Oggi, giovedì 10 settembre, nell’aula 320 del Tribunale di Napoli la requisitoria della Procura generale nel processo d’appello per l’omicidio della 21enne, vittima innocente della prima faida di Scampia
Trent’anni di carcere. La Procura generale di Napoli ne chiede la conferma per Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, i due imputati condannati in primo grado per il coinvolgimento nell’omicidio di Gelsomina Verde, la 21enne uccisa dalla camorra durante la prima faida di Scampia.
La requisitoria si è svolta oggi, 10 settembre, nell’aula 320 del Tribunale di Napoli, dove è in corso il processo d’appello. La richiesta dell’accusa è dunque quella di confermare integralmente la sentenza emessa nel maggio 2025 dal gup del Tribunale di Napoli, che aveva inflitto a entrambi 30 anni di reclusione.
Gelsomina, una vittima innocente della faida
Gelsomina Verde venne assassinata la sera del 21 novembre 2004, nel pieno della prima faida di Scampia.
Aveva appena 21 anni ed era completamente estranea alle dinamiche criminali che stavano insanguinando Napoli. Il suo nome finì nel mirino del clan Di Lauro per la sua precedente relazione con Gennaro Notturno, esponente degli scissionisti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e dai successivi processi, i killer volevano ottenere da Gelsomina informazioni sull’ex fidanzato. La ragazza, però, non era in grado di fornire quelle informazioni.
Fu sequestrata, torturata e poi uccisa. Il suo corpo venne infine dato alle fiamme all’interno della sua automobile, in una modalità che rese quel delitto uno dei simboli più atroci della violenza della camorra durante la faida di Scampia.
De Lucia e Rinaldi, la condanna a 30 anni
Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, arrestati nel luglio 2023 a quasi 19 anni dal delitto, erano accusati di aver avuto un ruolo nel commando che sequestrò Gelsomina e la condusse nel luogo in cui venne assassinata.
In particolare, secondo l’impianto accusatorio, i due avrebbero avuto il ruolo di autisti, scortando l’utilitaria sulla quale viaggiava la giovane fino a viale Privato Agrelli, tra Secondigliano e Capodichino.
La loro posizione giudiziaria si aggiunse a quella degli altri protagonisti già condannati negli anni precedenti. Ugo De Lucia, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio, era stato condannato all’ergastolo, mentre Pietro Esposito, che aveva avuto un ruolo nell’adescamento della ragazza e successivamente collaborato con la giustizia, era stato condannato a sette anni e quattro mesi.
La sentenza di primo grado
Il 7 maggio 2025 il gup Valentina Giovanniello aveva condannato De Lucia e Rinaldi a 30 anni di carcere ciascuno, accogliendo la richiesta avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia.
Una sentenza arrivata a quasi ventuno anni dall’assassinio di Gelsomina e accolta con dolore dalla famiglia della giovane. In aula quel giorno erano presenti la madre, Anna Lucarelli, e il fratello Francesco Verde.
Il processo aveva riportato al centro anche la figura di Gelsomina, una ragazza che non aveva scelto la guerra dei clan e che proprio per questo è diventata, suo malgrado, una delle vittime innocenti più conosciute della camorra napoletana.
Ventidue anni dopo, la storia giudiziaria non è ancora finita
La richiesta della Procura generale rappresenta un nuovo passaggio nel lungo percorso giudiziario iniziato dopo quella notte del novembre 2004.
Sono trascorsi quasi 22 anni da quando Gelsomina Verde venne trasformata in una vittima della guerra tra clan. Un tempo lunghissimo, durante il quale sono arrivate condanne, assoluzioni, nuove indagini e nuove rivelazioni.










