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Napoli: il comune presenta il piano di evacuazione, ma come e quando si “educano” i cittadini?

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
2 Novembre, 2016
in In evidenza, News
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Napoli: il comune presenta il piano di evacuazione, ma come e quando si “educano” i cittadini?
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v_13103924Il Comune di Napoli ha presentato nell’ultimo giorno utile per evitare la diffida il piano di evacuazione.

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Napoli e gli altri comuni “ritardatari” – Boscoreale, Trecase, Nola, Pompei, San Gennaro Vesuviano, Torre Annunziata e Terzigno – hanno spedito alla Protezione civile regionale il documento sollecitato a metà ottobre dal governatore Vincenzo De Luca e dal capo del dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio. Nell’atto tecnico inviato dal Comune – e al quale ha lavorato in questi giorni senza sosta il vicesindaco Raffaele Del Giudice – sono indicate strade, piazze, scuole, campi sportivi dove la gente dovrà riunirsi per l’evacuazione verso comuni e regioni gemellate in caso di allarme eruzione del Vesuvio.

Il piano colloca in zona rossa tre quartieri: Barra, Ponticelli e San Giovanni. Ma il documento tiene conto anche del rischio sismico e di quello dei Campi Flegrei. In questo caso la questione è più complessa perché non riguarda solo i quartieri dell’area occidentale di Napoli, ma si sovrappone anche ai comuni flegrei. Quello inviato dal Comune è una sorta di pre-piano, quello vero e proprio, trecento pagine con allegate numerose planimetrie, dovrà essere approvato dal Consiglio comunale.

“Abbiamo rispettato i tempi così come ci era stato richiesto – dice il vicesindaco Raffaele Del Giudice – la materia è delicata e quindi non voglio entrare nello specifico. Di certo posso dire che in queste settimane abbiamo svolto un grande lavoro e per la prima volta nella sua storia, il Comune di Napoli si è dotato di un programma di evacuazione per il rischio Vesuvio”.

I piani dei singoli Comuni vanno a confluire in quello della Regione. Quest’ultimo coinvolge 700 mila residenti distribuiti in 25 comuni, comprese tre circoscrizioni di Napoli. Prevede quattro livelli di allerta. All’ultimo, la popolazione dovrà lasciare obbligatoriamente la zona rossa nel giro di 72 ore per trasferirsi nelle regioni “gemellate”. Ma già in fase di preallarme è prevista l’evacuazione dei malati in ospedali e case di cura. Stesso discorso per i detenuti delle carceri. Scatterà anche la messa in sicurezza dei beni culturali. Per il cosiddetto “trasferimento assistito” dei residenti dei comuni della zona rossa dalle “aree di attesa” alle “aree di incontro” sono previsti 500 autobus che effettueranno 4.365 corse al giorno. Individuati anche 21 “gate” di “primo livello” per l’accesso alla viabilità primaria. Diciannove Regioni (tutte eccetto la Campania) e le Province autonome partecipano all’accoglienza dei residenti della zona rossa e provvederanno al loro trasferimento dalle “aree di incontro” alle strutture già individuate. Rispetto alla formulazione precedente, che risaliva al 2001, il Piano definitivo Emergenza Vesuvio allarga la zona rossa, portando da 18 a 25 i comuni delle province di Napoli e Salerno compresi, individua una “zona gialla” (area esposta alla caduta di cenere vulcanica e di materiali piroclastici) con 62 comuni, e definisce una “zona rossa 2”, area soggetta a rischio di crollo delle coperture di edifici per l’accumulo dei materiali delle eruzioni vulcaniche.

Nel mezzo ci sono le sorti di 700mila persone: questo il numero di abitanti che dovrebbero essere evacuati dalle zone più esposte al pericolo, ovvero, quelli che vivono nella cosiddetta «zona rossa», un’area enorme che comprende 25 Comuni più o meno vicini al cono. Otto di questi non si sono ancora messi in regola, perché il problema principale è la sovrapposizione delle vie di fuga. In alcuni casi s’intrecciano, rendendo il deflusso impossibile; in altri, invece, ci sono contrasti che non si possono sanare con un semplice tratto di penna e un timbro dell’ufficio preposto.

700mila persone che non sanno cosa fare, come agire, dove andare e come muoversi.

È opportuno ricordare che gli abitanti che risiedono nelle zone rosse non hanno mai partecipato a una simulazione di fuga, a uno straccio di esercitazione, né tantomeno è stato mai indetto un convegno con un pool di specialisti chiamati ad educare le masse sul da farsi, se dovesse accadere il peggio. Nemmeno un volantino esplicativo, come quelli che a migliaia vengono distribuiti continuamente per educare il popolo alla raccolta differenziata.

Napoli è la città in cui sapere dove gettare il tubetto del dentifricio piuttosto che “gli stropponi” dei friarielli è più importante che imparare un piano di fuga, ai piedi di uno dei vulcani più temibili al mondo.

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