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Omicidio Giulia Tramontano: la difesa di Impagnatiello punta “sull’immagine” e nega la premeditazione

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
24 Giugno, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Ritrovato il cadavere di Giulia, incinta di 7 mesi. La confessione del compagno: “l’ho uccisa io”
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È iniziata davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano la discussione della difesa di Alessandro Impagnatiello, ex barman e autore confesso dell’omicidio di Giulia Tramontano, la compagna incinta al settimo mese assassinata a Senago nel maggio 2023. La Corte di primo grado lo aveva condannato all’ergastolo per omicidio pluriaggravato, ma oggi la strategia difensiva cambia rotta, cercando di scardinare l’impianto accusatorio sulle aggravanti.

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L’avvocata di Impagnatiello, Giulia Geradini, ha chiesto alla Corte di ridimensionare il reato, puntando su una narrazione che esclude la premeditazione e la crudeltà. Secondo la difesa, l’uomo avrebbe agito in un momento di turbamento emotivo, spinto da una crescente paura per la propria immagine personale, messa in discussione dalla gravidanza della compagna.

“La sua è una personalità narcisistica, fragile, incapace di affrontare la realtà – ha dichiarato l’avvocata –. Giulia stava organizzando una nuova vita con lui, ma lui sentiva che la sua immagine perfetta stava per crollare.”

L’omicidio avvenne il 27 maggio 2023. Secondo la sentenza di primo grado, Impagnatiello somministrò veleno per topi a Giulia per settimane, nel tentativo di indurle un aborto. Fallito quel tentativo, la uccise con 37 coltellate, colpendo anche il bambino che portava in grembo.

Dopo l’assassinio, il corpo fu tenuto in casa per ore, poi spostato tra cantina, box e auto, per quattro giorni. In seguito, Impagnatiello cercò di bruciare il cadavere usando alcol e benzina, in un tentativo maldestro di distruzione delle prove.

L’avvocata Geradini ha cercato di ribaltare la ricostruzione dei magistrati, sostenendo che le azioni dell’imputato non furono il risultato di un piano, ma piuttosto di una confusione emotiva: nessuna premeditazione, perché il comportamento successivo al delitto fu “goffo e disorganizzato”; nessuna crudeltà, perché non ci sarebbe stata intenzione di infliggere sofferenza gratuita e soprattutto la richiesta di riconoscere le attenuanti generiche, legate al presunto “disagio interiore” dell’imputato.

Se la Corte accoglierà la richiesta di escludere le aggravanti, Impagnatiello potrebbe vedere ridursi la pena da ergastolo a 30 anni di reclusione, una differenza sostanziale. La Procura generale ha già annunciato che sosterrà la conferma dell’ergastolo, evidenziando la gravità del gesto, il lungo tentativo di avvelenamento e l’efferatezza del delitto.

L’omicidio di Giulia Tramontano ha avuto una fortissima risonanza nazionale. La giovane, originaria di Sant’Antimo (NA), è diventata simbolo della battaglia contro il femminicidio e la violenza di genere, insieme a tante altre donne uccise da compagni, mariti o ex partner. Il caso ha scosso l’opinione pubblica e spinto il Parlamento a intensificare le iniziative legislative in materia di tutela e prevenzione.

La sentenza d’appello è attesa per le prossime settimane. Il processo a Impagnatiello si gioca non solo sul piano giuridico, ma anche su quello simbolico: una società sempre più sensibile ai temi della violenza domestica osserverà da vicino se la giustizia saprà riconoscere pienamente la gravità e le implicazioni morali dell’accaduto.

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