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Ponticelli, “i pazzignani” nel mirino dei rivali: ordigno esploso nell’arsenale del clan

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
27 Aprile, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli, “i pazzignani” nel mirino dei rivali: ordigno esploso nell’arsenale del clan
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Continua ad infervorarsi il clima nel rione De Gasperi di Ponticelli, uno dei tanti rioni in balia della criminalità, non solo per la presenza di dozzine di piazze di droga, gestite da diversi soggetti.

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A distanza di un anno dall’escalation di violenza culminata nell’omicidio di Emanuele Pietro Montefusco, fratello del ras Salvatore Montefusco che aveva apertamente sfidato l’egemonia dei De Micco, forte del supporto di una squadriglia di giovanissimi alle prime armi e dei reduci dei clan rimaneggiati da omicidi e arresti che condividevano quel disegno criminale. “Pierino” Montefusco, seppure estraneo alle logiche camorristiche, fu assassinato a luglio del 2024 per lanciare un messaggio esplicito a suo fratello: qualora i rivali non fossero riusciti a colpirlo, non avrebbero risparmiato i suoi familiari innocenti. Salvatore Montefusco sapeva di avere le ore contate e per questo se ne stava rintanato in casa, sprezzante del fatto che così facendo avrebbe decretato la condanna a morte di un parente estraneo alle logiche camorristiche.

Tutto ebbe inizio nei mesi precedenti, proprio nel rione De Gasperi, quartier generale del ras Montefusco soprannominato Zamberletto che nell’isolato 17 aveva fondato un cartello autonomo con l’intenzione di minare gli equilibri camorristici, sfidando i De Micco. Auto incendiate, bombe, stese, scorribande armate, un mancato agguato sfociato in un incidente stradale: questi gli episodi salienti che concorsero ad imbruttire i toni della faida in corso, fino al triste epilogo: l’omicidio di Pierino. L’uomo era solito trascorrere le sue giornate sul ciglio di un marciapiede di via Argine per vendere rotoloni di carta. Dopo aver pagato il conto con la giustizia aveva deciso di voltare le spalle alla criminalità e non aveva nulla da spartire con i piani camorristici di suo fratello, ma ciò non è bastato a salvargli la vita. Quando i sicari del clan rivale hanno deciso di mettere la firma su un omicidio destinato a infliggere un duro colpo a Zamberletto hanno scelto l’obiettivo più facile. Non hanno avuto neanche bisogno di pianificare l’azione, sicuri di trovarlo lì, su quel marciapiede, come ogni giorno.

Un agguato che rischiava di sancire il punto di non ritorno, se il clan capeggiato da Montefusco avesse optato per una risposta immediata, cadendo così nel tranello dei rivali che probabilmente speravano di indurlo ad uscire allo scoperto per ucciderlo. Messaggi inquietanti si susseguivano sui social network da parte dei De Micco che annunciavano una strage, unitamente alla volontà di uccidere anche i figli e i parenti innocenti. L’arresto di Salvatore Montefusco e di suo figlio Carmine, pochi giorni dopo l’omicidio di Pierino, mise fine alle ostilità.

Nel rione De Gasperi, tuttavia, non ha mai smesso di spirare un clima teso e concitato, complice la guerra tra i gestori delle piazze di droga che in diverse circostanze ha fatto registrare episodi violenti, come spari dal balcone, minacce e “stese”. Una situazione che scaturiva dalle richieste estorsive indirizzate dai “Pazzignani” – alleati di Montefusco – al ras della piazza di droga che da decenni è saldamente radicata nell’isolato 3, Pasquale Tarallo alias ‘a ceccia. Una piazza di droga che – unitamente a quella riconducibile a Salvatore Romano detto ‘o Nippolo, radicata nell’isolato 2 – garantisce un guadagno mensile che si aggira intorno al mezzo milione di euro.

Ad aggravare l’emergenza sicurezza che imperversa nel rione De Gasperi ha concorso la notizia del pentimento della “pazzignana” Luisa De Stefano, figura apicale della camorra ponticellese, da tempo immemore radicata nelle dinamiche malavitose. La De Stefano ha deciso di seguire suo figlio Tommaso Schisa che prima di lei aveva avviato il percorso di collaborazione con la giustizia. Una scelta fortemente osteggiata dai parenti che invece hanno deciso di non discostarsi dagli ambienti criminali, rifiutando il programma di protezione riservato ai familiari dei collaboratori di giustizia.

Le conseguenze del pentimento di Luisa De Stefano sono particolarmente temute, non solo perché la donna andrà a confermare le dichiarazioni già rese da suo figlio Tommaso che hanno già fatto scattare le manette per diversi familiari, come Antonella De Stefano – sorella di Luisa – e suo marito Michele Damiano, a capo di una delle piazze di droga più datate del rione De Gasperi, quella radicata nell’isolato 10. La lady-camorra ha ricoperto un ruolo di primo ordine non solo nel clan di famiglia, ha stretto alleanze con i clan dell’entroterra vesuviano e del centro storico di Napoli e soprattutto fu fautrice del cartello costituito dalle vecchie organizzazioni camorristiche, rimaneggiate dal pentimento dei Sarno e che nacque con il duplice intento di vendicarsi di questi ultimi e conquistare il controllo dell’intera periferia orientale partenopea.

Un pentimento destinato a sortire gravi conseguenze per i clan operanti non solo a Ponticelli e per questo, fin dal primo istante, i parenti della De Stefano ancora addentrati nelle dinamiche camorristiche sono stati oggetto di vessazioni, intimidazioni, minacce e perfino pestaggi. L’ultimo episodio eclatante nella giornata di sabato 26 aprile: l’esplosione di un ordigno nell’isolato 15 del rione De Gasperi, quello che un tempo era l’arsenale di Luisa De Stefano e che oggi rappresenta la porzione più vulnerabile del rione, quella dove sopravvivono i parenti rimasti a Ponticelli per mantenere in vitai l nome e la reputazione malavitosa dei “pazzignani”.

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