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Ponticelli: il gestore della piazza di spaccio dell’isolato tre del rione De Gasperi è il nuovo broker dei De Micco

Luciana Esposito di Luciana Esposito
28 Maggio, 2024
in Cronaca, In evidenza
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La droga si conferma il business d’oro per antonomasia della camorra di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli in cui si registra la presenza di decine di piazze di spaccio di stupefacenti.

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Gli affari illeciti stanno beneficiando del patto di non belligeranza siglato tra i De Micco – clan attualmente egemone – e il nuovo cartello emergente costituito dai reduci delle altre organizzazioni, capeggiato dai D’Amico del Conocal e dal ras del gruppo radicato nell’isolato 17 del rione De Gasperi.

Proprio nell’ex fortino dei Sarno l’attività di spaccio di stupefacenti prosegue a gonfie vele: molteplici i “punti vendita” presenti nel rione, tra i quali si annoverano i due arsenali più redditizi dell’intera periferia orientale di Napoli e radicati da decenni nell’isolato due e tre.

Due piazze di droga che producono un utile mensile che si aggira intorno ai 500mila euro, guadagni equiparabili agli incassi delle Vele di Scampia negli anni d’oro del clan Di Lauro.
La compravendita di droga nei due “supermarket” del rione De Gasperi prosegue incessantemente dal tramonto all’alba, un’autentica carovana di clienti si riversa lungo le vie che conducono a quegli edifici fatiscenti, ormai sempre più erti a simbolo del potere criminale.

Un business redditizio che non ha mai vissuto momenti di crisi, nonostante sia acclarata, accertata e documentata la presenza di quei presidi storici di spaccio di stupefacenti nel rione De Gasperi. Malgrado, nel corso degli anni, si siano avvicendati arresti, perquisizioni, controlli e servizi giornalistici, nell’isolato due e tre dell’ex arsenale dei Sarno la vendita di droga prosegue indisturbata e di recente sta anche registrando un notevole incremento del volume d’affari.

Nel 2018, il TgR Campania ha dedicato uno speciale di approfondimento al business illecito radicato in quella sede, mentre a febbraio del 2023 l’inviato di “Striscia la Notizia” Vittorio Brumotti ha documentato diverse cessioni di stupefacenti ai clienti che bussavano alla finestra dell’abitazione dell’isolato tre e quando si è palesato per smascherare l’attività di spaccio ha rischiato di essere azzannato dal cane feroce che continua a presidiare l’appartamento.

Ciononostante, la vendita di stupefacenti prosegue a pieno ritmo.

Il gestore della pazza di droga dell’isolato tre, da diverso tempo, per espresso volere dei vertici del clan De Micco è diventato il fornitore ufficiale dell’organizzazione: “i bodo” avrebbero imposto ai soggetti a capo delle altre piazze di Ponticelli di acquistare da lui cocaina e crack. Un’imposizione alla quale si sarebbero piegati anche i vertici della vicina piazza dell’isolato due, tenuti come tutti gli altri ad acquistare anche solo una minima parte di stupefacenti presso il nuovo broker della droga del clan. Dal suo canto, “a’ ceccia”, questo il soprannome del nuovo businessman della droga di Ponticelli, sarebbe tenuto comunque a corrispondere la tangente sui proventi dell’attività di spaccio ai De Micco. Da quando è scattata la tregua tra le due fazioni in lotta starebbe pagando una quota ad entrambi i clan, riconoscendo quindi parte dei proventi del business della droga anche al cartello emergente radicato nell’isolato 17 del suo stesso rione.

La consacrazione del capo di una delle piazze di droga più datate del rione De Gasperi concorre a spiegare numerosi retroscena legati ai fatti avvenuti di recente e soprattutto “giustifica” la presenza di un cane feroce che presidia l’abitazione ubicata al piano terra dell’isolato tre.

Un fatto che di per sé sottolinea la necessità del broker del clan De Micco di difendere e tutelare la propria abitazione, soprattutto dalle incursioni delle forze dell’ordine che per l’appunto rischiano di essere aggredite dal feroce pitbull, proprio come stava accadendo all’inviato del tg satirico di canale 5.

Dal suo canto, l’Asl ha replicato alle segnalazioni che indicavano la presenza di un cane in stato di cattività in quell’appartamento limitandosi a impiantare il microchip al pitbull che di fatto continua a rappresentare una concreta minaccia e non a caso la sua ferocia viene utilizzata come una vera e propria arma per preservare gli affari illeciti.

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