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“Razzismo in polizia e politica”: il Consiglio d’Europa accusa l’Italia

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
23 Ottobre, 2024
in In evidenza, News
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“Razzismo in polizia e politica”: il Consiglio d’Europa accusa l’Italia
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Forze dell’ordine accusate di fare “racial profiling” durante fermi e controlli e dibattito pubblico ormai “sempre più xenofobo”, con discorsi politici che hanno avrebbero assunto toni “fortemente divisivi e antagonistici” soprattutto nei confronti di migranti, rom e comunità Lgbt. E’ questa l’accusa all’Italia contenuta nel rapporto della commissione contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (Ecri) che ha scatenato l’ira del governo e determinato l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Nel report dell’organizzazione internazionale non Ue con sede a Strasburgo, il dito è puntato sulle autorità che durante i controlli ‘profilerebbero razzialmente’, ossia in base all’origine etnica, in particolare “la comunità Rom” e le “persone di origine africana”. Un atteggiamento denunciato dalla delegazione dell’Ecri, venuta a conoscenza del problema attraverso “molte testimonianze”. Un problema della cui entità le forze dell’ordine italiane non sembrerebbero nemmeno essere “consapevoli”.

La profilazione razziale, sottolinea l’Ecri, “ha effetti notevolmente negativi”, perché genera un senso di “umiliazione ed ingiustizia” per i gruppi coinvolti, provocando “stigmatizzazione e alienazione”. È inoltre “dannosa per la sicurezza generale”, in quanto “diminuisce” la fiducia nella polizia e contribuisce alla tendenza a non denunciare i reati. Per la commissione, dunque, le autorità dovrebbero sottoporre le pratiche di fermo e di controllo/perquisizione della Polizia ad un esame indipendente. L’esame dovrebbe essere condotto con la partecipazione attiva delle organizzazioni della società civile e dei rappresentanti dei gruppi potenzialmente esposti alle pratiche di profilazione razziale”.

Dovrebbero essere sensibilizzati i funzionari delle forze dell’ordine sulle pratiche che possono potenzialmente condurre alla profilazione razziale, con effetti nocivi sulla fiducia dei cittadini nella polizia, nonché per identificare modelli indicativi di razzismo istituzionale all’interno delle forze dell’ordine, “in particolare nei confronti dei Rom e delle persone di colore o di origine africana”.

Negli ultimi anni in Italia il discorso pubblico è diventato “sempre più xenofobo” e che i discorsi politici hanno assunto toni “fortemente divisivi e antagonistici”, in particolare nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti, nonché di cittadini italiani con origine migratoria, Rom e persone Lgbt, afferma quindi il rapporto della commissione.

L’organizzazione internazionale, sottolinea quindi come “un certo numero di dichiarazioni e commenti considerati offensivi e carichi di odio provengono da politici e funzionari pubblici di alto profilo, soprattutto durante i periodi elettorali, sia online che offline”. Questo, nota, avrebbe portato ad una forma di “banalizzazione” dei commenti d’odio nella vita pubblica e generato un senso di “emarginazione” ed “esclusione” in vari segmenti della popolazione. Uno dei gruppi che negli ultimi anni è stato maggiormente bersaglio di discorsi politici negativi, sottolinea l’Ecri, è quello dei Rom. Ad esempio, “nel 2018 l’allora ministro dell’Interno (Matteo Salvini, ndr), nel dichiarare la volontà di procedere ad un’espulsione di massa dei Rom irregolari, ha fatto riferimento anche ai Rom in possesso della cittadinanza italiana e ha affermato: ‘Ma i Rom italiani purtroppo dobbiamo tenerceli a casa’”.

“Molti commenti d’odio – nota l’Ecri – hanno preso di mira soprattutto le donne Rom. Ad esempio, nell’aprile 2023, commentando le proposte per migliorare la situazione delle madri detenute, lo stesso politico ha affermato che un partito politico precedentemente al potere ha liberato ‘le borseggiatrici Rom che usano i bambini e la gravidanza per evitare il carcere e continuare a delinquere’. Altri candidati politici hanno usato i pregiudizi sui Rom nelle campagne elettorali. Nel 2022, un politico locale di Firenze (il consigliere di quartiere della Lega Alessio Di Giulio, ndr) ha pubblicato un video online con una donna Rom, con la didascalia che incoraggiava gli elettori a votare per il suo partito ‘per non vederla mai più’ (il leader della Lega Matteo Salvini disse poi che Di Giulio aveva sbagliato, perché, spiegò, i problemi non si risolvono con i video, ma con le leggi e le forze dell’ordine, ndr)”.

L’Ecri punta il dito anche contro alcune affermazioni fatte dal generale Roberto Vannacci – eletto nelle liste della Lega e già rimosso dalla vicepresidenza del gruppo dei Patrioti per volontà del Rassemblement National proprio a causa di alcuni passi del suo libro ‘Il mondo al contrario’ – perché “razziste” e “fobiche”.

“Esempi recenti di dichiarazioni razziste e fobiche nei confronti delle persone Lgbti nella vita pubblica – scrive l’Ecri nel rapporto esprimendo preoccupazione per la diffusione dell’hate speech, che viene ‘banalizzato’ e quindi reso accettabile ad opera di figure pubbliche – includono le osservazioni fatte in un libro pubblicato nel 2023 da un generale delle forze armate italiane. L’autore ha dichiarato che i gay ‘non sono normali’ e ha indicato che l’accettazione delle persone Lgbti è il risultato di complotti da parte della ‘lobby gay internazionale’”.

Il rapporto non fa il nome di Vannacci, ma i riferimenti sono inequivocabili. Il generale, ricorda l’Ecri, “ha anche attaccato gli italiani di colore, affermando che le persone non sono nate tutte uguali e che gli immigrati saranno sempre diversi. Ha fatto l’esempio di una campionessa di pallavolo italiana di colore (Paola Egonu, ndr), affermando che ‘è italiana di cittadinanza, ma è chiaro che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità’. A seguito di queste affermazioni, l’autore è stato rimosso dalle sue posizioni di comando e di gestione nell’Esercito”.

L’Italia, questo quindi l’invito, deve “combattere l’incitamento all’odio da parte di personaggi pubblici”, dice la commissione del Consiglio d’Europa che chiede a Roma di istituire un organismo per l’uguaglianza “pienamente indipendente” ed “efficace”, nonché di rafforzare l’Ufficio nazionale contro la discriminazione razziale, come organo di coordinamento ufficiale a pieno titolo. L’Italia, secondo l’Ecri, dovrebbe in particolare adottare un piano d’azione nazionale contro il razzismo, organizzare una campagna di sensibilizzazione volta a promuovere l’uguaglianza, la diversità, il dialogo interculturale e interreligioso.

Dal precedente rapporto dell’Ecri del 2016, riconosce il Consiglio d’Europa, l’Italia ha fatto progressi in diversi campi. Tuttavia, nonostante i progressi compiuti, alcune questioni continuano a destare preoccupazione. Lo status giuridico dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) e il suo ruolo significativo nella definizione e nel coordinamento delle politiche governative, sottolinea il Consiglio d’Europa, sono “incompatibili” con il requisito di indipendenza di un organismo per le pari opportunità. Le persone Lgbti “continuano a subire pregiudizi e discriminazioni nella vita di tutti i giorni”. Inoltre, la procedura per il riconoscimento legale del genere continua ad essere “complicata, lunga ed eccessivamente medicalizzata”.

L’accusa lanciata dall’organismo del Consiglio Ue ha provocato l’ira di governo e alte cariche dello Stato, compatte soprattutto nel prendere le immediate difese delle forze dell’ordine. “L’Ecri, organo del Consiglio d’Europa, accusa le forze di polizia italiane di razzismo? Le nostre Forze dell’Ordine – sottolinea la premier Giorgia Meloni – sono composte da uomini e donne che, ogni giorno, lavorano con dedizione e abnegazione per garantire la sicurezza di tutti i cittadini, senza distinzioni. Meritano rispetto, non simili ingiurie”.

“Rigetto con forza le accuse di profilazione razziale nei confronti delle nostre Forze di polizia riportate nell’ultimo rapporto dell’Ecri, la commissione antirazzismo del Consiglio d’Europa”, scrive sui social Ignazio La Russa, presidente del Senato.

“Di fronte alle affermazioni dell’Ecri – sottolinea quindi il presidente della Camera Lorenzo Fontana -, desidero esprimere la mia più profonda solidarietà alle forze dell’ordine italiane. Operano ogni giorno con impegno, coraggio e dedizione, garantendo la sicurezza e la protezione di tutti i cittadini. È importante che le nostre forze dell’ordine siano sempre sostenute, riconoscendo il loro servizio fondamentale alla collettività. Le nostre Forze dell’ordine sono costituite da donne e uomini che, con professionalità, senso del dovere e dedizione garantiscono ogni giorno la sicurezza di tutti, senza alcuna discriminazione. A loro va la nostra gratitudine e la nostra solidarietà”, conclude la seconda carica dello Stato.

“Non condivido una parola di quello che hanno scritto. Conosco per lunga esperienza da militare, giornalista e politico le nostre forze dell’ordine. Escludo che ci siano agenti, carabinieri, poliziotti o finanzieri che siano razzisti. Fanno sempre il loro dovere, garantiscono la nostra sicurezza giorno e notte con stipendi ahimè troppo bassi. Io sono riconoscente a ogni uomo e donna che indossa l’uniforme e chi scrive che le forze dell’ordine sono razziste scrive il falso”, la dichiarazione del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, durante un punto stampa a margine del G7 Sviluppo a Pescara.

Decisamente forte la presa di posizione del vicepremier Matteo Salvini, che tuona: “Sentirsi dire che le forze dell’ordine sono razziste ti girano le scatole, siamo sempre con le divise, se a questi signori piacciono i rom e clandestini se li portino a Strasburgo”.

In difesa delle Forze dell’ordine anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: ”Il Consiglio d’Europa, il cui scopo dovrebbe essere promuovere la democrazia, i diritti umani, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali nei Paesi in Europa – ha detto – trova il tempo di esprimere un pesante giudizio verso le Forze di Polizia italiane arrivando addirittura ad accusarle di razzismo. È inaccettabile che un’organizzazione internazionale, di cui non tutti hanno ancora ben compreso il ruolo, insulti donne e uomini che con dedizione ogni giorno mettono a rischio la loro vita per garantire la sicurezza dei cittadini”.

“L’Ecri, organo del Consiglio d’Europa, accusa le forze di polizia italiane di razzismo. È inaccettabile e la risposta indignata deve essere da parte di tutti, senza divisione. Perché le nostre Forze dell’Ordine, come le nostre Forze Armate, lavorano con dedizione e abnegazione per garantire la sicurezza di tutti i cittadini, senza distinzioni, senza pregiudizi, senza risparmiarsi. Parliamo di donne e uomini che meritano rispetto, non un’ingiuria di tale gravità. Le Forze dell’ordine italiane sono un patrimonio di legalità italiano, non di parte. E spetta a tutti difenderne l’onore e la storia”, scrive quindi il ministro della Difesa Guido Crosetto su X.

Protesta unanime del centrodestra anche sul fronte Ue. “Rimaniamo allibiti dalle accuse di razzismo rivolte alle nostre forze di polizia dall’Ecri, l’organo anti-razzismo e intolleranza del Consiglio d’Europa”, dichiarano i componenti della delegazione italiana al Consiglio d’Europa di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Udc-Maie, che aggiungono: “Non si capisce come la basilare attività di controllo dell’ordine pubblico – svolta regolarmente verso tutte le persone, non solo straniere – venga spacciata provocatoriamente come profilazione razziale”.

“In Italia, le forze dell’ordine, che in passato sono state letteralmente abbandonate dai governi delle sinistre, corrono il pericolo di vedere delegittimato il proprio lavoro. Ed è un lavoro basato sul sacrificio di chi mette ogni giorno a rischio la propria vita per il bene della Comunità, sempre nel rispetto dello Stato di diritto”, rimarcano gli esponenti della maggioranza. “Le nostre forze dell’ordine sono anche in prima fila nel salvataggio e nell’accoglienza dei migranti, dimostrando ogni giorno umanità e professionalità. Siamo orgogliosi di come il governo di centrodestra stia investendo nella sicurezza con l’assunzione di 29mila unità nelle Forze di Polizia e con oltre 2.000 operazioni ad alto impatto effettuate nelle periferie delle nostre città. Finalmente la sicurezza è tornata tra le priorità del governo nazionale e gli italiani stanno tornando a sentirsi sicuri” concludono.

E il caso finisce anche per determinare l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato, in una telefonata al al capo della Polizia, il prefetto Vittorio Pisani, ha espresso il suo “stupore” per le affermazioni contenute nel rapporto della Commissione contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa e ribadendo “stima e vicinanza” alle forze di Polizia.

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