«Se scrivi ancora ti scanniamo i figli e il cane». È la frase contenuta nella lettera recapitata alla sindaca di Gioia Tauro Simona Scarcella. Lunedì 14 settembre annuncia che si incatenerà al Comune e inizierà lo sciopero della fame per chiedere protezione per la sua famiglia.
A Gioia Tauro la sindaca Simona Scarcella ha deciso di rispondere con una protesta estrema alle minacce ricevute ed estese anche ai suoi figli: da lunedì 14 settembre si incatenerà al Comune e inizierà lo sciopero della fame, fino a quando, ha annunciato, non arriverà una risposta dalle istituzioni.
La decisione arriva dopo due episodi intimidatori che, secondo quanto ricostruito dalla stessa prima cittadina, si sono verificati nell’arco di otto mesi.
Il primo risale al 18 dicembre scorso. Nella cassetta della posta della sua abitazione venne recapitata una busta contenente un biglietto di auguri natalizi e sette proiettili, quattro dei quali di Kalashnikov.
Poi, lo scorso 25 agosto, una nuova lettera. Questa volta il bersaglio indicato non sarebbe stato soltanto Scarcella, ma i suoi figli. Una minaccia esplicita, accompagnata dal riferimento al cane della famiglia. L’episodio è stato denunciato ai carabinieri.
«La grave intimidazione, contenente una minaccia di morte rivolta ai miei figli, rappresenta motivo di grande preoccupazione personale e allo stesso tempo di destabilizzazione della serenità di un’intera comunità», aveva dichiarato Scarcella dopo la ricezione della lettera.
La sindaca sostiene di avere chiesto interventi e misure di tutela senza ottenere, a suo dire, risposte sufficienti.
«Abbiamo scritto, insieme alla mia giunta, al Viminale e alla Commissione nazionale antimafia, e non ci hanno risposto», ha detto all’ANSA. Scarcella riferisce inoltre di avere inviato il 26 agosto una Pec alla Prefettura di Reggio Calabria, senza ricevere risposta.
Al centro della sua protesta c’è soprattutto la sicurezza dei figli.
«Considerato che hanno toccato i miei figli io vado avanti, perché su questa cosa pretendo giustizia», ha affermato la sindaca, chiedendo almeno una pattuglia davanti alla propria abitazione. Ha spiegato inoltre che il figlio minore è diabetico e che, prima delle minacce, usciva abitualmente con il fratello e il cane. Da circa due settimane, racconta Scarcella, i ragazzi sarebbero invece costretti a rimanere in casa.
Una situazione che la prima cittadina considera inaccettabile.
«È possibile che i miei figli, due ragazzi che non c’entrano niente, debbano subire tutto questo?», ha detto, sostenendo di essere incensurata e di non avere ricevuto contestazioni personali. La vicenda si intreccia, inoltre, con il lavoro della Commissione d’accesso che, secondo quanto riferito dalla stessa sindaca, è ancora in corso.
Scarcella ha poi rivolto un appello diretto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Mi incateno qui e faccio lo sciopero della fame finché il ministro Piantedosi non viene a Gioia Tauro».
La protesta dovrebbe dunque cominciare lunedì 14 settembre, davanti al Comune.
Non è la prima volta che Gioia Tauro si trova al centro di vicende legate alla pressione della criminalità e alle intimidazioni contro chi ricopre ruoli pubblici. Il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose in tre occasioni, nel 1991, nel 2008 e nel 2017.
Ma questa volta la vicenda assume un peso diverso: perché nella minaccia, secondo quanto denunciato dalla sindaca, sono stati trascinati due ragazzi che non ricoprono alcun incarico pubblico.
Ed è proprio questo il punto sul quale Scarcella ha deciso di alzare il livello dello scontro istituzionale.
Una madre che chiede allo Stato di proteggere i propri figli. Una sindaca che dice di non voler arretrare e soprattutto una città da troppo tempo in balia di logiche mafiose.











