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Centinaia di adesivi per dare il “benvenuto” ai boss scarcerati: “Se chiedete il pizzo vi denunciamo”

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
8 Luglio, 2026
in Fenomeni Virali
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Centinaia di adesivi per dare il “benvenuto” ai boss scarcerati: “Se chiedete il pizzo vi denunciamo”
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Un messaggio semplice, diretto, senza firma. Centinaia di cartoline adesive sono comparse nelle strade dei quartieri Uditore e Passo di Rigano, a Palermo, rivolte ai boss mafiosi tornati in libertà dopo aver scontato condanne per associazione mafiosa. 

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Gli adesivi, affissi sui pali della luce, sulle cabine elettriche, sui muri e in altri punti molto visibili della zona, riportano un avvertimento chiaro: chiunque dovesse tornare a chiedere il pizzo sarà denunciato. 

Il testo contenuto nelle “cartoline” è un vero e proprio messaggio di sfida al racket: un invito ai boss scarcerati a non tentare di ripristinare vecchi sistemi di controllo del territorio e una dichiarazione di volontà da parte della comunità di non piegarsi alle estorsioni. 

Un “bentornato” dal significato opposto

La scelta della forma della cartolina non è casuale. Un oggetto normalmente associato ai saluti e ai ricordi viene trasformato in uno strumento di denuncia civile. Il messaggio, privo di qualsiasi firma, sembra rivolgersi direttamente a chi, dopo la detenzione, potrebbe tentare di riprendere il controllo criminale delle zone storicamente segnate dalla presenza mafiosa. 

“Bentornati, ci auguriamo che il carcere vi abbia rieducati”, è il senso dell’apertura del messaggio, che poi prosegue con l’avvertimento: eventuali nuove richieste estorsive porteranno alla denuncia e a un nuovo ritorno in carcere. 

Uditore e Passo di Rigano, territori simbolo

La zona interessata non è casuale. Uditore e Passo di Rigano sono quartieri di Palermo da sempre inseriti nelle mappe delle dinamiche mafiose cittadine. Qui, nel corso degli anni, Cosa nostra ha esercitato il proprio controllo attraverso intimidazioni, estorsioni e il tentativo di condizionare attività economiche e vita quotidiana. 

L’iniziativa richiama alla memoria anche altre campagne civili nate a Palermo contro il racket, come quella che portò alla nascita del movimento Comitato Addiopizzo, che negli anni ha promosso una cultura della denuncia e del rifiuto del pagamento del pizzo. 

Un segnale di cambiamento culturale

Non è noto chi abbia materialmente realizzato e distribuito gli adesivi. Nessuna firma, nessun simbolo, nessuna rivendicazione. Ma il gesto porta con sé un significato preciso: il tentativo di rompere il silenzio che per decenni ha accompagnato il fenomeno delle estorsioni mafiose.

In una città dove il pizzo è stato per lungo tempo uno degli strumenti principali attraverso cui le organizzazioni criminali hanno imposto la loro presenza, quei piccoli adesivi sui muri rappresentano un messaggio di opposizione: la paura non può essere l’unica voce nei quartieri.

Una frase incollata alla strada, ma rivolta a chi pensa ancora di poter comandare: il territorio non è più disposto a restare in silenzio.

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