• Redazione
  • Contatti
  • AD
  • I’m Napolitan
  • Accedi
venerdì, 16 Ottobre, 2026
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Napolitan - Il nuovo modo di leggere Napoli

Il nuovo modo di leggere napoli

  • News
  • Cronaca
  • Arte & Spettacolo
  • Musica
  • Napolitan by Night
  • Non solo hobby
  • Foto
  • Da Sud a Sud
  • Fratelli d’Italia
  • Fenomeni Virali
  • News
  • Cronaca
  • Arte & Spettacolo
  • Musica
  • Napolitan by Night
  • Non solo hobby
  • Foto
  • Da Sud a Sud
  • Fratelli d’Italia
  • Fenomeni Virali
Napolitan - Il nuovo modo di leggere Napoli
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Fine vita, svolta per Irene: il Tribunale ordina alla Asl Napoli 3 Sud un dispositivo per l’autosomministrazione con comando oculare

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
15 Ottobre, 2026
in News
0
Fine vita, il Tribunale di Torre Annunziata accoglie il ricorso di una donna con la Sla: “Basta attese”
Share on FacebookShare on Twitter

La donna, 72 anni, è affetta da Sla e ha già ottenuto il riconoscimento dei requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito. Dopo mesi di attese e ostacoli tecnici, il Tribunale di Torre Annunziata dispone la realizzazione di un sistema autonomo sul modello di quello già utilizzato in Toscana. Irene: «Non ho deciso una data, ma voglio essere certa di poter decidere liberamente».

Una scelta che deve poter essere esercitata senza dipendere dai ritardi burocratici, dalla disponibilità di una strumentazione utilizzata da un’altra paziente o dall’incertezza sui tempi della sanità pubblica. È questo il nodo al centro della vicenda di Irene, nome di fantasia scelto per tutelarne la privacy, 72 anni, affetta da sclerosi laterale amiotrofica (Sla), che da mesi attende di poter disporre di un sistema tecnologico adeguato per l’eventuale accesso al suicidio medicalmente assistito.

ADVERTISEMENT

Il 9 ottobre 2026, il Tribunale di Torre Annunziata ha segnato un nuovo passaggio nella vicenda, ordinando all’Asl Napoli 3 Sud di predisporre una propria strumentazione per consentire alla donna di attivare autonomamente il dispositivo attraverso un comando oculare.

Una decisione che punta a superare gli ostacoli tecnici e organizzativi incontrati finora e a garantire che Irene possa scegliere se e quando procedere, senza che la disponibilità materiale del macchinario diventi un limite alla sua autodeterminazione.

La questione, infatti, non riguarda soltanto il riconoscimento formale di un diritto, ma la possibilità concreta di esercitarlo. Per una persona completamente paralizzata, che non può azionare manualmente una pompa infusionale, la tecnologia necessaria all’autosomministrazione rappresenta una condizione essenziale.

La richiesta, il riconoscimento dei requisiti e i ritardi della procedura

La vicenda si inserisce nel percorso giudiziario e sanitario avviato da Irene per accedere al suicidio medicalmente assistito. La donna ha già ottenuto il riconoscimento dei requisiti previsti per accedere alla procedura. Restava, tuttavia, da individuare e rendere concretamente disponibile una soluzione tecnica compatibile con le sue condizioni fisiche.

La progressione della Sla ha determinato una paralisi completa, impedendole di utilizzare le mani per azionare autonomamente il dispositivo necessario. Da qui l’esigenza di individuare un sistema capace di tradurre un comando volontario impartito attraverso gli occhi in un’attivazione della pompa infusionale.

Con l’aiuto della figlia, Irene si è rivolta all’Associazione Luca Coscioni. Nel gennaio 2026, assistita dal collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, ha diffidato l’Asl Napoli 3 Sud, chiedendo di completare con urgenza la procedura, trasmettere la relazione finale e il parere del comitato etico e predisporre gli adempimenti necessari alla sua concreta attuazione.

L’azienda sanitaria aveva comunicato di aver avviato le procedure per individuare una soluzione tecnica idonea. Nonostante le interlocuzioni con gli altri soggetti coinvolti, però, per mesi non sono stati definiti tempi certi per mettere il dispositivo a disposizione della donna.

Secondo la ricostruzione della difesa, sono trascorsi quattordici mesi dalla richiesta di Irene e otto dal riconoscimento dei requisiti senza che la strumentazione necessaria fosse stabilmente disponibile. Nel frattempo, la malattia ha continuato a progredire e anche l’utilizzo del puntatore oculare è diventato più faticoso.

Il precedente toscano: il sistema utilizzato da Libera

La soluzione individuata si basa su una tecnologia già sperimentata in Toscana. Si tratta del sistema utilizzato da Libera, nome di fantasia di una donna di 55 anni completamente paralizzata a causa della sclerosi multipla, che nel marzo 2026 aveva utilizzato un dispositivo integrato per l’autosomministrazione.

Il sistema mette in comunicazione un puntatore oculare con una pompa infusionale attraverso un software sviluppato con il contributo tecnico del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR).

Il puntatore consente di riconoscere i movimenti volontari degli occhi e di tradurli in comandi diretti al sistema. Il software costituisce quindi il collegamento tra l’interfaccia utilizzata dalla persona e il dispositivo medico.

Alla realizzazione della componente tecnologica hanno contribuito gli ingegneri Francesco La Gala ed Emilio Fortunato Campana, rispettivamente coinvolti nello sviluppo software e nella direzione e revisione del progetto.

Per Irene non si tratta, dunque, di inventare una nuova tecnologia o avviare una sperimentazione da zero. L’obiettivo è riprodurre un sistema già esistente, installarlo e adattarlo alle sue specifiche capacità visive e comunicative, verificando che il comando volontario venga riconosciuto correttamente.

La difesa ha quindi sollecitato l’Asl Napoli 3 Sud ad attivare con urgenza le interlocuzioni con l’Azienda Usl Toscana Nord Ovest, presso cui si trovava la strumentazione già utilizzata da Libera, e con i tecnici che avevano contribuito a realizzarla.

La prova del 14 settembre e la necessità di un dispositivo autonomo

Dopo mesi di contatti tra aziende sanitarie, tecnici e legali, il dispositivo toscano è stato trasferito temporaneamente presso l’abitazione di Irene.

Il 14 settembre 2026 la donna ha potuto provarlo, verificando di riuscire a gestire autonomamente la procedura attraverso il puntatore oculare. Un passaggio importante, anche sul piano personale: la prova le ha consentito di verificare il funzionamento del sistema e di sentirsi rassicurata sulla possibilità concreta di esercitare la propria scelta.

La disponibilità della strumentazione, tuttavia, era soltanto temporanea. L’Azienda Usl Toscana Nord Ovest aveva infatti necessità di rientrare in possesso del dispositivo per metterlo a disposizione di altre persone assistite.

Affidare la possibilità di scelta di Irene a un macchinario destinato a essere restituito avrebbe lasciato aperto il problema principale: come garantire continuità e certezza della disponibilità, senza costringere la donna a dipendere dalle esigenze organizzative di un’altra azienda sanitaria.

Da qui la proposta di predisporre un sistema autonomo presso l’Asl Napoli 3 Sud, replicando quello già verificato in Toscana.

Le udienze di settembre e ottobre: la soluzione tecnica prende forma

In vista dell’udienza del 24 settembre, la difesa ha rappresentato al Tribunale la possibilità di realizzare una strumentazione autonoma per l’azienda sanitaria campana.

Il 30 settembre, i quattro ausiliari nominati dal giudice hanno depositato una nota congiunta nella quale sono state indicate le operazioni necessarie. La soluzione prevede l’acquisto della pompa infusionale e degli accessori da parte dell’Asl Napoli 3 Sud, la disponibilità in donazione di un dispositivo di puntamento oculare identico a quello già utilizzato, l’installazione dei programmi necessari e il successivo collaudo.

Il 1° ottobre, nel corso dell’udienza, Irene ha confermato di non voler procedere prima di gennaio 2027. Ha però chiesto che restassero ferme le tutele già ottenute e che il Tribunale continuasse a verificare l’attuazione delle misure necessarie.

Il differimento non rappresenta una rinuncia alla procedura. La donna vuole poter trascorrere ancora del tempo con il marito e la figlia, senza che questa decisione personale si traduca nel rischio di perdere la possibilità di scegliere in futuro.

Le parti hanno quindi condiviso la soluzione tecnica proposta dagli ausiliari, chiedendo al giudice di disciplinarne l’attuazione.

L’ordinanza del 9 ottobre: l’Asl dovrà predisporre il sistema

Con il provvedimento del 9 ottobre, il Tribunale di Torre Annunziata ha ordinato all’Asl Napoli 3 Sud di dotarsi di un proprio sistema per l’autosomministrazione mediante comando oculare.

L’ordinanza dispone che siano completate le attività necessarie a rendere il dispositivo concretamente utilizzabile, attraverso l’installazione e la configurazione dei componenti hardware e software, la calibrazione del puntatore oculare sulle capacità della donna e le prove funzionali indispensabili.

Il giudice ha nominato, ai sensi dell’articolo 68 del codice di procedura civile, gli ingegneri Emilio Fortunato Campana, Francesco La Gala, Filippo Borghi e Giulio Vaccari quali ausiliari, affidando loro il compito di verificare l’integrità della configurazione tecnologica esistente, riattivare e installare il sistema, effettuare le verifiche necessarie e fornire le eventuali istruzioni operative al personale sanitario.

Il provvedimento non richiede la progettazione di un nuovo dispositivo né l’avvio di una nuova sperimentazione. Si tratta di rendere disponibile e funzionante, per Irene, una soluzione tecnologica già esistente e verificata.

L’Asl dovrà inoltre completare e comunicare alla donna, entro tre giorni lavorativi dalla prova funzionale, la relazione conclusiva contenente gli elementi necessari alla procedura, comprese le indicazioni sul farmaco individuato, sul protocollo, sulle modalità di preparazione e autosomministrazione, sulle cautele sanitarie, sulle figure professionali coinvolte e sul piano operativo.

La finalità è trasformare una possibilità riconosciuta sul piano giuridico in una concreta disponibilità, evitando che ulteriori ostacoli tecnici o amministrativi prolunghino l’attesa.

Gli ostacoli amministrativi e il ruolo dei tecnici del CNR

Il percorso verso la realizzazione del sistema è stato rallentato anche da difficoltà amministrative legate agli incarichi dei tecnici coinvolti.

Per gli ingegneri Campana e La Gala, entrambi dipendenti del CNR, sono emersi problemi connessi agli adempimenti interni dell’Ente attraverso la piattaforma informatica SIPER.

Campana aveva informato il Tribunale già il 14 agosto 2026 delle difficoltà incontrate nel completare la procedura, precisando anche di non ricoprire più l’incarico di direttore del dipartimento DIITET indicato nell’ordinanza. Il 17 agosto aveva poi chiesto una proroga per sé e per La Gala, dopo ripetuti tentativi di completare gli adempimenti.

La difesa di Irene aveva sollecitato un intervento urgente, affinché le questioni amministrative non finissero per ritardare ulteriormente l’esecuzione delle disposizioni giudiziarie e, allo stesso tempo, fosse consentito ai tecnici di assumere regolarmente l’incarico.

Il 18 agosto il Tribunale aveva accolto la richiesta di proroga. Una vicenda che evidenzia come, in un percorso tanto delicato, anche procedure interne e adempimenti informatici possano incidere sui tempi di attuazione di una decisione che riguarda direttamente l’autodeterminazione di una persona.

La posizione di Irene: «Non ho deciso una data»

Nel corso dell’ultima udienza, Irene ha ribadito di non aver cambiato idea rispetto alla volontà di accedere al suicidio medicalmente assistito. La prova del puntatore oculare le ha restituito una certezza concreta sulla possibilità di gestire autonomamente la procedura, ma non ha comportato la decisione di procedere immediatamente.

«Io non ho cambiato idea rispetto al fatto di voler morire mediante il suicidio medicalmente assistito. Quando ho provato il puntatore oculare che mi aiuterà a farlo e ho visto che riuscivo tranquillamente a mandare avanti la procedura mi sono sentita rassicurata», ha dichiarato.

E ancora: «A questo punto ho deciso di morire scegliendo liberamente il quando, ma non ho ancora stabilito una data precisa».

La donna ha spiegato di voler trascorrere ancora del tempo con i suoi familiari, in particolare con il marito e la figlia. «Anche se la sofferenza è intollerabile devo resistere perché voglio andarmene sapendo che mia figlia e mio marito stanno bene, perciò ho bisogno di trascorrere ancora altro tempo insieme a loro».

Poi la precisazione che racchiude il significato della battaglia giudiziaria: «Non ho deciso una data ma voglio essere certa di poter decidere liberamente, non perché non potrò più usare il macchinario che ora è disponibile».

Non è quindi la disponibilità immediata del dispositivo a determinare la scelta di Irene, ma la certezza di poterlo utilizzare quando riterrà di farlo. La possibilità di attendere deve rimanere una decisione personale, non una conseguenza imposta dall’incertezza organizzativa.

Il dispositivo toscano e la scadenza di gennaio 2027

La predisposizione di un sistema autonomo in Campania dovrà consentire di restituire la strumentazione toscana, lasciandola disponibile per altre persone che ne abbiano necessità.

Secondo quanto riferito dalla difesa, resta inoltre da precisare la disponibilità del dispositivo toscano oltre gennaio 2027, qualora il sistema campano non sia ancora pronto o non abbia superato positivamente le verifiche funzionali.

La tutela richiesta è chiara: evitare che un ritardo nella realizzazione o nel collaudo del nuovo sistema possa privare Irene della possibilità di esercitare la scelta già riconosciuta.

Il percorso prosegue quindi su due fronti: da una parte, la predisposizione e la verifica della strumentazione autonoma da parte dell’Asl Napoli 3 Sud; dall’altra, la necessità di assicurare una soluzione transitoria che impedisca ulteriori interruzioni nella disponibilità del dispositivo.

Il diritto di scegliere deve essere effettivo

La vicenda di Irene riporta al centro una questione che non può essere ridotta a un confronto astratto sul fine vita. Qui il riconoscimento dei requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito si confronta con un problema concreto: la possibilità per una persona completamente paralizzata di esercitare autonomamente la propria scelta.

Il dispositivo con comando oculare rappresenta una condizione tecnica indispensabile, ma la sua disponibilità è rimasta per mesi legata a interlocuzioni tra enti, adempimenti amministrativi e necessità organizzative. Un’attesa che, in presenza di una patologia progressiva, assume un peso particolare.

L’ordinanza del 9 ottobre interviene proprio su questo punto, imponendo all’azienda sanitaria di predisporre una soluzione autonoma e verificabile. Non stabilisce quando Irene debba morire e non trasforma la disponibilità del macchinario in un obbligo a utilizzarlo. Al contrario, mira a garantire che la donna non sia privata della possibilità di decidere a causa di ostacoli estranei alla sua volontà.

È questa la distinzione essenziale: predisporre il dispositivo significa garantire una possibilità, non imporre una decisione.

Irene vuole poter attendere, restare ancora accanto alla sua famiglia e scegliere personalmente quando, e se, utilizzare la strumentazione. Perché la libertà di decidere non consiste soltanto nel poter dire sì o no, ma anche nel non essere costretti a rinunciare a una scelta per mancanza degli strumenti necessari.

«Non ho deciso una data ma voglio essere certa di poter decidere liberamente». È questo, oggi, il punto centrale della battaglia di Irene.

Tags: Associazione Luca Coscionifine vitaslasuicidio medicalmente assistito
ADVERTISEMENT
Prec.

Come si organizza il trasferimento di un paziente da un ospedale a un altro fuori regione? 

Succ.

Ora solare 2026, consumi energetici in aumento del 24,1%: come difendersi dal caro bollette

Può interessarti

Questura di Napoli, arriva Fausto Lamparelli
In evidenza

Fausto Lamparelli si insedia come questore di Napoli. Le priorità tra camorra, sicurezza e violenza sulle donne

16 Ottobre, 2026
News

Ora solare 2026, consumi energetici in aumento del 24,1%: come difendersi dal caro bollette

15 Ottobre, 2026
Il terremoto fa paura.
In evidenza

Campi Flegrei, via libera al decreto: un miliardo in dieci anni e Roberto Fico commissario straordinario

14 Ottobre, 2026
Omicidio Angelo Vassallo, Costa annuncia una bicamerale nel 2027: «La politica deve dare risposte»
News

Omicidio Angelo Vassallo, Costa annuncia una bicamerale nel 2027: «La politica deve dare risposte»

14 Ottobre, 2026
Vomero, il branco che ha aggredito un padre e il pregiudizio di una violenza che arriva sempre da lontano
In evidenza

Vomero, il branco che ha aggredito un padre e il pregiudizio di una violenza che arriva sempre da lontano

13 Ottobre, 2026
Napoli, il sottosuolo più fragile d’Italia: l’allarme dell’ISPRA
News

Napoli, il sottosuolo più fragile d’Italia: l’allarme dell’ISPRA

13 Ottobre, 2026
Succ.

Ora solare 2026, consumi energetici in aumento del 24,1%: come difendersi dal caro bollette

Ultimi Articoli

Fausto Lamparelli si insedia come questore di Napoli. Le priorità tra camorra, sicurezza e violenza sulle donne

Napoli, controlli ad Alto Impatto tra Barra, Ponticelli e San Giovanni: droga, pistola e munizioni sequestrate

di Redazione Napolitan
16 Ottobre, 2026
0

Dalle sostanze stupefacenti nascoste nelle abitazioni alle munizioni occultate tra i medicinali, fino a una pistola trovata nel vano ascensore...

Questura di Napoli, arriva Fausto Lamparelli

Fausto Lamparelli si insedia come questore di Napoli. Le priorità tra camorra, sicurezza e violenza sulle donne

di Redazione Napolitan
16 Ottobre, 2026
0

Nato a Benevento, 63 anni, in Polizia dal 1990, Lamparelli arriva a Napoli dopo aver guidato la Questura di Firenze,...

Pagamenti senza contanti, la Campania guida la classifica italiana del Buy Now Pay Later 

Pagamenti senza contanti, la Campania guida la classifica italiana del Buy Now Pay Later 

di Redazione Napolitan
16 Ottobre, 2026
0

Se c'è una regione che sta riscrivendo il modo in cui gli italiani pagano, è la Campania. Non per la...

Maradona annuncia l’arrivo sulla panchina dei Dorados, la stampa i scaglia contro di lui: “si curi”

Processo morte Maradona, l’avvocato delle figlie: «È stato assassinato a sangue freddo»

di Redazione Napolitan
15 Ottobre, 2026
0

«Diego è stato assassinato a sangue freddo». È l'accusa pronunciata dall'avvocato Fernando Burlando, legale di Dalma e Gianinna Maradona, nell'arringa conclusiva delle parti civili al processo sulla morte di Diego Armando Maradona, in corso a San Isidro, nell'area metropolitana di Buenos Aires. Il legale ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale dell'ex fuoriclasse argentino, accusato insieme ad altri professionisti sanitari di responsabilità nella gestione delle sue condizioni di salute durante il ricovero domiciliare che precedette la morte, avvenuta il 25 novembre 2020. L'intervento di Burlando, durato oltre tre ore, ha segnato una delle fasi più intense della conclusione delle arringhe delle parti civili. L'avvocato ha sostenuto che le prove emerse nel dibattimento confermerebbero la tesi secondo cui la morte del campione avrebbe potuto essere evitata. Si tratta della posizione accusatoria della parte civile: le responsabilità penali degli imputati devono essere accertate dal tribunale.  Le richieste di condanna: nel mirino l'intero staff sanitario Nel corso dell'arringa, l'avvocato Fernando Burlando ha chiesto 15 anni di carcere per il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale di Maradona, e 12 anni per Nancy Forlini, coordinatrice dell'assistenza sanitaria domiciliare. Per la psichiatra Agustina Cosachov la richiesta è di 10 anni, mentre per lo psicologo Carlos Díaz il legale ha invocato una pena di cinque anni. Infine, ha chiesto quattro anni di reclusione ciascuno per l'infermiere Ricardo Almirón e per Mariano Perroni, responsabile degli infermieri. Le contestazioni comprendono, secondo le posizioni accusatorie, l'omicidio semplice con dolo eventuale per alcuni imputati e l'omicidio colposo per altri. Per il medico clinico Pedro Di Spagna, invece, Burlando ha chiesto l'assoluzione, in linea con la posizione già espressa dalla pubblica accusa.  Le richieste formulate dalla parte civile non sono condanne già pronunciate: spetterà ai giudici valutare le prove e accertare le eventuali responsabilità penali dei singoli imputati. La distinzione giuridica è importante. Il dolo eventuale presuppone, in termini generali, che una persona si rappresenti la possibilità che la propria condotta provochi un evento mortale e ne accetti il rischio. La colpa, invece, riguarda una condotta negligente, imprudente o imperita, senza quella forma di accettazione del rischio. Le pene richieste da Burlando sono quelle invocate dalla parte civile e non costituiscono condanne già pronunciate. Anche la qualificazione giuridica dei fatti resta sottoposta alla valutazione dei giudici. «Il suo corpo chiedeva aiuto»: le accuse sulle cure domiciliari Al centro della requisitoria c'è la gestione delle condizioni cliniche di Maradona nelle settimane precedenti la morte. Il campione era stato sottoposto a un intervento chirurgico per un ematoma subdurale e, successivamente, era stato trasferito in un'abitazione privata per proseguire la convalescenza. Secondo la ricostruzione sostenuta dall'accusa e dalle parti civili, durante l'assistenza domiciliare sarebbero stati trascurati segnali e sintomi che avrebbero richiesto un controllo medico più rigoroso e, potenzialmente, un nuovo ricovero ospedaliero. Burlando ha attaccato duramente le condizioni dell'abitazione nella quale Maradona trascorse gli ultimi giorni, sostenendo che fosse inadeguata a garantire un'assistenza proporzionata alla fragilità del paziente. «Il corpo di Diego chiedeva aiuto, ma l'indifferenza è stata brutale», ha dichiarato il legale. Ha inoltre sostenuto che Maradona fosse arrivato vivo in quella casa e che i professionisti incaricati di seguirlo avessero ignorato segnali clinici che avrebbero dovuto destare preoccupazione.  La tesi delle parti civili è che non si sia trattato soltanto di una successione di errori nell'assistenza, ma di condotte e omissioni che avrebbero contribuito alla morte dell'ex calciatore. Sarà il tribunale a stabilire se le prove raccolte consentano di attribuire ai singoli imputati le responsabilità contestate. La morte del Pibe de Oro e il processo a San Isidro Diego Armando Maradona è morto il 25 novembre 2020, a 60 anni, mentre si trovava in convalescenza dopo l'intervento neurochirurgico. La morte, attribuita a un edema polmonare acuto associato a un'insufficienza cardiaca, ha dato origine a un'indagine sulle modalità dell'assistenza ricevuta negli ultimi giorni. Il processo mira a chiarire se i professionisti che avevano in cura l'ex campione abbiano agito correttamente e se eventuali negligenze abbiano avuto un ruolo determinante nel decesso. Il procedimento in corso a San Isidro è il secondo tentativo processuale dopo che il primo processo era stato annullato nel 2025 a seguito dello scandalo legato alla partecipazione di una giudice a un progetto documentaristico sul caso, circostanza che aveva compromesso la regolarità del dibattimento. Nelle settimane precedenti alle arringhe delle parti civili, anche la pubblica accusa aveva chiesto pene detentive per diversi componenti dello staff sanitario, pur con richieste differenti rispetto a quelle formulate da Burlando.  Un processo che cerca di stabilire chi avrebbe potuto salvarlo...

Facebook Twitter Youtube
  • Redazione
  • Contatti
  • Privacy and Cookie Policy
  • AD
Napolitan è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Nola n.° 9 del 23/12/2014. Iscrizione al Registro degli Operatori per la Comunicazione n. 24695

© 2022 Napolitan.it | Tutti i diritti riservati

Bentornato!

Accedi al tuo account

Hai dimenticato la password?

Recupera la tua password

Inserisci il tuo nome utente o email per recuperare la password

Accedi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • News
  • Cronaca
  • Arte & Spettacolo
  • Musica
  • Napolitan by Night
  • Non solo hobby
  • Foto
  • Da Sud a Sud
  • Fratelli d’Italia
  • Fenomeni Virali

© 2022 Napolitan.it | Tutti i diritti riservati

Vuoi sbloccare questo post?
Contenuti da sbloccare rimanenti. : 0
Sei sicuro che vuoi cancellare questo abbonamento?