Casco bianco sul volto e una pistola, poi rivelatasi giocattolo, puntata contro la farmacista. L’uomo fugge con circa 400 euro, ma la donna lo insegue e riesce ad annotare la targa dello scooter. I tatuaggi ripresi dalle telecamere permettono ai Carabinieri di identificarlo
Un casco bianco calato sul volto, una pistola puntata contro chi si trovava dietro il bancone e pochi secondi per arraffare l’incasso.
È la sequenza della rapina messa a segno venerdì 25 settembre, poco dopo le 17, all’interno di una farmacia nel quartiere Barra, a Napoli. Un’azione rapida, studiata per sfruttare l’effetto sorpresa e la minaccia di un’arma che, seppure giocattolo, appariva indistinguibile da una pistola vera.
A fare la differenza, però, è stato un elemento che il rapinatore non aveva evidentemente previsto: la reazione della farmacista.
Dopo aver assistito alla rapina, la donna non si è limitata a chiamare i soccorsi. Ha seguito il rapinatore mentre si allontanava a bordo di uno scooter Honda SH nero ed è riuscita ad annotare per intero la targa.
Un dettaglio che ha fornito ai Carabinieri una traccia concreta dalla quale partire.
La rapina e la fuga
La segnalazione è arrivata alla Centrale Operativa poco dopo le 17. I militari sono intervenuti nella farmacia e hanno raccolto la testimonianza della vittima.
Secondo quanto ricostruito, il rapinatore aveva il volto coperto da un casco semi-integrale bianco. Ha puntato l’arma contro l’addetto alle vendite e ha intimato di consegnare l’incasso, poi ha scavalcato il bancone e ha preso dalla cassa circa 400 euro, prima di fuggire.
La pistola utilizzata durante la rapina si è rivelata successivamente un’arma giocattolo, ma al momento dell’aggressione la sua apparenza non consentiva alla vittima di distinguere l’oggetto da una pistola vera.
È in questo momento che entra in gioco la farmacista, mentre il rapinatore si allontanava, la donna lo ha seguito fin sulla strada, riuscendo a leggere e memorizzare la targa dello scooter.
Un comportamento che, secondo la ricostruzione investigativa, si è rivelato determinante per dare un nome all’uomo.
Il volto coperto, ma i tatuaggi no
I Carabinieri hanno acquisito le immagini dell’impianto di videosorveglianza della farmacia.
Le telecamere hanno restituito alcuni particolari rimasti visibili nonostante il casco: una scritta in caratteri cinesi tatuata sul lato sinistro del collo e diversi tatuaggi sul dorso della mano destra, proprio quella utilizzata per impugnare la pistola.
Un identikit costruito non soltanto sul volto, dunque, ma soprattutto su quei segni distintivi rimasti scoperti.
Gli investigatori hanno incrociato la targa dello scooter con i dati disponibili, risalendo alla proprietaria del mezzo: una giovane donna che, secondo quanto emerso dagli accertamenti, conviveva con il 46enne.
Anche i contenuti pubblici del profilo TikTok della donna avrebbero fornito ulteriori elementi agli investigatori. Nelle fotografie di coppia sono stati individuati tatuaggi compatibili con quelli immortalati dalle telecamere.
Il successivo confronto con il fotosegnalamento presente negli archivi ha consentito ai Carabinieri di identificare il presunto autore della rapina.
La ricerca nella notte
A quel punto sono iniziate le ricerche dell’uomo.
I militari hanno raggiunto la sua abitazione e quelle dei familiari e della compagna, senza però trovarlo.
Nel frattempo, la donna è stata rintracciata e accompagnata in caserma per chiarire la propria posizione. Durante la permanenza negli uffici avrebbe ricevuto alcune telefonate dal compagno, effettuate mentre il cellulare era in vivavoce davanti ai militari.
L’uomo avrebbe manifestato preoccupazione per le conseguenze che la sua fuga avrebbe potuto avere sulla compagna.
La costituzione
Nella mattinata successiva, il 46enne si è presentato spontaneamente negli uffici dei Carabinieri.
Ai militari avrebbe raccontato di aver utilizzato lo scooter della compagna senza informarla e di essersi disfatto durante la fuga del casco, della giacca, degli occhiali e della pistola giocattolo utilizzata durante la rapina.
La sua costituzione, tuttavia, non cambia la natura dei fatti contestati: l’uomo è stato sottoposto a fermo per rapina aggravata.
Il pubblico ministero di turno della Procura di Napoli, informato dell’operazione, ha disposto il trasferimento del 46enne in carcere, in attesa dell’udienza di convalida.
La parte che non va dimenticata
In questa storia, prima ancora del tatuaggio che ha tradito il rapinatore e delle immagini che hanno permesso agli investigatori di identificarlo, c’è un gesto che merita di essere raccontato.
Quello della farmacista.
Davanti a una persona con il volto coperto e una pistola puntata contro, non ha avuto la possibilità di sapere che quell’arma fosse finta. Ha vissuto una minaccia reale e, nonostante la paura, è riuscita a mantenere la lucidità necessaria per osservare, seguire a distanza il fuggitivo e soprattutto annotare la targa dello scooter.
È stato quel particolare a consegnare agli investigatori una prima traccia concreta.
Il resto lo hanno fatto le immagini, i tatuaggi, gli accertamenti e il lavoro dei Carabinieri.
E la vicenda della compagna del 46enne va letta per quello che è: un elemento della ricostruzione investigativa, non il finale romantico di una storia criminale.
La rapina resta una rapina. La minaccia resta una minaccia. E dietro quel casco bianco, per chi si è trovato davanti una pistola apparentemente vera, la paura era reale.











