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Denise Cosco, la zia mostra per la prima volta il suo volto: la Procura indaga sulla morte della figlia di Lea Garofalo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
12 Settembre, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Denise Cosco, la zia mostra per la prima volta il suo volto: la Procura indaga sulla morte della figlia di Lea Garofalo
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Per anni il volto di Denise Cosco è rimasto nascosto. Un’identità da proteggere, una vita vissuta lontano dagli occhi degli altri. Ora, dopo la sua morte a 35 anni, la zia Marisa ha deciso di pubblicare una sua fotografia da adulta. Intanto la Procura di Velletri continua a indagare per istigazione al suicidio e cerca di ricostruire le ultime ore della figlia di Lea Garofalo.

Per diciassette anni Denise Cosco ha vissuto dentro una vita che non poteva essere raccontata.

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Un nome da proteggere, una città da non rivelare, un passato da nascondere.

Era la figlia di Lea Garofalo, la donna che aveva scelto di rompere con la ‘ndrangheta e di collaborare con la giustizia, pagando quella scelta con la vita.

Denise aveva seguito la madre dentro il programma di protezione. Poi, nel 2011, aveva fatto un’altra scelta difficilissima: testimoniare contro suo padre Carlo Cosco nel processo per l’omicidio di Lea.

Oggi quella bambina diventata una donna non c’è più.

Denise è morta a 35 anni, dopo essere stata soccorsa e ricoverata in ospedale a seguito di una caduta dalla sua abitazione di Ariccia, dove viveva con il compagno e il figlio piccolo. Aveva la stessa età che aveva sua madre quando venne assassinata nel 2009.

La foto che rompe un altro silenzio

A poche ore dai nuovi sviluppi dell’inchiesta, la zia Marisa ha scelto di mostrare per la prima volta pubblicamente il volto adulto di Denise.

Una fotografia che restituisce l’immagine di una donna, non più quella della ragazzina conosciuta durante il processo per l’omicidio della madre.

La zia ha accompagnato lo scatto con parole cariche di dolore, spiegando di poter finalmente mostrare «il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi».

È un gesto che assume un significato particolare.

Perché Denise per gran parte della sua vita non aveva potuto essere semplicemente Denise.

Era la figlia di Lea Garofalo, la testimone chiamata a parlare contro suo padre, una persona protetta dallo Stato, una donna costretta a vivere con un’identità nascosta.

Adesso, per la prima volta, il suo volto può essere mostrato senza doverlo nascondere.

L’inchiesta della Procura di Velletri

Parallelamente al dolore della famiglia, proseguono gli accertamenti sulla morte.

La Procura di Velletri, coordinata dal procuratore Carlo Villani, procede al momento per istigazione al suicidio contro ignoti.

Gli investigatori vogliono ricostruire nel dettaglio le ultime ore di Denise e verificare ogni elemento utile a chiarire cosa sia accaduto.

È stata eseguita l’autopsia.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati hanno effettuato un sopralluogo nell’abitazione di Ariccia e hanno acquisito il cellulare di Denise, che sarà sottoposto ad analisi per ricostruire gli ultimi contatti e le comunicazioni della donna.

È stato inoltre ascoltato il compagno, che si trovava nell’abitazione al momento della tragedia. La sua testimonianza viene considerata utile per ricostruire le ultime ore di vita di Denise.

Non ci sono, al momento, responsabilità attribuite a qualcuno.

L’indagine è aperta e sarà la magistratura a stabilire se esistano elementi che possano spiegare la morte di Denise oltre la prima ricostruzione dei fatti.

Una vita segnata dalla storia della madre

Per comprendere la vicenda di Denise bisogna però tornare indietro.

Nel 2009 Lea Garofalo venne uccisa dopo aver scelto di collaborare con la giustizia. Denise, allora adolescente, si trovò al centro di una delle storie più drammatiche della lotta alla criminalità organizzata.

Nel 2011, a soli 19 anni, testimoniò nel processo contro il padre.

Una scelta che lei stessa aveva definito una «scelta di libertà interiore».

Denise rimase nel programma di protezione fino al 2018. In seguito cercò di costruire una vita propria, lontano dal passato, ad Ariccia, dove viveva con il compagno e il figlio, ma uscire dalla protezione non significa necessariamente uscire dalla storia che l’ha resa necessaria.

La morte di Denise ha riaperto infatti anche una discussione più ampia sulle conseguenze che una vita trascorsa sotto protezione può lasciare sui figli dei testimoni di giustizia: gli anni dei trasferimenti, dell’isolamento, delle identità cambiate, dei rapporti familiari spezzati e della necessità di vivere nascondendo una parte della propria storia.

Due donne, la stessa età

C’è una coincidenza che rende questa storia ancora più difficile da raccontare.

Lea Garofalo aveva 35 anni quando venne assassinata. Anche Denise aveva 35 anni quando è morta.

Madre e figlia hanno attraversato la loro tragedia in modi diversi, ma entrambe sono state segnate dalla stessa storia criminale e dalla scelta di non piegarsi completamente ad essa.

Ora gli investigatori devono ricostruire cosa sia accaduto negli ultimi giorni della vita di Denise e la fotografia pubblicata dalla zia aggiunge un’immagine nuova a una storia che per troppo tempo era stata raccontata attraverso il volto di sua madre.

Per la prima volta vediamo Denise adulta, non la figlia di Lea, non la testimone, non la ragazza protetta, ma semplicemente Denise. Una donna di 35 anni che, dopo avere trascorso gran parte della vita nascondendo il proprio volto, oggi può essere guardata negli occhi.

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