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Gli obiettivi e le iniziative dell’Associazione antirazzista interetnica 3 febbraio

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
14 Settembre, 2015
in In evidenza, News
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Gli obiettivi e le iniziative dell’Associazione antirazzista interetnica 3 febbraio
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ass3FL’Associazione antirazzista interetnica 3 febbraio riassume già nel nome il suo programma e i suoi obiettivi.
La data del 3 febbraio si riferisce all’imponente manifestazione che si svolse a Roma nel 1996, a cui presero parte oltre 50000 persone provenienti da ogni parte d’Italia. Non erano raggruppate sotto la bandiera di un partito o di un sindacato, ma frammentati in gruppi, comitati, associazioni. Il fine era però unico: rivendicare i diritti di base per gli immigrati, quali il permesso di soggiorno e il diritto di asilo, la concreta possibilità di ottenere un lavoro contro ogni razzismo e discriminazione.

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Da questo avvenimento nacque la volontà di tutti i movimenti riuniti a Roma di creare un’unica associazione di solidarietà interetnica con sedi sparse in tutta la penisola. Ad oggi, l’Associazione 3 febbraio ha sede a Milano, Magenta (MI), Erba (CO), Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Palermo e Napoli.

Presso le sedi territoriali dell’ Associazione si svolgono attività come: corsi di lingua italiana e progetti organizzati con e per le scuole di primo e secondo grado per educare i bambini e i ragazzi a diffondere la cultura della solidarietà interetnica e dell’accoglienza. Inoltre è offerto gratuitamente agli stranieri lo sportello legale e medico.
Ancora, vengono portati avanti dai volontari anche progetti di cooperazione con comitati solidali antirazzisti a livello europeo.

La novità dell’associazione 3 febbraio è quella di distaccarsi da una visione di integrazionismo paternalista: i governi che si sono avvicendati negli anni, siano essi di destra o di sinistra, nella parola integrazione racchiudevano solo alcune “concessioni” fatte agli immigrati in termini di uguaglianza con gli altri cittadini. Tuttavia l’elemosina non risolve il problema di buona parte degli immigrati che vorrebbero integrarsi nella società che li ha accolti e invece sono destinati a sentirsi stranieri a vita.

Un esempio concreto con cui si può capire il modo di “fare” integrazione dell’Associazione 3 febbraio è rappresentato dalla manifestazione tenutasi a S. Antimo contro il terrorismo in seguito alla strage di Parigi nell’attentato alla sede di Charlie Hebdo lo scorso gennaio.

Ancora, molto più recentemente, l’Associazione ha partecipato ad un’udienza speciale con Papa Francesco dove la scelta è stata di far parlare due ragazzi bengalesi, Roton e Soel, entrambi musulmani. La libertà di pensiero e di professione religiosa che è alla base dell’armonia tra popoli diversi che vivono insieme è una delle priorità dell’Associazione 3 febbraio, specie nel caso della comunità bengalese di S. Antimo, realtà alla quale l’associazione è sempre stata molto vicina.

Colpisce particolarmente anche il Manifesto dell’Associazione 3 febbraio che, pur essendo stato scritto 11 anni fa, resta molto attuale anche oggi.
Nel 2004, si può dire che gli italiani iniziavano appena a vivere il complesso problema dell’integrazione con gli immigrati. Le leggi emanate all’epoca, come quella Bossi fini, si fondavano sull’equazione: lavoro uguale permesso di soggiorno.
Cosa che in realtà si traduceva in lavoro sottopagato, sfruttamento, delinquenza per ovviare alla povertà. A tutto si aggiungeva l’autorizzazione data alla guardia costiera di “fermare con ogni mezzo” le navi cariche di immigrati, legalizzando di fatto lo stragismo.

D’altra parte, però, nel Manifesto dell’Associazione 3 febbraio si legge che anche le forze di centro-sinistra si sono dimostrate lontate dal progetto di integrazione e di lotta contro ogni forma di razzismo, visto che quando sono stati al governo hanno varato leggi razziste e concepito i campi di detenzione per gli immigrati.

La soluzione offerta dall’Associazione 3 febbraio è quindi quella di lottare per creare una società “libera, solidale e aperta” partendo dal basso, diciamo così, nei piccoli gesti quotidiani: l’integrazione non è vista come un risultato da raggiungere, ma come un processo che parte dal diritto all’istruzione, al lavoro e alla salute per tutti, a prescindere dall’origine etnica.

Infatti, come si legge sempre nel Manifesto dell’Associazione: “Siamo la maggioranza del mondo e insieme possiamo fermare il terrorismo e lo sfruttamento delle popolazioni del cosiddetto terzo mondo “ e fare in modo che popoli diversi si possano incontrare, convivere e contaminare positivamente.

Tags: associazione antirazzista interetnica 3 febbraioimmigrazioneintegrazionerazzismo
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