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Faida di Scampia: le testimonianze-shock dei collaboratori di giustizia

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
3 Ottobre, 2017
in Cronaca, In evidenza
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Faida di Scampia: le testimonianze-shock dei collaboratori di giustizia
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gelsomina-omicidioGelsomina Verde aveva 22 anni quando fu barbaramente uccisa dalla camorra, rea di aver avuto una storia con Gennaro Notturno, un ragazzo che aveva deciso di combattere dalla parte degli “scissionisti” la sanguinosa faida di Scampia interna all’Alleanza di Secondigliano.

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Gelsomina, operaia in una fabbrica di pelletteria e dedita al volontariato nel tempo libero, nulla sapeva di quelle vicende, se non per quell’atmosfera tesa che in quegli anni si respirava a Secondigliano e nell’intera periferia a nord di Napoli.

Attirata in un tranello da Pietro Esposito, oggi collaboratore di giustizia, e consegnata agli uomini di Cosimo Di Lauro, Gelsomina fu torturata per ore: quegli uomini volevano che Gelsomina gli fornisse l’indirizzo di Notturno. Non sapremo mai se quell’indirizzo la giovane davvero non lo sapeva o se, per amore, preferì sacrificare la sua vita e salvare quella di Notturno. Uccisa con tre colpi di pistola alla nuca, dopo ore di torture, il corpo di Gelsomina è stato ritrovato carbonizzato, il 21 novembre del 2004, all’interno della sua auto. Probabilmente, il corpo della giovane venne bruciato per nascondere agli occhi della gente le tracce delle torture che le erano state inferte.

Per l’omicidio di Gelsomina Verde furono condannati in primo grado, nel 2006, Ugo De Lucia, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio, Pietro Esposito, che l’aveva attirata con una trappola, e nel 2008 Cosimo Di Lauro, quale mandante dell’omicidio.

Nel gennaio del 2005, Carmela Attrice, 47 anni, fu uccisa in un agguato a Scampia. Colpita da diversi colpi di arma da fuoco al volto nell’androne del suo palazzo a Scampia, nelle cosiddette “case celesti”, la donna era ancora in pigiama quando il killer l’ha freddata sparandole contro il caricatore della pistola. La circostanza lascerebbe supporre che la vittima conoscesse chi l’ha chiamata in strada al punto di scendere nel portone con i vestiti da casa.
La donna fu uccisa per mettere a segno una vendetta trasversale. Il marito di Carmela Attrice, Michele Barone di 43 anni, è un pregiudicato, detenuto nel carcere di Poggioreale e uno dei loro figli venne indicato dalle forze dell’ordine come “scissionista”.

Secondo gli inquirenti la donna fu uccisa perchè si è rifiutata di rivelare ai killer dove si trova il figlio scarcerato dal Tribunale del Riesame pochi giorni prima e che si era dato alla fuga. Francesco Barone, il figlio di Carmela, viene ritenuto strettamente legato a Gennaro Marino, uno dei capi degli scissionisti, ‘dirigente’ del gruppo nella zona delle Case Celesti, famigerata per lo spaccio di droga.

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Riccio raccontano un’altra verità in relazione agli omicidi di due vittime innocenti della criminalità: l’uomo ha infatti rivelato ai magistrati di essere certo che a commettere l’omicidio di Gelsomina non è stato Ugo De Lucia, già condannato all’ergastolo, ma Antonio Mennetta.

Boss che prendevano a calci la testa decapitata del rivale ucciso, come se fosse un pallone, finti killer che, per tremila euro al mese, si sono accollati omicidi come quelli di Gelsomina Verde e Carmela Attrice, vittime delle faide trasversali della camorra: questi gli inquietanti scenari che emergono dalla testimonianza di Riccio. Rivelazioni che ora sono al vaglio degli inquirenti della Procura della Repubblica partenopea.
I verbali dei nuovi pentiti riscrivono la storia della faida di Scampia e aprono nuovi capitoli su alcuni dei più efferati delitti consumati tra il 2004 e il 2005 nella periferia settentrionale della città. Al vaglio della magistratura anche gli elementi forniti in relazione all’agguato costato la vita ad un’altra donna, Carmela Attrice.
Pasquale Riccio racconta che Antonio Mennetta, uno degli esponenti di spicco del cartello contrapposto al gruppo Di Lauro, sosteneva di avere “un obbligo di riconoscenza verso Ugo De Lucia”, condannato con sentenza definitiva per l’omicidio Verde. «Quando si parlava di lui, Mennetta aggiungeva sempre : “È innocente, e se lo dico io che è innocente…”, si legge nel verbale sottoscritto da Riccio il 18 marzo 2015 davanti al pm Maurizio De Marco.

Aggiunge il pentito: “Quindi noi pensammo che De Lucia avesse coperto la responsabilità di Mennetta, probabilmente nell’omicidio di Gelsomina Verde”. Discorso analogo per l’omicidio Attrice: “Il gruppo di Cesare Pagano e Vincenzo Notturno – sostiene Riccio – diceva che i ragazzi che sono stati condannati erano estranei”.

Su quanto riferito dal collaboratore di giustizia sono adesso in corso le indagini dei magistrati, che dovranno verificare l’attendibilità delle dichiarazioni e trovare i riscontri. Sul delitto di Gelsomina Verde potrebbe fare luce anche un altro pentito, Gennaro Notturno, che nel 2013, in carcere, si è fatto tatuare sull’avambraccio un cuore spezzato con due rose, a suo dire riferito proprio alla ragazza vittima innocente della faida, che era amica d’infanzia del fratello Vincenzo. È ancora Riccio a raccontare un altro macabro episodio riferito all’omicidio di Giulio Ruggiero, ucciso il 21 gennaio 2005: “La vittima fu decapitata, mi sembra con un seghetto”. Due dei presunti esecutori indicati dal pentito avrebbero “giocato a pallone con la testa dello sventurato. Poi se ne vantarono”. Altri affiliati videro la scena. “E qualcuno di loro vomitò“.

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