Napoli, quartiere Barra. Un caldo pomeriggio di metà giugno che poteva trasformarsi in una strage. Invece, resta – per ora – “solo” l’eco sorda di un crollo, la polvere sospesa nell’aria, la rabbia nei cuori di chi, da anni, chiede attenzione e trova silenzio.
Oggi, all’Istituto Comprensivo Perasso di via Provinciale Botteghelle di Portici 505, è crollato il solaio di un’aula scolastica. Circa 20 metri quadrati di travertini, pignatte e cemento si sono staccati, precipitando al suolo e spalancando una voragine tra i banchi. Un’immagine che richiama scenari di guerra più che quelli di un luogo di formazione e crescita.
L’orario è chiaro: erano le 12:10. La scuola era in piena attività, frequentata dai bambini dell’infanzia e del nido. Solo il sangue freddo e la prontezza di maestre e collaboratori ha evitato il peggio. I piccoli sono stati messi in salvo appena in tempo. Nessun ferito, nessuna vittima. Un miracolo, sì. Ma anche una denuncia vivente.Un testimone presente sul posto racconta:
“La scuola era piena. I bambini dentro. Se il crollo fosse avvenuto pochi minuti prima o se qualcuno si fosse trovato in quell’aula, oggi parleremmo di lutto. Invece siamo salvi solo per la rapidità del personale scolastico.
Ma non è accettabile parlare di fortuna: quell’aula era già stata segnalata all’UTC. Sapevano fosse pericolosa. C’erano crepe evidenti, il solaio si stava piegando. Era stato detto di non entrarci. Eppure non si è fatto nulla. Accanto a quell’aula ci sono bagni che i bambini usano ogni giorno. Il pericolo era lì, visibile. Ma ignorato.”
Queste parole raccontano una realtà amara: l’incuria. La superficialità. E la solita tragica routine delle periferie dimenticate.Perché sì, Barra è periferia. Una di quelle zone in cui le scuole cadono a pezzi, le segnalazioni si perdono nei corridoi polverosi delle amministrazioni e i diritti – anche quelli dei più piccoli – sembrano valere meno.
Ma i bambini di Barra non valgono meno. Le loro famiglie, le loro insegnanti, i collaboratori scolastici non sono cittadini di “serie B”.
Non chiedono miracoli. Chiedono sicurezza. Chiedono di essere ascoltati. Chiedono il diritto a una scuola che non crolli.
Questo crollo, evitato solo per grazia, deve fare rumore. Non solo oggi, non solo fino al prossimo titolo. Ma ogni giorno, fino a che non si metterà davvero mano a una situazione che grida vendetta.
Perché finché le periferie verranno trattate come margini da ignorare, non ci sarà mai una città davvero giusta. E la prossima volta, quel miracolo potrebbe non arrivare.











