La camorra non segue le logiche della campagna elettorale. Non aspetta le inaugurazioni, non rispetta le scadenze dei programmi, non si ferma davanti agli annunci di rinascita. E soprattutto, non si lascia intimidire dalle narrazioni costruite per raccontare una città diversa da quella che, troppo spesso, emerge dalla cronaca.
A Scampia, mentre la politica cittadina e nazionale insiste sulla rigenerazione del quartiere, un uomo è stato ucciso in un agguato. Si chiamava Alessandro Uccello, classe 1969, aveva 57 anni ed era detenuto in regime di semilibertà.
L’omicidio è avvenuto nella serata di martedì 20 ottobre, in via Roma verso Scampia, nella zona di via Bakù. Uccello stava facendo rientro nel carcere di Secondigliano quando è stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco al petto e al volto. I sanitari del 118 hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma ogni soccorso si è rivelato inutile.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, impegnati a ricostruire la dinamica della sparatoria e a individuare i responsabili. Il movente resta da chiarire.
Il passato giudiziario della vittima e le piste investigative
Il nome di Alessandro Uccello era già comparso nelle cronache giudiziarie. Nell’aprile del 2016, a Marano, Enrico Pezzella, 25 anni, fu ferito alla testa durante una lite e morì dopo una settimana di agonia. Per quell’omicidio Uccello era stato condannato in primo grado a sedici anni di reclusione.
L’omicidio matura a meno di un mese dal ferimento di Mariano Abete, nipote del boss Arcangelo Abete, un episodio che aveva già riportato l’attenzione sulle tensioni nell’area nord di Napoli.
È proprio su questo terreno che si misura la distanza tra la cronaca e la narrazione pubblica. Perché Scampia non è soltanto il quartiere delle Vele abbattute, dei progetti di riqualificazione e degli annunci di cambiamento. È anche un territorio nel quale la violenza armata torna a manifestarsi, con una brutalità che impone domande sul presente e sulle condizioni reali della sicurezza.
Le Vele abbattute non significano camorra sconfitta
La rigenerazione urbana è necessaria. Restituire spazi, servizi, opportunità e dignità ai cittadini è un passaggio fondamentale. Ma trasformare il paesaggio non significa, automaticamente, trasformare i rapporti di forza che attraversano un territorio.
Un quartiere non rinasce perché diventa protagonista di una narrazione politica, ma quando il cambiamento entra nella vita delle persone, quando lo Stato riesce a essere più forte delle organizzazioni criminali, quando la legalità smette di essere uno slogan e diventa una condizione concreta.
La morte di Alessandro Uccello riporta brutalmente al centro una realtà che nessun progetto urbanistico può, da solo, cancellare: la trasformazione fisica di un territorio non coincide necessariamente con la sconfitta della criminalità.
La camorra, intanto, continua a seguire le proprie logiche, indipendentemente dalle elezioni, dagli annunci e dalle promesse.
Ed è proprio qui che si misura la credibilità di chi governa: non nella capacità di raccontare la rinascita di un territorio, ma in quella di renderla più forte di tutto ciò che continua a negarla.










