Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità.
È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall’acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all’interno di un’automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo.
Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un’abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.
Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola
Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso.
Le strade si sono rapidamente riempite d’acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l’acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti.
In via Scillitani il livello dell’acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell’abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.
È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell’acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo.
Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l’altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.
Il precedente a Pagani: l’ingresso nell’abitazione in fiamme
La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un’altra emergenza.
All’interno di un’abitazione avvolta dalle fiamme c’era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l’arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l’uomo non riuscisse a resistere.
Il carabiniere entrò nell’appartamento, raggiunse l’anziano, lo sollevò e lo trasportò all’esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell’uomo alla Legione Carabinieri.
La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello»
Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell’intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post che è immediatamente diventato virale sui social, consentendo alla notizia del salvataggio eroico compiuto dal carabiniere di conquistare le pagine dei giornali locali e non solo.
«Per molti è un carabiniere che fa il suo dovere. Per me è mio fratello», ha scritto, esprimendo l’orgoglio per la prontezza dimostrata da Fabio e per la sua capacità di intervenire quando qualcuno ha bisogno di aiuto.
Due salvataggi, un unico filo conduttore
A Foggia l’acqua, a Pagani il fuoco. In un caso tre donne bloccate in un’automobile, nell’altro un anziano che non poteva abbandonare autonomamente la sua abitazione. Cambiano il luogo, il pericolo e le circostanze, ma il punto centrale rimane lo stesso: la necessità di raggiungere chi non riesce a mettersi in salvo da solo.
La storia di Fabio Perrucci racconta anche questo: il valore di un intervento non si misura soltanto nella sua visibilità mediatica, ma nelle conseguenze concrete per le persone coinvolte. Tre donne sono riuscite a uscire da un’auto intrappolata dall’acqua; un anziano ha potuto lasciare una casa invasa dalle fiamme.
Non occorrono gesti spettacolari per comprendere il peso di queste storie. Basta guardare a ciò che sarebbe potuto accadere e a ciò che, grazie al soccorso, è stato evitato.










