Il progetto BGSC Inside – Il Gioco Oltre le Mura porta il gioco da tavolo nell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida. Una ludoteca con 19 titoli e 121 copie per lavorare su regole, confronto, comunicazione e capacità di prendere decisioni.
A Nisida c’è un nuovo spazio in cui si può perdere, vincere, discutere, cambiare strategia e ricominciare.
È un tavolo da gioco.
Da oggi, 29 settembre, l’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida dispone infatti di una ludoteca permanente, nata dal progetto BGSC Inside – Il Gioco Oltre le Mura, ideato da Board Game Social Club insieme a Giochi Uniti e realizzato con il contributo dell’Associazione Educatori Ludici.
Non un appuntamento occasionale, ma uno spazio destinato a rimanere all’interno dell’Istituto e a diventare parte delle attività rivolte ai ragazzi.
Non soltanto giochi, ma un percorso
La ludoteca comprende 19 titoli, per un totale di 121 copie, scelti e organizzati secondo un livello progressivo di complessità.
Si parte da giochi più immediati, con regole semplici e partite brevi, per arrivare gradualmente a titoli che richiedono maggiore attenzione, pianificazione, gestione delle risorse e capacità di negoziazione.
Tra i giochi utilizzati nelle prime fasi ci sono Arbolito, Abluxxen, Dubito, Solo, Activity, Plagio, Sipario, Virtus! e Nacho Party. Il percorso arriva poi a Carcassonne e a Catan, individuati come passaggi verso sistemi di gioco più articolati. La dotazione comprende inoltre anche libri-gioco delle serie DestinyQuest e Legendary Kingdoms.
La scelta non è casuale.
L’obiettivo è permettere ai ragazzi di avvicinarsi gradualmente a un’attività che mette insieme regole, decisioni, confronto e relazione.
Da 12 ragazzi a due partite di Catan
Il progetto era iniziato prima dell’inaugurazione.
Il 25 agosto, 12 ragazzi avevano partecipato al primo incontro con gli operatori di Board Game Social Club. Si era partiti da giochi semplici, anche per comprendere le dinamiche del gruppo e individuare le attività più adatte al contesto.
In quella prima giornata alcuni ragazzi che inizialmente ritenevano di non essere capaci di giocare si sono avvicinati al tavolo. Due ragazzi stranieri hanno partecipato nonostante la barriera linguistica e un gruppo ha chiesto spontaneamente di provare qualcosa di più complesso, arrivando a Carcassonne.
L’8 settembre è arrivato il passaggio successivo, sei ragazzi hanno giocato a Catan, divisi su due tavoli.
Entrambe le partite sono arrivate fino alla fine, ma il segnale più significativo è arrivato dopo.
Un educatore dell’Istituto ha preso autonomamente una copia di Catan e ha organizzato una partita con altri ragazzi, senza la presenza degli operatori del progetto.
È proprio questo uno degli obiettivi di BGSC Inside: non creare un’attività che funzioni soltanto quando arrivano gli esperti, ma lasciare uno spazio, dei giochi e competenze che possano continuare a essere utilizzati autonomamente.
Il gioco come palestra di relazione
In un istituto penale minorile il gioco da tavolo può diventare anche uno strumento educativo.
Sedersi allo stesso tavolo significa accettare regole condivise, rispettare il proprio turno, ascoltare gli altri, comunicare, negoziare e prendere decisioni e significa anche imparare a perdere.
Non è un aspetto secondario: la partita mette i ragazzi davanti a un risultato che non sempre coincide con quello desiderato e obbliga a gestire frustrazione, errore e sconfitta.
Per Eleonora Ascione, dirigente di Polizia Penitenziaria e comandante del reparto dell’IPM, il gioco rappresenta proprio per questo «uno strumento pedagogico di eccellenza», capace di lavorare su rispetto delle regole, cooperazione, attenzione e strategia.
«Per raggiungere gli obiettivi del gioco è stato necessario collaborare, negoziare, pianificare e comunicare – sottolinea Ascione – competenze cruciali in vista del futuro reinserimento sociale e lavorativo».
«Il gioco da tavolo è un bene culturale»
Per Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti, l’iniziativa di Nisida nasce anche dalla convinzione che il gioco da tavolo debba essere considerato una forma di cultura accessibile a tutti.
«Lo scorso anno avevamo portato il gioco da tavolo nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere – ricorda – e quell’esperienza ci ha convinti che il gioco da tavolo moderno sia un bene culturale a tutti gli effetti e che, come tale, debba arrivare anche nei luoghi dove l’accesso alla cultura è più difficile».
La scelta di Nisida assume quindi anche una dimensione territoriale.
Per un editore napoletano, portare il progetto all’interno dell’IPM significa mettere a disposizione dei ragazzi uno strumento culturale e, contemporaneamente, investire sul territorio.
«Nisida non è un punto di arrivo»
Il progetto è stato ideato e coordinato da Board Game Social Club, community dedicata al gioco da tavolo moderno, con il contributo dell’Associazione Educatori Ludici e di Gabriele Mari, formatore ed educatore ludico, che ha contribuito alla preparazione dei facilitatori.
Per Luca Petrucci, amministratore di Board Game Social Club, il valore dell’esperienza è già emerso nei primi incontri.
«A Nisida abbiamo visto concretamente fin dove può arrivare il gioco: ragazzi che si sono avvicinati al gioco da tavolo moderno e che, incontro dopo incontro, sono arrivati ad affrontare e portare a termine anche giochi strategici di media difficoltà».
L’obiettivo, però, va oltre la singola esperienza.
«Per noi Nisida non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza: vogliamo trasformare questa esperienza in un modello di ludoteca permanente e replicabile, capace di portare il valore sociale del gioco da tavolo anche in altri contesti».
Una partita che continua oltre il tavolo
Alla cerimonia di inaugurazione hanno preso parte rappresentanti dell’Istituto e delle istituzioni della giustizia minorile e del Comune di Napoli, tra cui Anna Di Vaio, referente per la Giustizia riparativa del Comune di Napoli; Chiara Marciani, assessora alle Politiche giovanili e al Lavoro; Patrizia Imperato, procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli; Paola Brunese, presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli, e Samuele Ciambriello, garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.
La ludoteca resterà a disposizione dell’Istituto e il progetto proseguirà nel corso dell’anno con nuove presentazioni, playtest e attività dedicate.










