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Jorit elogia Putin e gli chiede una foto: piovono critiche sullo street artist napoletano

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
7 Marzo, 2024
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Jorit elogia Putin e gli chiede una foto: piovono critiche sullo street artist napoletano
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Tra il 29 febbraio e il 7 marzo a Sochi, in Russia, si è tenuto il Festival della Gioventù: un grande evento internazionale voluto dal presidente Vladimir Putin a cui hanno partecipato studenti, imprenditori, diplomatici, atleti e artisti da cento paesi diversi. In Italia ha fatto particolarmente discutere la partecipazione di Ciro Cerullo, street artist napoletano conosciuto con il nome di Jorit, che è salito sul palco e ha chiesto a Putin di fare una foto insieme a lui «per mostrare all’Italia che lei è un essere umano come tutti e che la propaganda diffusa in giro è falsa».

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Jorit ha 33 anni ed è diventato molto famoso in tutta Italia negli ultimi anni per alcuni murales realizzati in varie città, in primis quelli realizzati a Napoli, tra cui uno dedicato a San Gennaro, uno a Diego Armando Maradona e uno a Ilaria Cucchi, ottenendo spesso finanziamenti dal comune e dalla regione Campania. Tutti i ritratti di Jorit sono accomunati da un particolare che li rende molto riconoscibili: due strisce rosse sulle guance. In questi giorni si trovava a Sochi per inaugurare un murale dedicato all’attrice italiana Ornella Muti, che in Russia è molto apprezzata e che ha partecipato al Festival della Gioventù a sua volta, ma non è la prima volta che mostra il proprio sostegno al regime di Putin.

Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, cominciata il 24 febbraio del 2022, Jorit ha condiviso spesso posizioni simili a quella della propaganda governativa russa, anche quando è stato ospitato in diverse trasmissioni televisive. Nel marzo del 2022 venne lodato personalmente da Putin in una trasmissione video dopo aver dipinto un ritratto dello scrittore russo Fedor Dostoevskij sul muro di una scuola di Napoli. Pochi giorni prima l’Università di Milano Bicocca aveva cancellato una serie di lezioni su Dostoevskij tenute dallo studioso di letteratura russa Paolo Nori «per evitare tensioni» data la recente invasione militare.

«Da un piccolo, ma grande, liceo di Napoli, voglio lanciare un messaggio perché la cultura non sia mero nozionismo settoriale né piatta dialettica. Solo con la cultura si capiscono le cause delle guerre e si costruisce la pace: la cultura è valore universale, della [tribù umana], per cui Dostoevskij è patrimonio dell’umanità», disse allora. Putin commentò il murale dicendo che Dostoevskij era «ormai stato cancellato in Occidente» e che «l’ultima operazione così massiccia per distruggere la letteratura indesiderata era stata condotta in Germania dai nazisti», ma disse anche che opere come quella di Jorit gli davano speranza per il futuro. Jorit aveva detto, in risposta: «È mai possibile che sono riuscito a fare più io, semplice cittadino, per la pace con un murale che il nostro governo? Non è che in fondo in fondo ai nostri leader questa guerra fa quasi comodo?».

Da allora Jorit è stato più volte sia in Russia che nel Donbass, regione orientale dell’Ucraina dove dal 2014 è in corso una guerra fra combattenti filorussi finanziati e armati dalla Russia e esercito ucraino.

Nel settembre del 2022 a Mosca Jorit ha realizzato un murale dedicato a Julian Assange, fondatore di Wikileaks e personaggio considerato molto divisivo, tra chi pensa che sia un eroe che subisce una persecuzione ingiusta per aver svelato i “segreti dei potenti”, e chi lo ritiene una minaccia per la sicurezza nazionale per aver collaborato con l’intelligence russa – volontariamente o meno – per influenzare il risultato delle elezioni statunitensi del 2016, quelle vinte da Donald Trump. Intervistato da Repubblica sulla sua scelta di realizzare un’opera d’arte in un paese autoritario come la Russia, dove la libertà di stampa ed espressione è fortemente limitata dal governo e c’è una lunga storia di dissidenti politici incarcerati o assassinati, aveva risposto «in Russia non c’è libertà di pensiero? Questo lo sta dicendo lei».

Nel luglio del 2023 era poi stato fortemente criticato per essersi recato a Mariupol, città del sud-est dell’Ucraina occupata da mesi dall’esercito russo, per dipingere un murale raffigurante una bambina con i colori della bandiera russa dipinti nelle iridi degli occhi e circondata da due missili con la scritta NATO, benché la NATO non abbia condotto alcun attacco missilistico contro Mariupol.

Nei post pubblicati su Instagram mentre era a Mariupol, Jorit scrisse che «ci hanno mentito su Vietnam, ci hanno mentito sull’Afghanistan, ci hanno mentito sull’Iraq, ci hanno mentito sui Balcani e ci hanno mentito sulla Libia e sulla Siria. E ora ho le prove: ci stanno mentendo anche sul Donbass. Qui l’etica non c’entra nulla, diffidate da quelli che vorrebbero farci la morale, hanno le mani sporche di sangue. Qui non c’è nessuno da liberare. È tutto l’esatto opposto di quello che ci raccontano in TV. La resistenza che avremmo dovuto appoggiare è quella del popolo del Donbass che lotta da 8 anni per liberarsi da un regime; quello di Kiev che di democratico oramai non aveva più niente».

La vicinanza di Jorit al governo russo, fortemente autoritario, coesiste però con il suo sostegno a cause considerate più vicine a sensibilità di sinistra: in passato lo street artist aveva ritratto tra gli altri il filosofo comunista Antonio Gramsci, il presidente del Cile Salvador Allende e George Floyd, l’uomo afroamericano ucciso da un poliziotto nel 2020. Nel 2018 è stato arrestato dalla polizia israeliana mentre realizzava un murale che ritraeva l’attivista palestinese Ahed Tamimi a Betlemme.

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