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Un giorno di rabbia e dolore per il Parco Verde di Caivano

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
29 Aprile, 2016
in Cronaca, In evidenza
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La mamma della piccola Fortuna: “Pronta a farmi giustizia”
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++ Bimba giù da balcone a Caivano, era vittima di abusi ++L’ombra dell’orco che si aggirava tra le mura degli irti e grigi palazzoni del parco verde di Caivano non era un’effimera suggestione. Oggi, questa ipotesi è una certezza che consegna un volto ed un’identità a quell’orco: Raimondo Caputo, il compagno della vicina di casa della piccola Fortuna, nonché mamma del piccolo Antonio che morì in circostanze simili a quelle di Fortuna, un anno prima. Una coincidenza strana ed inquietante che aveva fin da subito insospettito gli inquirenti.

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L’uomo era già in carcere insieme alla compagna dal novembre 2015. I due, allora, furono fermati con l’accusa di violenza sessuale sulla figlia di tre anni. Una coppia capace di gesta inquietanti. La brutale ferocia di quell’orco emerge ancor più dalla ricostruzione della dinamica della morte della piccola Fortuna.

Il 24 giugno 2014, Raimondo Caputo, avrebbe costretto la bambina a salire sul terrazzo all’ottavo piano dello stabile nel quale entrambi abitavano. Da qui l’avrebbe lanciata nel vuoto, probabilmente a seguito del rifiuto della minore di subire l’ennesima violenza sessuale. È questa l’ipotesi della Procura di Napoli Nord che ha indagato sull’omicidio della bimba di 6 anni e che ha portato questa mattina all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Caputo, compagno di Marianna Fabozzi, vicina di casa della famiglia della bambina. Caputo, secondo gli investigatori, avrebbe costretto Fortuna a subire ripetuti atti sessuali; inoltre avrebbe abusato sessualmente di altre due minori, una delle quali compagna di gioco di Fortuna. Nell’ambito della stessa indagine sia Caputo che Fabozzi sono stati già raggiunti da provvedimenti cautelari personali per violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 12 anni.

L’ipotesi che l’omicidio della piccola Fortuna potesse guidare le indagini verso la scoperta di una rete di pedofili ha animato fin dall’inizio l’inchiesta, oltre che l’immaginario collettivo.

Non è da escludere che anche altri bambini del Parco Verde possano aver subito violenze. Un sospetto condiviso dalla madre della piccola Fortuna, Domenica Guardato. La donna ha sempre sostenuto questa pista e ha incessantemente sostenuto proprio che l’orco si celasse dietro uno degli appuntamenti del palazzo in cui la piccola viveva..

Inoltre, la donna ha più volte lanciato appelli volti a scardinare quel pericoloso muro d’omertà, invitando coloro che disponessero di informazioni preziose a farsi avanti

Invece, gli unici a fornire informazioni preziose per le indagini sono stati i minori. Il sostituto procuratore Airoma ha sottolineato come “da un lato ci si è imbattuti nell’omertà degli adulti, dall’altro i minori sottratti alle famiglie e inseriti in percorsi di recupero ci hanno fornito informazioni fondamentali a raggiungere una svolta nelle indagini”.

“È un contesto in cui l’infanzia è violata e la crescita sana dei ragazzi compromessa in maniera seria quella in cui ci siamo imbattuti nel corso delle indagini sull’omicidio della piccola Fortuna”: così il procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, durante la conferenza stampa in corso ad Aversa dopo l’arresto per la morte della piccola Fortuna. “Dobbiamo farci carico tutto insieme di questa situazione e tutelare i minori, durante le indagini determinante la collaborazione con tribunale e procura minori”.

Intanto, persone non identificate hanno dato fuoco a una delle finestre dell’abitazione di Caivano dove sta scontando i domiciliari la compagna di Raimondo Caputo, 43 anni, detto Titò, l’uomo a cui oggi i carabinieri hanno notificato un’ordinanza di arresto con l’accusa di avere violentato e ucciso la piccola Fortuna Loffredo, morta il 24 giugno 2014 nel Parco Verde della cittadina.

Stamani, intorno alle 12, ignoti hanno lanciato una bottiglietta contenente liquido infiammabile contro una finestra e poi appiccato le fiamme che si sono estinte autonomamente. Sull’accaduto stanno indagando i carabinieri di Caivano e di Casoria. La 32enne si trova ai domiciliari perché accusata, in concorso con il compagno in carcere, di abusi sessuali nei confronti di una figlia piccola della donna.

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