Depositata la relazione medico-legale sul 42enne morto durante un intervento della polizia a Bologna. Per i consulenti della Procura, l’asfissia è stata determinata da più fattori. Ora la decisione dei magistrati sulle sei persone coinvolte nell’inchiesta.
Lo schiacciamento del corpo, l’assunzione di cocaina e le condizioni cardiache. Sono questi i tre elementi che, secondo la relazione dei consulenti della Procura di Bologna, avrebbero concorso alla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto il 19 luglio scorso dopo essere stato immobilizzato a terra da due agenti di polizia nel quartiere Pilastro.
Il documento, depositato il 26 ottobre, ricostruisce le cause del decesso e individua nell’ipossia, cioè nella carenza di ossigeno, il meccanismo che ha portato alla morte dell’uomo. La compressione del corpo durante il contenimento, il consumo di cocaina e il quadro generale di salute, compresi i problemi cardiaci, avrebbero contribuito all’esito fatale.
La relazione, particolarmente articolata, è ora al vaglio dei magistrati. Il punto centrale non è soltanto individuare i fattori presenti al momento della morte, ma stabilire quanto ciascuno abbia inciso e se, in assenza della compressione, Fakir sarebbe sopravvissuto.
La posizione prona e il nodo della responsabilità
Fakir morì dopo essere stato bloccato a terra, in posizione prona, durante un intervento della polizia in via Svevo. La dinamica del fermo, ripresa anche da video realizzati da persone presenti sul posto e dalle immagini acquisite dagli investigatori, è al centro dell’inchiesta.
Secondo Fabio Anselmo, legale dei familiari, le conclusioni dei periti confermano che l’asfissia è stata la causa effettiva della morte e che la compressione ha avuto un ruolo determinante. L’avvocato sostiene che, senza lo schiacciamento, né l’assunzione di cocaina né le altre condizioni avrebbero provocato il decesso.
Di segno opposto la lettura di Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti. La difesa attribuisce un ruolo centrale all’assunzione della sostanza stupefacente, ritenuta in grado di compromettere la capacità respiratoria e di contribuire al quadro che ha preceduto la morte.
Le posizioni divergenti rendono decisiva la valutazione complessiva degli accertamenti medico-legali. La presenza di più concause, infatti, non stabilisce automaticamente le responsabilità penali: sarà necessario verificare la condotta di ciascuna delle persone coinvolte e il rapporto tra le azioni compiute e l’evento mortale.
L’inchiesta e le decisioni attese dalla Procura
La relazione sarà esaminata dai magistrati titolari del fascicolo, che si riuniranno il 28 ottobre per valutare gli elementi raccolti e decidere come procedere.
Al momento, risultano annotate preliminarmente per l’ipotesi di omicidio colposo sei persone: i due agenti intervenuti per immobilizzare Fakir e quattro volontari della Croce Rossa arrivati per prestare soccorso.
La morte di Fakir continua così a interrogare non soltanto gli investigatori, ma anche il rapporto tra uso della forza, procedure di contenimento e tutela della vita durante un intervento di polizia.
La perizia aggiunge un elemento importante: la compressione del corpo non è stata considerata un dettaglio estraneo al decesso, ma una delle concause individuate dagli esperti. Spetterà ora alla magistratura tradurre le conclusioni scientifiche in una valutazione delle eventuali responsabilità individuali.











