Calone avrebbe poi messo in atto una serie di minacce e aggressioni, culminate in una denuncia per tentata estorsione.

In questo contesto, la decisione di ospitare proprio Marco Calone in una festa religiosa patrocinata dalle istituzioni locali suscita forte perplessità, soprattutto per la marcata volontà di continuare a ghettizzare il quartiere e i suoi abitanti che, di contro, rivendicano con fermezza il desiderio di dissociarsi dal connubio “Ponticelli = camorra” che un evento di questo tipo sembra, invece, voler rilanciare con preoccupante disinvoltura.

Non è la prima volta che le feste patronali diventano teatro di esibizioni ambigue, dove la devozione si intreccia con spettacolarizzazioni che, se non direttamente criminali, finiscono col legittimare modelli sociali problematici. Il rischio, come spesso accade, è che la musica finisca per coprire il rumore del silenzio istituzionale.

Il concerto di Marco Calone, previsto per la serata del 25 giugno, con ingresso gratuito e una folla che si preannuncia numerosa, è la cronaca dell’ennesima occasione mancata per scegliere, finalmente, un altro tipo di spettacolo, sicuramente più degno e rappresentativo di quei cittadini stanchi di patire le angherie della camorra, in tutte le sue forme.

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