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Domenico Caliendo, la superperizia: “Con il cuore artificiale avrebbe potuto salvarsi”

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
11 Settembre, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Domenico Caliendo, la superperizia: “Con il cuore artificiale avrebbe potuto salvarsi”
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Il piccolo Domenico Caliendo morì il 21 febbraio 2026, dopo il fallimento del trapianto di cuore eseguito al Monaldi il 23 dicembre 2025. La relazione dei periti del Gip riapre il nodo del Berlin Heart: secondo l’accertamento, avrebbe potuto consentire al bambino di arrivare a un secondo trapianto. L’avvocato della famiglia: “La Procura valuti l’omicidio volontario”.

C’è un passaggio nella superperizia sulla morte di Domenico Caliendo che potrebbe cambiare il peso dell’inchiesta.

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Non riguarda soltanto ciò che accadde durante quel trapianto di cuore che non funzionò, ma soprattutto ciò che sarebbe potuto accadere dopo.

Secondo i tre esperti nominati dal Gip di Napoli, se Domenico fosse stato collegato entro 72 ore al Berlin Heart, il dispositivo di assistenza cardiaca extracorporea, avrebbe potuto essere mantenuto in condizioni tali da diventare nuovamente candidabile a un trapianto.

E, secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia, la perizia indica una probabilità di sopravvivenza a medio e lungo termine superiore al 70% in caso di ritrapianto.

Sono conclusioni che ora dovranno essere discusse nell’incidente probatorio, ma che aggiungono un elemento decisivo alla vicenda giudiziaria.

Il Berlin Heart e la possibilità di un secondo trapianto

Domenico, bambino di quasi due anni e mezzo, era stato sottoposto a un trapianto di cuore al Monaldi di Napoli il 23 dicembre 2025.

Il trapianto, però, fallì, perchè gli fu trapiantato un cuore bruciato con il ghiaccio secco durante il trasporto e il piccolo venne mantenuto in vita attraverso l’ECMO.

La domanda alla quale il Gip aveva chiesto ai periti di rispondere era anche questa: perché non venne utilizzato il Berlin Heart e quali conseguenze ebbe quella scelta sulle possibilità di sopravvivenza del bambino?

La relazione, composta da circa 600 pagine, è stata depositata dopo l’esame della vicenda clinica e delle decisioni adottate nelle diverse fasi del ricovero. I tre periti sono Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini.

Secondo quanto riportato da ANSA, nella relazione viene spiegato che il VAD Berlin Heart Excor, utilizzato come supporto circolatorio di lunga durata, avrebbe potuto preservare o ristabilire la funzionalità degli organi, permettendo così di mantenere il bambino potenzialmente candidabile a un nuovo trapianto per un periodo più lungo rispetto a quello garantito dall’ECMO.

Il cuore disponibile il 17 febbraio

C’è un altro elemento che rende ancora più drammatica la ricostruzione.

Il 17 febbraio 2026, pochi giorni prima della morte di Domenico, si rese disponibile un altro cuore, ma a quel punto, secondo i periti, le condizioni degli organi del bambino erano già compromesse e non consentivano più di procedere con un nuovo trapianto.

La relazione individua nell’utilizzo prolungato dell’ECMO un elemento determinante nel deterioramento delle condizioni di Domenico e afferma che, secondo un criterio di probabilità logica, con il ritrapianto la probabilità di sopravvivenza a medio e lungo termine sarebbe stata significativa.

È questo uno dei punti che ora dovrà essere sottoposto al contraddittorio delle parti.

L’accusa dell’avvocato: “La Procura valuti l’omicidio volontario”

Di fronte alle conclusioni della superperizia, l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, ha chiesto alla Procura di valutare un’ipotesi di reato ancora più grave rispetto a quella attualmente contestata.

“Chiedo che la Procura valuti l’ipotesi di contestare l’omicidio volontario al posto del colposo”, ha dichiarato il legale.

Una richiesta che nasce, secondo Petruzzi, dalla convinzione che la mancata utilizzazione del Berlin Heart abbia privato Domenico della possibilità concreta di arrivare a un secondo trapianto.

Ma è importante precisare: l’omicidio volontario non è una contestazione accertata a carico dei sanitari. Si tratta della richiesta avanzata dal legale della famiglia sulla base della lettura che egli dà degli elementi emersi dalla superperizia. Sarà eventualmente la Procura a valutare gli atti e a determinare quali ipotesi di reato sostenere.

Il nodo del cuore arrivato da Bolzano

La superperizia dovrà essere letta nel suo complesso.

Tra i quesiti affidati agli esperti c’era anche quello relativo al cuore arrivato da Bolzano, utilizzato per il trapianto del 23 dicembre e sul quale sono stati sollevati dubbi relativi alle modalità di conservazione e trasporto.

L’accertamento del Gip ha preso in esame anche le decisioni assunte dai medici dopo il trapianto e durante la permanenza di Domenico in terapia intensiva, quando era collegato all’ECMO.

La vicenda, dunque, non si concentra su un solo momento, ma su una sequenza di decisioni mediche che dovranno essere valutate alla luce delle conoscenze disponibili e delle condizioni cliniche del bambino.

Sette medici indagati

Nel procedimento della Procura di Napoli risultano sette medici indagati per la morte di Domenico.

Parallelamente, il Tribunale del Riesame deve esaminare i ricorsi presentati dai difensori di due cardiochirurghi, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, destinatari di misure interdittive nell’ambito dell’indagine relativa anche alla presunta modifica della documentazione clinica.

Per Oppido è stata disposta un’interdizione di un anno, per Bergonzoni di sette mesi. Nei loro confronti viene ipotizzato il reato di falso nel referto operatorio. Anche in questo caso si tratta di accuse ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

A novembre il confronto sulla superperizia

Il prossimo passaggio sarà particolarmente importante.

Il Gip di Napoli Mariano Sorrentino ha fissato per il 12 e 13 novembre l’esame e il controesame dei periti nell’ambito dell’incidente probatorio.

Saranno quei due giorni a consentire alle parti di confrontarsi sulle conclusioni contenute nella relazione e di mettere alla prova, nel contraddittorio processuale, le ricostruzioni scientifiche formulate dagli esperti.

La morte di Domenico, dunque, non è ancora arrivata al suo punto finale giudiziario.

Ma oggi c’è una domanda che pesa più di tutte le altre: se esisteva una possibilità concreta di mantenere quel bambino in vita abbastanza a lungo da arrivare a un nuovo cuore, perché quella possibilità non è stata percorsa?

La risposta dovrà arrivare dalle carte, dalla scienza e dalla magistratura.

Perché per la famiglia Caliendo non si tratta soltanto di stabilire perché Domenico sia morto.

Si tratta di capire se, in quel reparto, ci fosse ancora qualcosa che si poteva fare per impedirlo.

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